Random, ode al nuovo “minimalismo cantautoral-pop” del Duo Bucolico

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© Enrico De Luigi

La vita trascorsa a bordo di un furgone, vagando freneticamente qua e là, come la pallina di un flipper, su e giù per i club della Penisola, “tra schiamazzi, visioni, emicranie e gas esilaranti, in preda a un’apparente casualità”? È una vita vissuta “a random” e, se parliamo del Duo Bucolico, il furgone ha messo il turbo. L’irriverente formazione romagnola composta dai cantautori Daniele Maggioli e Antonio Ramberti è infatti entrata nel roster di BPM Concerti, realtà di riferimento nel management musicale italiano, e si prepara ad affrontare un nuovo, intenso tour, che parte sabato 6 aprile a Cesena, al Teatro Verdi, per il Portofranco Closing Party. L’occasione è l’uscita del disco Random, settimo e ultimo lavoro di “cantautorato illogico d’avanguardia”, che vede un Duo Bucolico alle prese con la contemporaneità e con un’umanità dai tratti multiformi e in continua evoluzione (o involuzione), le cui storie prendono pieghe talvolta esilaranti, talvolta agghiaccianti. Storie che sono anche racconti davanti allo specchio, per un confronto lucido, sincero e a volte spietato con le proprie incertezze.

Il disco, uscito a marzo e disponibile anche su Spotify, è stato prodotto da Cinedelic Records, arrangiato dal Duo Bucolico e mixato da Leonardo Fresco Beccafichi (braccio destro storico di Jovanotti in studio e al mixer nei live) al Malkovich Studio di Città di Castello, masterizzato da Andrea Suriani (Calcutta, Salmo, Cosmo, Elisa, Coez, Negrita, Colapesce e altri). Ha uno stile compatto ed essenziale, con arrangiamenti semplici che sorreggono con leggerezza i testi dei brani, densi e ambigui. Lo stile ebbro, ironico, cinico, dal retaggio popolare che caratterizza da sempre il duo, in questo nuovo lavoro lascia spazio a una scrittura più tagliente e scarna, per dieci tracce popolate da personaggi che sono tutti caratterizzati da un’ambiguità di fondo, sempre in bilico tra evanescenza e concretezza, tra riso e cruccio.

Ecco come Daniele Maggioli e Antonio Ramberti ci raccontano la loro settima fatica in studio.

Sette album, concerti in tutta Italia e ora siete anche nel roster della BPM Concerti: vagare a random, in fondo, vi porta bene, no?
Daniele:
In tutti questi anni ci hanno superato in tanti sul piano dell’esposizione, a destra e a sinistra, e tutti sono saliti sui palchi modaioli del momento. Noi siamo rimasti immobili, impassibili. Imperturbabili. Chiusi nel nostro furgone abbiamo difeso la nostra parte creativa. La collaborazione con BPM Concerti è stata una bella sorpresa proprio perché è avvenuta nel momento giusto, forse col nostro disco più maturo, ora che siamo terribilmente lucidi, ed è avvenuta nel rispetto della nostra nudità e integrità.

Dal punto di vista del sound, che novità porta questo disco?
Antonio:
Anche se può sembrare assurdo detto da noi, la serietà nella continua ricerca del modo giusto per far suonare le nostre canzoni è stata la prerogativa dominante negli ultimi anni. Con Random siamo arrivati all’ equilibrio che cercavamo. Pochi suoni ma giusti, senza farsi prendere la mano da sfarzi riempitivi che appaiono belli lì per lì, ma poi creano confusione e distolgono l’attenzione dai testi, che rimangono fondamentali. Dove siamo arrivati oggi? A un “minimalismo cantautoral-pop”. Sempre illogico naturalmente.

Dal vostro primo disco sono passati 11 anni: come siete cresciuti dal punto di vista artistico?
Daniele: Cresciuti? Forse siamo regrediti in uno stato di beatitudine fantastica… Diciamo che abbiamo cercato sempre di più di unire la nostra vena folle con una scrittura pulita e senza sbavature, che invece era molto presente nei nostri primi dischi. Negli ultimi lavori poi stiamo abbandonando la comicità tout-court, introducendo mondi sempre più grotteschi… Insomma, ora preferiamo l’assurdo sul comico, e il ghigno sulla risata, l’allucinazione sulla narrazione e così via.

Quali sono, oggi, i nuovi precetti del “Bucolicesimo”, la “dottrina” musicale che vi ha reso famosi?
Antonio: Non cambieranno mai, sono quelli di sempre. Si è mai sentito di movimenti che cambino i loro testi sacri col passare del tempo? La nostra è l’unica dottrina che non infonde alcuna verità e quindi è buona e giusta. A voler essere attuali (lungi da noi) potremmo aggiungere un precetto sulla musica di questi tempi: meglio la trap di Trapattoni. Togliamo i crocifissi e la musica indie dalle scuole.

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