Floto + Warner, Sala verniciatura dell’Eclipse, Aviation, Albuquerque, NM USA, 2007 © Floto + Warner

Eppur si muove! Un viaggio nei ritmi della vita moderna e della globalizzazione: è questo il focus attorno al quale si sviluppa Pendulum. Merci e Persone in movimento, la nuova mostra inaugurata alla MAST PhotoGallery di Bologna che ci accompagna per tutto l’autunno, fino al prossimo 13 gennaio.

Viviamo in un’epoca in cui viaggi e gli spostamenti regolano la nostra vita quotidiana. Prendiamo aerei, treni, ci spostiamo in macchina per chilometri ogni giorno; la nostra vita è fatta di oggetti e prodotti che vengono a noi dai quattro angoli del pianeta. Nelle collezioni fotografiche della Fondazione MAST si conservano preziose testimonianze di come il nostro vivere nel corso del XX e del XXI secolo sia cambiato e si sia trasformato in quel delirante brulichio che contraddistingue la vita di tutti i giorni.

Autori come Robert Doisneau, Lewis Hine, Dorothea Lange, Frank Gohlke, Roger Fenton, Gabriele Basilico, Guido Guidi e Ugo Mulas ci traghettano in un percorso che racconta la modernità e l’evoluzione dei mezzi di trasporto e delle infrastrutture dai primi ponti e binari fino a più moderni veicoli.

Come precisa il curatore, Urs Stahel, nel testo che accompagna la mostra a proposito del titolo scelto: «Il pendolo simboleggia il passare del tempo. Il suo oscillare è anche sinonimo di cambiamenti improvvisi d’opinione, di convinzioni che si ribaltano nel loro esatto contrario. Inoltre, evoca il traffico pendolare, intendendo i milioni di persone che la mattina presto raggiungono il lavoro nel centro delle città e la sera tornano stanche ai loro quartieri dormitorio. Ma il pendolo è anche un simbolo valido per i traffici in genere, per quel perenne scambio di merci, a fronte di altre merci, di denaro, di promesse».

Tra le opere in mostra, colpisce il grande trittico di Richard Mosse, Skaramaghas: un’immagine di sette metri ottenuta da una termocamera che ci restituisce la visione di un grande porto, il Pireo, e dei suoi container simbolo del trasporto di merci nel modo globalizzato ma anche di vite umane, come apprendiamo delle cronache ci raccontano il dramma dell’immigrazione. Di fronte all’opera di Mosse, il grande mosaico di Annica Karlsson Rixon spicca per contrasto: più di 700 piccole fotografie compongono una teoria di camion, anonime ma continue presenze nella nostra vita di tutti i giorni. Le macchine e i motori corrosi e sporchi acquisiscono una loro fisicità, quasi organica ed erotica, nelle immagini di Rémy Markowitsch che si contrappongono alla visione di Robert Doisneau, trasognante e lucida, che invece ci racconta di una tecnologia amica e autrice del processo di emancipazione dell’uomo e della donna moderna.

Fino al 13 gennaio, PENDULUM. MERCI E PERSONE IN MOVIMENTO, Bologna, Mast, via Speranza 40/42 – Info: mast.org

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