Gender Bender è tornato!

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Thomas Lebrun- lesroisdelapiste - ph Frédéric Iovino
Thomas Lebrun- lesroisdelapiste - ph Frédéric Iovino

«Black dick tratta dello sguardo del maschio bianco sul maschio nero, in particolare sul corpo del maschio nero»: Alessandro Berti introduce lo spettacolo che sarà presentato il 29 e 30 ottobre in prima nazionale al Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno (BO) nell’ambito della 16ª edizione di Gender Bender, del Festival di arti e culture contemporanee dedicato alle differenze di orientamento sessuale e identità di genere.

«La sineddoche che fa di un altro uomo solo i suoi genitali da dove viene?» si interroga l’attore e regista bolognese. «Qual è il rapporto tra l’oppressione storica del bianco sul nero e la percezione di un’oppressione intima, privata, sessuale, del nero sul bianco, da parte dello sguardo del bianco? Quanto c’è di timore e quanto di desiderio, nella percezione di minaccia che abbiamo riguardo al corpo del nero, al suo black dick? Questo timore e questo desiderio riguardano noi maschi? O, come sostengono i neofascisti, riguarda il legittimo controllo sulle nostre donne, considerate parte del corpo territoriale (mogli e buoi)? Come si è evoluta, in due secoli e mezzo, l’immagine del nero negli Stati Uniti, dai primi schiavi arrivati dall’Africa al primo Presidente di colore? E in Italia, terra finora di nessuna immigrazione nera, come si percepisce l’odierno arrivo di giovani maschi africani in fuga, bloccati qua da politiche equivoche? Che rapporto c’è tra il presente e il nostro passato coloniale rimosso?».

Anche molta danza internazionale è in programma a Gender Bender: due collaborazioni contribuiscono a comporre il calendario coreutico dell’edizione 2018 del Festival ideato e diretto da Daniele Del Pozzo. La prima è con il Dutch Performing Arts, il programma che sostiene i creativi dei Paesi Bassi, grazie al quale arriveranno a Bologna i lavori di Shailesh Bahoran, talentuoso coreografo, virtuoso dell’hip hop, attivo in Olanda ma nella cui storia si fondono le etnie dell’India e dell’America Latina; di Guilherme Miotto, coreografo brasiliano ma residente nei Paesi Bassi, che con Warriors foot rappresenta il calcio giocato dai ragazzi di strada e lo contamina con la danza; di  Fernando Belfiore, anche lui brasiliano di casa a Amsterdam, con la sua poetica sul corpo che sperimenta forme e possibilità attraverso l’incontro con diversi elementi. La seconda collaborazione è con l’Ambasciata di Francia, che attraverso la Fondazione dei Nuovi Mecenati contribuisce a portare in Italia le opere di Severine Coulon, in particolare il suo immaginifico Filles e Soie, che incrocia la performance, il teatro di figura, le ombre cinesi e spiega la femminilità e il corpo delle donne a un pubblico dai 5 anni in su e di Thomas Lebrun, che con la sua opera satirica per cinque danzatori Le roi de la piste prende di mira la necessità di seduzione in una danza popolare.

Faranno parte dell’edizione 2018 del Gender Bender Festival anche Hope Hunt & The Ascension into Lazarus della coreografa e performer irlandese Oona Doherty, che si addentra nella struttura degli stereotipi su mascolinità e moralità nella working class irlandese e I love my sister del coreografo italiano Enzo Cosimi, ultima tappa della trilogia Ode alla bellezza nella quale rappresenta il tema della transessualità, con i miti e gli archetipi che essa riunisce. Siate curiosi, andate a Bologna. 

Dal 24 ottobre al 3 novembre, GENDER BENDER FESTIVAL, Bologna, luoghi e orari vari – Info: genderbender.it

 

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