Con RUBRAREBOUR,  Giorgio Bevignani (Città di Castello, Perugia, 1955)torna a esporre a Bologna, nella storica galleria di Stefano Forni, in un progetto a cura di Silvia Grandi in cui saranno esposti alcuni dei lavori più significativi della sua ultima produzione artistica accompagnati da altri che scandiscono le tappe importanti della sua ricerca.  Bevignani, da sempre interessato al suggestivo agglomerarsi dei materiali utilizzati – come la carta, il silicone, i pigmenti o le fibre polipropileniche intrecciate – qui si concentra sulla malleabilità e fluidità del silicone pigmentato, elemento protagonista di RubraRebour, l’imponente installazione sospesa, dall’aspetto gelatinoso e pieno di trasparenze, che apre la mostra e ne il titolo. Anche la carta, altro materiale da sempre amato dall’artista umbro, è presente fin dall’ingresso alla mostra, nei lavori che raccontano i suoi studi sull’acquarello, sulla trasparenza e la profondità del colore intrapresi  sin dai primissimi anni Novanta. Nel Silenzio Nudo, Bevignani si ispira a un verso di Giacomo Leopardi, e traccia nelle variazioni cromatiche del rosso sangue e del viola le primigenie istanze e manifestazioni della natura, proponendosi come una sorta di linguaggio umano che viene prima dei segni e della scrittura. Come osserva lo stesso Bevignani: “Le frasi di Leopardi mi indirizzano verso una gestualità ipnotica, quasi onirica; la spatola scivola sulle superfici aggiungendo materia e colore strato su strato, fino a lasciare un lieve bagliore in lontananza nel pieno fuoco dell’immagine, simile a quel che rimane non appena si chiudono gli occhi dopo aver puntato lo sguardo verso il sole. È come una bruciatura sulla retina, ma questa bruciatura è lieve, si può ancora guardare l’immagine, ed essa penetra lentamente, basta darle tempo; la sua forza è lenta ed ha bisogno dell’attesa.” Completano la sala centrale alcune sculture della serie Al-gher, anch’esse realizzate con silicone e schiuma poliuretanica, ispirate alle conformazioni del corallo. Queste morbide e sensuose “pietre sospese” annullano la dimensione spazio-temporale dell’ambiente in cui sono inserite, trasformandolo in uno spazio interiore con il quale lo spettatore è invitato a interagire, e quasi fungono da agglomerati allo stato grezzo di quella materia che poi si ritrova pazientemente stesa a stati sulle tele appese alle pareti. Il percorso termina al piano sottostante della galleria dove si è accolti da Soul of the dawn, un’altra imponente e fascinosa installazione che scende dall’alto del soffitto fino a ricoprire tutto lo spazio del pavimento. Il filato di fibra sintetica intrecciata a maglia dall’artista restituisce allo spettatore una gamma cromatica sulle tonalità del rosa che ricorda appunto le luci e i colori di un’alba, catapultandolo in un’atmosfera onirica e sensualmente rassicurante che ricorda un abbraccio o un’immersione nel proprio sé più intimo.

Dal 21 settembre al 7 novembre 2018
Bologna, Galleria Stefano Forni, Piazza Cavour, 2  Info: www.galleriastefanoforni.com

(l.r.)

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