LE VIE DELLA SCENA SONO INFINITE

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Dimitris Kourtakis, Failing to Levitate in My Studio
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Un Festival che guarda al mondo, portando in Emilia Romagna artisti provenienti dall’America Latina e dalla Grecia, dall’Europa del Nord e dalla Cina. Et ultra.
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Alcune segnalazioni, dal programma della quattordicesima edizione.
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Per la prima volta VIE ospita una creazione di Kornél Mundruczó, regista teatrale e cinematografico tra i più interessanti nel panorama contemporaneo: Imitation of life, creato con la sua Compagnia ungherese Proton Theatre, può essere considerato il suo capolavoro, già ospite di teatri e Festival in tutto il mondo. È stato definito «un evento poetico e politico, una forza della natura che commuove fino alle lacrime».

Falk Richter, uno dei più innovativi autori e registi tedeschi, presenta I am Europe, spettacolo in cui si interroga sul concetto di identità riunendo otto donne e uomini (artisti, attori, ballerini) provenienti da diversi Paesi europei.

La Compagnia The Wild Donkeys fondata da Serge Nicolaï e Olivia Corsini propone A Bergman Affair, tratto da Conversazioni private di Ingmar Bergman; Yeung Faï, Maestro dell’arte dei burattini cinesi, presenta The puppet-show man; il collettivo messicano El Arce mette in scena Casa Calabaza, un testo sulla famiglia di María Elena Moreno Márquez, drammaturga realmente condannata per matricidio.

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Kornél Mundruczó, Imitation of life – foto di Marcell Rév

 

Uno spaccato della scena teatrale greca, che dopo la crisi economica sta vivendo una vibrante rinascita, è quello che si delinea dalle opere della regista Violet Louise, che con Aglaia Pappas presenta in prima nazionale Strange Tales, spettacolo visionario e multimediale basato sui testi e le poesie di Edgar Alan Poe, e nel lavoro, proposto in prima nazionale e ispirato alle poesie di Samuel Beckett, Failing to Levitate in My Studio di Dimitris Kourtakis che dirige Aris Servetalis, uno degli attori più talentuosi nel panorama teatrale e cinematografico europeo.

In occasione del centenario della nascita di Primo Levi, Fanny & Alexander presenta Se questo è Levi a Carpi, proprio là dove lo scrittore fu deportato; Teatrino Giullare debutta con Menelao, rielaborazione in chiave contemporanea dei miti legati alla casa degli Atridi; la Compagnia Scimone Sframeli mette in scena Sei, riscrittura del celeberrimo Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello; la regista Giorgina Pi con i Bluemotion realizza una mise en espace di Wasted, testo della giovane rapper, poetessa e scrittrice inglese Kate Tempest. Torna a VIE Festival il Teatro delle Albe con fedeli d’Amore – polittico in sette quadri per Dante Alighieri e debutta Kepler-452 con lo spettacolo Perdere le cose, parte iniziale di un più ampio progetto dedicato alla via Emilia.

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Compagnia Simona Bertozzi – Nexus, Joie de vivre – foto di Luca Del Pia

 

La coreografa Simona Bertozzi presenta la sua più recente produzione Joie de vivre in cui, a partire dal comportamento delle piante, indaga le attitudini, disponibilità e comportamenti che tutte le forme di vita, compresa quella umana, mettono in atto nell’incessante tentativo di giungere a uno stato di «felicità».

Marco D’Agostin, Premio Ubu 2018 come Miglior performer under 35, in First Love reinterpreta la competizione della campionessa olimpionica Stefania Belmondo a Salt Lake City nel 2002: attraverso la danza mette in discussione i codici fisici dello sci di fondo e l’atteggiamento competitivo a cui è stato preparato durante l’infanzia.

Ci vediamo a VIE.

MICHELE PASCARELLA

1-10 marzo. VIE Festival. Modena, Bologna, Carpi, Vignola, Castelfranco Emilia, Cesena. Info: viefestival.com

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