«Oggi, 12 agosto, due suoi parrocchiani celebrano le nozze in Comune rifiutando il matrimonio religioso. Questo gesto di aperto, sprezzante ripudio della religione è motivo di immenso dolore per i sacerdoti e per i fedeli. Il matrimonio cosiddetto civile per due battezzati assolutamente non è matrimonio, ma soltanto l’inizio di uno scandaloso concubinato. […] Pertanto lei, signor Preposto, alla luce della morale cristiana e delle leggi della Chiesa, classificherà i due tra i pubblici concubini e […] considererà a tutti gli effetti il signor Bellandi Mauro come pubblico peccatore e la signorina Nunziati Loriana come pubblica peccatrice. […] Infine, poiché […] i genitori hanno gravemente mancato ai propri doveri di genitori cristiani, permettendo questo passo immensamente peccaminoso e scandaloso, la Signoria Vostra, in occasione della Pasqua, negherà l’acqua santa alla famiglia Bellandi e ai genitori della Nunziati Loriana. La presente sia letta ai fedeli».

Le storie che testiamo qui oggi cominciano sessant’anni fa, precisamente il 25 ottobre 1958. Quel giorno in Corte d’Appello a Firenze viene assolto dall’accusa di diffamazione il vescovo di Prato, monsignor Pietro Fiordelli, autore di questa lettera pubblica che mette all’indice una coppia rea di aver scelto il rito civile. Fiordelli viene assolto non perché non abbia effettivamente diffamato la coppia ma perché i coniugi sono «suoi sudditi, in quanto battezzati» e dunque liberamente denigrabili da parte dell’autorità ecclesiastica.

Sudditi perché battezzati. Cose possibili nell’Italia del ’58. Per lo meno improbabili mezzo secolo più tardi: esattamente 50 anni dopo quella sentenza, il 25 ottobre 2008, l’Unione Atei Agnostici Razionalisti – UAAR per gli amici – organizza, riscuotendo un notevole successo, la prima Giornata nazionale dello Sbattezzo. Un momento di informazione per quanti sentono il battesimo come una cosa non scelta consapevolmente e che dunque preferiscono cancellare con un atto ufficiale. Andrea e Stefano sono due romagnoli che colgono il 25 ottobre giusto per un colpo di spugna con tutti i crismi.

ANDREA

«Si tratta di un procedimento amministrativo semplice. Ho scaricato la modulistica necessaria sul sito uaar.it e ho scritto una raccomandata A/R al parroco di San Pier Damiano in Santa Maria in Nives, la parrocchia di Faenza dove sono stato battezzato. Nella missiva richiedo che venga rettificato il dato in Suo possesso, tramite annotazione sul registro dei battezzati, riconoscendo la mia inequivocabile volontà di non essere più considerato aderente alla confessione religiosa denominata ‘Chiesa cattolica apostolica romana’. Chiedo inoltre che dell’avvenuta annotazione mi sia data conferma per lettera, debitamente sottoscritta».

Quest’ultimo punto è dirimente. «La Chiesa considera che circa il 98% degli italiani siano cattolici in virtù del fatto che il loro nome compare nei registri battesimali. Su un dato così schiacciante fonda anche i rapporti di forza nei confronti dello Stato italiano. Siccome nessuno ha accesso a quei registri, serve un atto ufficiale che certifichi che quel 98% non può più contare sul sottoscritto. Una goccia nel mare, certo, ma il 25 ottobre 2008 sono stati oltre un migliaio gli italiani che hanno scelto di sbattezzarsi». E tanti altri nei 25 ottobre successivi.

A concedere loro quest’opportunità non è stato alcun politico particolarmente coraggioso ma la Legge sulla privacy. «Non si può essere ascritti ad alcun ente o associazione contro la propria volontà. Si ha il diritto di ottenere la cancellazione, la trasformazione o il blocco dei dati trattati in violazione di legge. Per questo a distanza di una settimana il vescovo mi ha risposto prendendo atto della mia richiesta e dicendosi disponibile ad un incontro per illustrarmi le conseguenze pastorali e giuridiche della mia scelta. Non ottenendo da me ulteriori risposte, un mese più tardi mi ha ratificato l’avvenuta annotazione sul registro battesimale».

Le conseguenze pratiche si contano sulle dita di una mano e – in un ipotetico ordine di gravità – corrono dall’impossibilità di essere padrino/madrina ad un battesimo, passando per la privazione delle esequie ecclesiastiche in mancanza di segni di pentimento, su su fino alla scomunica latae sententiae. «Queste sono le ripercussioni giuridiche. Io avevo poco più di cinquant’anni quando mi sono sbattezzato e non posso dire di averne avute altre di ordine sociale, ma certamente è una scelta che un po’ la paghi sempre. Quando io e mia moglie abbiamo deciso di non battezzare nostro figlio diverse persone hanno commentato Ma lui che colpa ne ha… in cui la parte sospesa della frase proseguiva più o meno così …se voi siete degli sciagurati?».

A oggi è impossibile contare quanti siano in Italia quelli che hanno scelto di cancellare questo sacramento dal curriculum vitae. «Sappiamo solo quante persone hanno effettuato il download della modulistica, diverse decine di migliaia. La Chiesa ha capito che è meglio assecondare senza strepiti le richieste piuttosto che rischiare una campagna d’opinione». Certo, esistono ancora kombat-sacerdoti che esecrano o deridono pubblicamente chi sceglie di rivendicare la propria laicità. Un caso nel lughese finì sulle cronache nazionali nel 2015.

STEFANO

«Pur essendo una suora, la mia maestra alle elementari non si è potuta esimere dallo spiegarci che al mondo le persone non credono tutte nello stesso dio: noi crediamo in Gesù Cristo. Ma gli indiani del nord America credono in Manitù, gli Arabi in Allah e molti orientali seguono il Buddha… Ricordo di aver riflettuto su quella frase, concludendo che ero cattolico perché ero nato in Italia, quindi ero cattolico sostanzialmente per caso…».

Anche Stefano, una volta adulto e poi padre, ha scelto la via dello sbattezzo. «E mi sono trovato a confrontarmi con posizioni che mi hanno stupito perché provenivano da persone che ho sempre considerato laiche e progressiste. Un amico ha giudicato la mia decisione ‘un gesto reazionario, allo stesso livello del gesto reazionario di chi ti impose il battesimo quando eri un neonato’… Io rispetto ogni religione, ma sogno uno Stato laico. Sarò un sassolino nel mare, ma anche un sassolino è meglio di niente».

Specie se venisse lanciato da tutti quelli che effettivamente non sono cattolici. «Quanti italiani si dicono cattolici ma non vanno a messa? Quanti Sì, sono cattolico ma la castità prematrimoniale proprio no! Quanti Sì, sono cattolico ma i gay devono avere gli stessi diritti! Parliamo di cattolici illuminati o di persone che nei fatti non sono cattoliche? Credo che se potessimo effettivamente contarci, il 98% che citava Andrea scenderebbe parecchio».

Stefano parla con garbo, quasi con delicatezza. La stessa che ha riservato ai propri genitori. «Non gli ho detto nulla dello sbattezzo, ho paura che possano sentirsi biasimati o offesi e non è assolutamente ciò che sento. Sbattezzarsi è stato un gesto personale, di gratificazione. Tutto qui».

Dopotutto altri sacramenti vivono crisi peggiori. «Il matrimonio, l’unico che possiamo scegliere liberamente, è quello che scelgono sempre meno persone».

Stefano (agnostico) e la moglie (atea) non hanno battezzato la figlia che «ovviamente ha cominciato a porsi delle domande: ‘Allora sono un po’ agnostica e un po’ atea?’ Le abbiamo spiegato che per ora è una bambina e basta, e che quando sarà pronta per scegliere la lasceremo libera di decidere come meglio vorrà. Non credo che un bambino di tre anni (quella è l’età in cui inizia l’insegnamento di religione) sia pronto per scelte filosofiche tanto complesse; per questo abbiamo chiesto per lei l’insegnamento alternativo sin dalla scuola per l’infanzia. Penso sia importante lasciarle la scelta, così com’è importante avere l’effettiva opportunità di un programma alternativo all’ora di religione serio e strutturato, come la legge garantisce. In questi giorni (durante l’ora alternativa) mia figlia studia i frutti di stagione e io credo siano una buona propedeutica ai massimi sistemi».

 Alla fine della chiacchierata con Andrea e Stefano trovo su uaar.it il test a risposta multipla Scopri quanto sei cattolico. 29 risposte più tardi viene automaticamente elaborato il mio identikit:

INCREDULO – Richard Dawkins

Il tuo non è un profilo cattolico. E il bello è che lo sai benissimo. Hai deciso di fare questo test solo perché gli increduli sono molto curiosi, incrollabili esploratori del mondo, e probabilmente avevi già trovato lo spazio che fa per te prima ancora di avviare il questionario. Se tuttavia, proprio perché curioso, vuoi anche sapere cosa insegnano oggi le gerarchie ecclesiastiche, puoi consultare l’elenco delle risposte corrette secondo l’attuale magistero cattolico.

di Andrea, Stefano e Alessandro Ancarani

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