Viviamo nell’epoca della velocità: la nostra vita, sempre frenetica, assomiglia a una di quelle immagini cinematografiche che mostrano la compravendita delle azioni, quando le banche sembrano trasformarsi improvvisamente in zoo pieni di scimmie urlatrici. L’unico valore che lodiamo è il cambiamento costante: cancellare il passato, guardare costantemente al futuro sembra essere l’unica cosa che importa nel presente. L’arte, che invece vive nel presente e di esso di nutre, cerca di adeguarsi a questa nuova era.

Situazionalismo, futurismo, suprematismo, arte concettuale, surrealismo, fluxus, vorticism, stridentismo, pop art, dadaismo, Dogma 95: per anni l’arte ha modellato la propria forma e i propri mezzi di espressione per veicolare il tempo presente, mantenendo sempre come primo principio l’estetica.

In Manifesto di Julian Rosefeldt Cate Blanchett, unica protagonista del film, rappresenta l’estetica che assume, in base al contesto che la circonda, diverse forme fino a costruire un panorama dei tredici manifesti letterari, artistici e filosofici che hanno segnato il XX secolo. Ciascun personaggio rappresenta un ‘tipo umano’ della società contemporanea che si appropria delle parole dei grandi pensatori per condurre a una riflessione sul ruolo dell’artista nel presente.

Il risultato è un flusso senza fine di parole che intrappolano l’arte rendendola vuota. Ma l’arte vuole essere capita e apprezzata con lo sguardo e così del film, più delle parole, restano vive le immagini.

Manifesto,Julian Rosefeldt, distribuzione I Wonder Pictures. In programma all’Arena Borghesi di Faenza

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