Gli Afterhours? Sono una band solida più che mai. La carriera televisiva del loro frontman e le esperienze soliste di diversi membri del gruppo negli ultimi tempi “hanno forse scollato qualche maglia”, ma non ha dubbi, Rodrigo D’Erasmo, che nel futuro ci siano ancora importanti e ambiziosi progetti a sei. Intanto la band milanese festeggia 30 anni di carriera con un docufilm antologico che mercoledì 30 gennaio arriva sul grande schermo dell’Uci Cinemas del Romagna Shopping Valley, a Savignano sul Rubicone. Si intitola Noi siamo Afterhours il lungometraggio diretto da Giorgio Testi, regista di esperienza internazionale che aveva già lavorato con gli Afterhours nel 2014 per Hai paura del buio?, incentrato sul concerto della band all’Alcatraz di Milano. A presentarlo al pubblico e a firmare autografi, alle 15, ci saranno il leader della band ed ex giudice di X Factor Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo, violinista del gruppo.

Con la voce narrante di Manuel Agnelli, il docufilm racconta i 30 anni di storia della band attraverso le immagini dell’epocale concerto sold out che si è tenuto il 10 aprile 2018 al Forum di Assago di Milano, ripreso anche in un doppio CD live. Ne abbiamo parlato con Rodrigo D’Erasmo, il braccio destro del leader degli Afterhours. Arrangiatore, compositore e polistrumentista, è stato al fianco di Agnelli nelle edizioni 2016 e 2017 di X Factor, come producer, mentre nel 2018 lo ha accompagnato nella fortunata esperienza televisiva di Ossigeno, su Rai Tre. Un fortunato sodalizio, quello che lega i due artisti, che da fine marzo saranno impegnati insieme anche in un tour teatrale con lo spettacolo An Evening with Manuel Agnelli, che fa tappa il 12 aprile all’Auditorium Teatro Manzoni di Bologna e il 26 aprile al Diego Fabbri di Forlì.

Come nasce l’idea di fare del live al Forum d’Assago un film antologico sulla band?
L’idea di riprendere il live nasce a priori: quella del trentennale a Milano era un’occasione troppo ghiotta per non suggellarla con un video dello show. Vedendo i risultati qualitativamente altissimi delle riprese, ci siamo ‘ingolositi’ ulteriormente. Da qui una nuova collaborazione con Giorgio Testi, che ha saputo tradurre in maniera fedele, attraverso le immagini e l’audio, la tensione emotiva e le sensazioni di quella serata.

Un omaggio ai fan che si sono persi il concerto dei concerti?
Arrivare a fare qualcosa di così grande come il live al Forum, dove abbiamo suonato davanti a 12 mila persone, è un privilegio. Riuscire a documentarlo in modo non solo così alto, ma anche molto vicino a quello che abbiamo vissuto sia noi che il pubblico è, credo, qualcosa di raro. Un’unica data con un solo giorno di prove prima: è stato un azzardo. Siamo stati bravi, ma abbiamo avuto anche una buona dose di fortuna, che non guasta!.

Merito anche del regista?
Giorgio è un professionista con un grande gusto e una grande abilità nell’approcciarsi in modo empatico alle dinamiche delle band con cui lavora. Ha uno sguardo da ‘insider’, un’attitudine molto poco italiana: non a caso ha lavorato con artisti del calibro di Rolling Stones, Blur, Smashing Pumpkins, Killers. La sua grande esperienza gli consente di muoversi in totale agilità sul set, senza farsi percepire: il risultato sono immagini spontanee e di grande impatto emotivo.

Qual è il ruolo del pubblico, nel docufilm?
Nella pellicola c’è una visuale molto inclusiva del pubblico, molti fan si sono riconosciuti in mezzo alla folla. Questo lavoro vuole essere anche un grande abbraccio al nostro pubblico, senza il quale non avrebbe mai preso forma quello che è stato uno dei giorni più magici della nostra carriera live. La complicità con le 12 mila persone sotto al palco è stata unica.

Crede che ci sarebbe mai stato un Forum sold out, senza le esperienze televisive del vostro frontman?
Onestamente, non lo so. In termini di solidità e di istituzionalizzazione del progetto, forse no. Fino a qualche anno fa molte persone non conoscevano Manuel Agnelli e di conseguenza nemmeno gli Afterhours. Oggi in molti ci conoscono, tanti curiosi si sono avvicinati alla nostra realtà, ma non è scontato che tutti sappiano cosa facciamo: infatti il pubblico ai nostri concerti non è cambiato molto, dopo X Factor. Quella di suonare al Forum d’Assago, in un contesto sovra dimensionato rispetto a quello a cui eravamo abituati, è stata una sfida, fortemente voluta da Andrea Pieroni e da Vertigo, la nostra agenzia. Ci hanno visto giusto.

Oggi come vivete il palcoscenico?
Credo che la tv sia stata di aiuto, sotto certi aspetti. Ha scardinato alcune dinamiche comunicative: prima ai nostri concerti non c’era una grande interazione verbale con il pubblico, oggi c’è una riscoperta voglia di raccontarsi, sul palco e anche in altri contesti. Con un ariete come Manuel al comando, abbiamo sfondato molte porte, in questo senso. La nostra mission però resta sempre la stessa: portare avanti la bellezza, nella musica.

Come definirebbe il sodalizio artistico che la lega ad Agnelli?
Suono con gli Afterhours dal 2008: negli anni il rapporto fra me e Manuel si è consolidato, sia dal punto di vista artistico che personale. C’è una fiducia reciproca che ci lega. Folfiri o Folfox, il nostro ultimo disco, nato da un nostro lavoro a quattro mani, è stata l’occasione in cui questa intesa si è coronata: da lì abbiamo capito che avremmo avuto tante cose da fare insieme.

Come mai non l’abbiamo vista anche nell’ultima edizione di X Factor?
Due edizioni come producer delle squadre di Manuel sono state un’esperienza molto tosta ma anche formativa. La tensione, tuttavia, tende a fagocitarti in questi contesti: ci siamo accorti che rischiavamo di logorare il nostro rapporto, piuttosto che consolidarlo ulteriormente. Quindi per l’edizione 2018 Manuel ha avuto al fianco Big Fish come produttore, mentre io mi sono dedicato ad altri miei progetti musicali.

Da fine marzo sarete di nuovo insieme anche in teatro: cosa dobbiamo aspettarci da An Evening with Manuel Agnelli?
Lo spettacolo è ancora in divenire: abbiamo già fatto diversi progetti insieme e sappiamo che possiamo reggere il palco in duo, ma ancora non c’è un’idea definita. Posso dire che sarà una sorta di chiacchierata sulle canzoni degli Afterhours, sulla loro genesi, su un certo approccio alla musica, all’arte… perché no, alla vita. Ci saranno anche incursioni letterarie e non sarà un concerto esclusivamente acustico, ma un mix di sonorità, con momenti più essenziali e altri più densi dal punto di vista del suono, con chitarre elettriche, tastiere, violino e percussioni.

Cosa ne è oggi degli Afterhours? Progetti in vista che coinvolgano tutta la band?
Parlare di un nuovo album è prematuro, ma stiamo vivendo una fase creativa molto prolifica. E poi il livello di creatività raggiunto con Folfiri o Folfox non è ancora stato sfruttato nelle sue piene potenzialità. Abbiamo grandi cose in serbo per il futuro.

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