Aterballetto, Bliss - foto di Roberto Ricci

 

Alcune note su uno sfolgorante dittico proposto dalla Fondazione Nazionale della Danza all’interno della prima Stagione diretta interamente da Accademia Perduta Romagna Teatri nel più importante luogo per spettacoli forlivese.

È affatto proteiforme, la rassegna di danza inserita nel Cartellone della Stagione 2018/2019 del Teatro Diego Fabbri di Forlì, la prima curata interamente da Accademia Perduta Romagna Teatri dopo alcuni anni di co-direzione con Claudio Angelini / Città di Ebla e Lorenzo Bazzocchi / Masque teatro.

Cinque serate coreutiche programmate tra dicembre e marzo in collaborazione con la Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto, unico centro di produzione in Italia di natura totalmente pubblica con base a Reggio Emilia. Una vera e propria istituzione, sia detto per i non addetti ai lavori, fucina di eccellenze, con lungimiranti visioni e mezzi adeguati a perseguirle.

Fra gli spettacoli della rassegna forlivese a cui abbiamo assistito, il dittico proposto da Aterballetto emerge per solidità della scrittura e maestria degli interpreti.

La serata è stata divisa in due parti.

Prima è stato presentato Wolf, coreografia e musica di Hofesh Shechter. A seguire Bliss, coreografia di Johan Inger su musica di Keith Jarret.

Un accostamento esemplare, dal corposo e proteiforme repertorio della Fondazione: modi diversi, comunque sopraffini, di intendere la danza, l’arte e, per estensione, il mondo.

 

Aterballetto, Wolf – foto di Alfredo Anceschi

 

Wolf è connotato da una intensa, estroflessa animalità, a costituire quasi un bignami della storia dell’evoluzione umana. Spazio piuttosto buio con  luci di taglio basse, energiche musiche percussive e frasi coreografiche eseguite carponi, spine dorsali affatto vibratili a ribattere in sincrono gli accenti dei tamburi. Guizzi, saette, ampie falcate, per una danza muscolare e scattante, quasi narrativa. A parte alcuni passaggi, il disegno coreografico non prevede contatti fra i danzatori, quanto composizioni di insieme e corpi che le eseguono in sincrono, in disposizioni geometriche di immediata leggibilità (linee rette, perpendicolari e diagonali, agglomerati, …).

Un precisissimo assolo costituito da una sinuosa sequenza di scomposizioni interne del movimento evoca per lampi, nelle posture delle spalle e della schiena, E-ink, indimenticabile duetto di Michele Di Stefano | mk riallestito per Aterballetto, quattro anni fa,  nell’ambito del salvifico progetto ideato e curato da Marinella Guatterini  Ric.Ci Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni 80’/90′: dodici inauditi minuti, che non dimenticheremo mai.

Il vitale, finanche vitalistico Wolf incarna una idea di bellezza “classica”: armonia, equilibrio, limpidezza dei segni tracciati per una piena intelligibilità della linea drammaturgica.

 

Aterballetto, Bliss – foto di Roberto Ricci

 

Accoglie maggiori, inaspettate tensioni interne il bellissimo Bliss, costruito in dialogo con la struggente improvvisazione musicale di Keith Jarret registrata all’Opera di Colonia il 24 gennaio 1975.

In uno spazio scenico nudo, abbondantemente illuminato, i danzatori dialogano con la celeberrima esecuzione (The Köln Concert  è il più famoso album di jazz solo, con quasi quattro milioni di copie vendute) con sorprendente ironia, termine ancora una volta da intendersi sia nell’accezione comune che in quella socratica di distanza dall’oggetto cui ci si riferisce: tanto più le frasi musicali sono struggenti quanto più quelle coreografiche sono scanzonate, saltellanti, con divertiti giochi di seduzione e frammenti gioiosamente non-sense, paradossi che solo la lucida sapienza di Inger mantiene in un equilibrio al contempo lieve e solidissimo.

La partitura è intessuta di rotazioni ed elevazioni, di estensioni e corse atte a fendere senza posa lo spazio: non più luogo dell’unitarietà, come nel precedente Wolf, ma della moltiplicazione, se non della frammentazione, di significanti e significati.

A dispetto dell’apparente leggiadria, Bliss propone un pensiero sul corpo, e sulla relazione di esso con gli altri corpi, con il suono e con lo spazio, non pacificato, intimamente inquieto.

Un esempio su tutti, a mo’ di sineddoche: nei sincroni dell’ensemble quasi sempre si inserisce un elemento altro, organico o cinetico, a rendere mobilissimo, strutturalmente, questo pezzo memorabile di danza.

O stück, si potrebbe dire con la terminologia usata in riferimento a quelli, indimenticabili, di Pina Bausch. Che Bliss sembra, per temi e stilemi, omaggiare.

Gran bella serata di danza, al Teatro Diego Fabbri di Forlì.

Dire grazie, almeno.

 

MICHELE PASCARELLA

 

Visto al Teatro Diego Fabbri di Forlì l’8 marzo 2019 – info: aterballetto.it, accademiaperduta.it

 

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