I Camillas vi danno il benvenuto alla “Discoteca Rock”

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Discoteca Rock è il titolo del nuovo disco de I Camillas, band fondata da Ruben Camillas (chitarra e voce) e Zagor Camillas (tastiera e voce). Un album, come spesso accade quando si parla di questo gruppo, che non nasce da analisi strategiche, ma solo dall’esigenza di fare musica. 18 canzoni eclettiche ed energiche, proprio come gli autori, dotati della rara intelligenza di non prendersi mai sul serio, senza il rischio di apparire superficiali.

Quale obiettivo vi siete imposti con “Discoteca Rock”? Riuscirete a far ballare anche chi non ha mai mosso mani e piedi contemporaneamente?

La prima cosa che ci siamo detti, iniziando a lavorare su Discoteca Rock, è stata: “Puntiamo all’abolizione degli obiettivi come orizzonti definiti di crescita e portiamo il livello d’attenzione ad una corporeità tutta slanciata verso il mondo.” E questo abbiamo fatto. L’album dichiara la fine dell’introspezione e del ruolo primario dell’artista, che avrebbe questo mondo interiore così ricco e variegato da sentirsi legittimato a condividerlo con tutti e tutte. Giammai. Non vogliamo che il pubblico si identifichi in noi: piuttosto le persone possono provare ad agitarsi a tempo (ma non necessariamente) e sudare, andandosi a ritrovare nel mondo, che è fatto con le cose di cui siamo fatti tutti e tutte.

Oggi come oggi fare un disco di 18 brani è un atto quasi eroico, eppure ho l’impressione che voi lo abbiate fatto con la serenità di chi non si pone minimamente il problema. Avvalorate questa tesi?

Avvaloriamo. E quindi sfumiamo anche l’eroicità, perché non avevamo capito che ci stavamo spavaldamente opponendo ad un andazzo riduzionista. Il problema del marketing è il suo funzionamento auto avverante: stabilisci una strategia di piazzamento del prodotto sul mercato, dopo aver analizzato le caratteristiche del mercato stesso, che però coincidono, guarda caso, con obiettivi etico/repressivi, che vanno ad irreggimentare i nostri comportamenti e le nostre scelte: poca musica dal vivo, album corti, esclusività delle uscite, rarefazione del contatto con il pubblico. Non si sceglie il meno, perché il pubblico preferisce scegliere il meno: si sta scegliendo il meno, perché si vuole che il pubblico abbia meno. Lo si vuole adorante, pronto a sganciare cifre grosse per poter godere l’esclusività, sempre attento a cogliere ogni apparizione della star sui prati social. Ecco 18 canzoni: mangiatele, stropicciatele, sprecatele. Non vi preoccupate. Ce ne saranno sempre per voi.

Nel disco troviamo diverse collaborazioni: Tony Pagliuca, Simone Marzocchi, Valeria Sturba… quanto è stimolante cooperare e confrontarsi con altri artisti?

Mescolarsi è inevitabile ed essenziale: la cosa che ne esce (una canzone, un video, una locandina, una maglietta…) non sarebbe stata altrimenti possibile, e la condivisione produce un’unicità, frutto di una approccio collettivo alla produzione, che rende estremamente potente l’oggetto stesso. Si collabora perché spunti fuori qualcosa che prima non esisteva, e che nessuno di noi da solo avrebbe potuto far spuntare. Quello che ne viene fuori ha sfaccettature e lati luccicanti, che non potevano essere previsti. La bellezza è solo questione di incontri e miscele.

Nell’eterogeneità di questo lavoro c’è spazio anche per le cover, come “Cattolica” di Pop X e “Mare sopra e sotto” di Enzo Carella. Che tipo di affinità artistica vi lega a due mondi musicali apparentemente così distanti?

Ci cattura il profumo di gioco che emanano le canzoni di Pop X e di Enzo Carella. Questo muoversi leggero in mezzo alla pesantezza dei significati, per catturarli poi alle spalle e trasformarli. Il gioco è sempre rischio: primo fra tutti, che qualcuno (o tu stesso) inizi a prenderlo sul serio, congelando e cementando la pluralità delle forme e delle comprensioni. Pop X e Carella corrono questo rischio, lo sfidano, ci cascano dentro o ne sbucano fuori come orche che puntano alla foca più grassa del branco. Non potevamo fare a meno di loro: Discoteca Rock ha a che fare con tutto questo, è orca e foca insieme. Ci servivano degli accompagnatori esperti.

Eravamo già abituati a sentire i vostri pezzi in televisione, basti pensare alla sigla di Colorado , ma quest’anno “La macchina motivazionale”, uno dei brani presenti nel precedente album, è stato inserito nella colonna sonora di “Tonno piaggiato”, il film di Frank Matano e Matteo Martinez; che effetto fa arrivare anche al cinema?

Il cinema è ultraumano, ha dimensioni che non puoi racchiudere nei tuoi spazi domestici. Ti disorienta e poi ti riprende per mano con immagini, suoni, trama. Siamo stati felici di trovarci ad essere parte di questa situazione esistenziale. Frank e Matteo poi hanno preso la canzone ed amorevolmente l’hanno appoggiata nel punto giusto. Meglio non si poteva. Alla prima proiezione a Milano eravamo emozionati. Seduti fra l’ex ministra Madia e Claudio Bisio. Non c’erano le sementine.

Parte in questi giorni il Festa e Sangue Tour, che tipo di allenamento consigliate al pubblico per riuscire a sostenere un intero concerto?

Sfogliare. Sfogliare libri, mazzette di soldi, vinili nei negozi, desideri mai realizzati, pagine di diario degli altri. Sfogliare e sfogliare. Senza stancarsi mai, senza lamentarsi. Abbandonare alla polvere ed alla ruggine il proprio smarthphone, perchè voi dovete sfogliare, sfogliare, sfogliare. Avrete polpastrelli robusti e bellissimi. Ve li controlleremo uno ad uno.

Il prossimo progetto folle in cantiere?

Raggiungere tutte le date del prossimo tour camminando all’indietro per dimostrare la bellezza delle nuche quando ti arrivano improvvisamente di fronte. Poi girarsi all’improvviso ed eseguire tutti i brani del concerto con nacchere e oboe.

I Camillas porteranno il loro Festa e Sangue Tour al Bronson di Ravenna l’1 dicembre (info@bronsonproduzioni.com) e al Locomotiv Club di Bologna il 12 gennaio 2019 (info@locomotivclub.it).

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