C’era una volta la musica alternativa, Mtv, Il Consorzio Suonatori Indipendenti. Gli anni Novanta, insomma. Il rock parlava italiano e lo faceva bene. Poi sono arrivati gli hipster, l’indie, i like di Internet e alcuni di quei personaggi sono diventati giudici in programmi televisivi. Altri hanno preferito rimanere se stessi, vivere tra le colline e ascoltare il suono della vita lontano dai riflettori. Sto parlando di Mara Redeghieri, ex cantante degli Üstmamò. Dopo l’enorme successo ottenuto dal gruppo elettro che si impose sulle scena alternativa italiana e non solo, ha lasciato la band e ha intrapreso un cammino di ritorno alle origini, al canto popolare. Dopo quindici anni eccola ancora con il suo nuovo disco solista dal titolo Recidiva, per l’etichetta bolognese Lullabit e distribuito da Believe con la produzione di Stefano Melone, già produttore di artisti come Fossati, Mannoia e Cristiano De Andrè. Un lavoro maturo dove le sonorità elettro che avevano caratterizzato gli Üst si sposano alla scrittura matura e intensa di questa incantevole voce italiana a descrivere un mondo fatto di piccole cose, quelle che da sempre coinvolgono gli umani nel loro cammino. Da Strump, invettiva contro il nuovo capitalismo liberista a Uomo nero, sul dramma dei migranti, alternando momenti intimisti e pop elettro contemporaneo, vero marchio di fabbrica dell’artista reggiana.

Dopo 15 anni dallo scioglimento degli Üstmamò, cosa ti ha spinto a registrare un nuovo disco? «È stato un allontanamento dalla scena pop e dal percorso che ho iniziato con Üst per riprendere un mio percorso lontano dai generi e concentrarmi in una sfera che prediliga un lavoro artigianale, lo scrivere canzoni. Per fare questo c’è voluta molta fatica, ripercorrere i passi in solitaria e soprattutto ricreare un gruppo di musicisti affiatato al mio fianco con cui intraprendere questa nuova avventura».

Come è cambiato fare musica oggi? «Fare musica ha delle costanti che non cambiano. Ci sono mondi paralleli tra chi vuole vendere una montagna di dischi e chi fa musica alternativa. Artisti come Vinicio Capossela, per esempio, fanno musica di grande qualità e altri invece seguono solo la commercialità del loro prodotto. Sta vincendo la musica che fa cassetta. E poi è cambiato l’ascolto, oggi si ascoltano le canzoni attraverso mezzi come spotify. Non vorrei sembrare nostalgica ma sono cambiate le modalità di ricerca della musica, come la cerchiamo, come l’incontriamo. L’unica cosa che non cambia è la musica».

Cosa pensi del mondo social che sembra aver invaso la vita di tutti? «In questo momento sono nelle mani dei social. È un nuovo modo di comunicare e al tempo stesso si può rivelare un’arma a doppio taglio se non si ha consapevolezza. All’epoca c’erano canali di diffusione della musica come Mtv che ora sono stati comprati dai grossi network. Mi sento fortunata del tempo che sto vivendo, un tempo di cambiamenti».

Esistono ancora i partigiani? «Sì, esistono. Sono le persone che tutti i giorni provano ad arrivare a casa nostra, tutti quelli che annegano cercando una vita diversa. Sono le persone che siamo tenuti ad accogliere ed aiutare».

Qual è il mondo migliore che canti nel nuovo singolo Augh ? «È il mondo migliore descritto dai grandi capi bianchi e dove i vincenti hanno fatto i soldi e dettato le leggi del potere: gente come Trump e Berlusconi, di cui ancora mi vergogno».

«Voglio, la rivoglio un po’ meglio» è una strofa che parla di te e di Recidiva , il tuo nuovo disco. È questa la Mara di oggi? «Una Mara con più consapevolezza di dove posso arrivare. Con gli Üstmamò ho viaggiato sulle ali della fortuna mentre ora le cose sono cambiate per come ho deciso di affrontarle io».

Cosa conta per te davvero? «Per me contano gli esseri umani e il fatto che capiscano quanto sia essenziale essere una comunità. Abbiamo dei problemi da risolvere, come la salvaguardia e il rispetto della Terra e da soli non ce la possiamo fare. Dobbiamo essere uniti e responsabili personalmente dei nostri doveri».

Cosa ne pensi della nuova scena indie? «Io ascolto di tutto. La canzone italiana, adoro la musica leggera di Mogol, Dalla, De Andrè, il primo Baglioni, insomma. La canzone ben scritta. Mi va bene che ci siano dei ragazzi con la loro voce ma poi mi commuovo con Fiorella Mannoia. Mi manca la scrittura di canzoni, una bella scrittura come quella dei CSI e di Giovanni Lindo Ferretti, di una poetessa come Mariangela Gualtieri. Testi che parlino alle anime, agli umani e non vedo differenza tra un rocker o un poeta, quello che importa è rivolgersi all’essenza che ci contiene».

Sei una donna indipendente. In questi anni hai fondato anche un coro di voci femminili, una ricerca sui canti anarchici e le canzoni popolari dell’Appennino reggiano. Cosa pensi della campagna serrata che si sta facendo contro la violenza sulle donne? «Faccio sinceramente fatica a vedere un periodo della storia nel quale siano stati concessi alle donne gli onori e il riconoscimento doveroso che appartiene loro. Non credo sia scontato quello che facciamo, eppure ancora oggi le donne hanno sulla loro schiena il peso di tutto: dalla casa alla famiglia e lavorano senza mai il respiro di cui avrebbero bisogno. È innanzitutto una questione di rispetto e finché gli esseri umani maschili non vorranno prendersi le loro responsabilità difficilmente le cose cambieranno».

Sarai in tour? «Ne stiamo preparando uno che partirà in autunno mentre al momento abbiamo fatto alcune date che sono andate bene anche se il pubblico è composto da orfani degli Üst. Oggi non è semplice… (ride, ndr) ma la mia grande scommessa sarà convincere tutti che sono una grande cantante!».

di Marco Boccaccini

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