Lavanderia a Vapore - foto di Beppe Giardino

 

In occasione della presentazione del fortunato spettacolo La morte e la fanciulla, a  pochi chilometri da Torino abbiamo scoperto un luogo vitalissimo e prezioso.

Alla faccia della realtà virtuale.

Prender su e andare a vedere, in un’epoca in cui grazie a internet si ha l’illusione di poter conoscere tutto e tutti tramite il web, è proprio un’altra cosa: si intercettano intenzioni, sfumature e sollecitudini altrimenti inavvicinabili.

Così, qualche giorno fa, abbiam preso il treno e siamo andati a Torino.

Doppio obiettivo: visitare la Lavanderia a Vapore di Collegno, dialogando con le persone che ne curano la programmazione, e vedere La morte e la fanciulla, spettacolo della Compagnia Abbondanza / Bertoni che in varie occasioni avevamo perso, nei mesi scorsi.

La Lavanderia a Vapore, nomen omen, è l’edificio che fino al 1978, anno in cui grazie alla Legge Basaglia la struttura fu chiusa dopo più di un secolo di attività, era al servizio dell’enorme ospedale psichiatrico locale, diventato noto per le vicissitudini dello Smemorato di Collegno, uomo scomparso durante la prima guerra mondiale e ricomparso nel 1926 la cui identità fu discussa a lungo nei giornali oltre che nelle aule di tribunale. L’interesse popolare suscitato dalla vicenda fece divenire comune, dagli anni Trenta, l’espressione «smemorato di Collegno», per indicare qualcuno che dimentica qualcosa.

 

Lavanderia a Vapore

 

Ed è proprio il rapporto dialettico con la memoria ciò che più ci ha colpito nella fervente, vivacissima attività di questo spazio, inaugurato nel 2008 dopo quattro anni di restauro e oggi centro di eccellenza regionale (et ultra) della danza: non è forse del tutto improprio affermare che l’agguerrito team (composto, tra gli altri, da Carlotta Pedrazzoli responsabile della programmazione, Valentina Tibaldi curatrice delle Residenze e Mara Loro referente per i Progetti speciali e l’Audience Engagement) coordinato con energica lungimiranza dall’attuale Direttore di Piemonte dal Vivo Matteo Negrin ponga in essere una concezione foucaultiana di archeologia.

Secondo il celebre filosofo, com’è noto, la ricerca archeologica non si occupa dei saperi ben saldi, delle certezze scientifiche, della storia consolidata, quanto piuttosto «delle conoscenze imperfette» e «delle lingue fluttuanti».

In questo senso pare del tutto organica la quadripartizione della sterminata attività della Lavanderia (luogo di reclusione ed espropriazione del sé divenuto culla valorizzante di eccellenze e creatività: qui si fa la rivoluzione) in programmazione di spettacoli, Residenze, progetti di formazione e attività di Audience Engagement: filoni intrecciati e strettamente connessi, in un ininterrotto dialogo con la comunità artistica e territoriale.

 

foto di Fabio Melotti

 

Risultato evidente, in una località non certo di passaggio e in uno spazio che propone una programmazione non certo ammiccante: il foyer e la platea (250 posti circa) stracolmi di pubblici intrecciati (studenti universitari, operatori, signore in età avanzata, danzatori, giornalisti, …) e attenti, rispettosi e calorosi.

Una consolidata attitudine al dialogo sembra informare tutti gli aspetti dell’attività: a mo’ di sineddoche valga un accenno al funzionamento delle Residenze (fino a quattro contemporaneamente, come ci racconta Valentina Tibaldi). Per una durata media di 15 giorni, gli artisti ospiti hanno a disposizione, oltre alla sala prove, la possibilità di interagire con tutor diversi (storici, dramaturg, architetti, coreografi, artisti più esperti, addetti alla promozione e alla comunicazione, …), per soddisfare bisogni specifici individuati tramite un serrato confronto con un R.T.O. (Raggruppamento Temporaneo di Organismi) facente capo alla Lavanderia.

Tanto altro si potrebbe raccontare, anche sugli sviluppi a venire dell’annesso padiglione Stireria che in futuro potrebbe ospitare la locale Biblioteca (che attualmente conta circa 160.000 passaggi all’anno, ci spiega Matteo Negrin, con solo il 35% di presenze finalizzate a prendere libri in prestito), contribuendo a rendere questo luogo una cittadella dell’arte e della cultura co-abitata da comunità diverse (danzatori, ma anche universitari, cittadini, …).

 

Lavanderia a Vapore – foto di Beppe Giardino

 

In tale stratificato contesto la programmazione di uno spettacolo è, come accennato, solo una parte di un discorso (Foucault, ancora) ben più ampio, fecondamente complesso.

Qui, come accennato in apertura, abbiamo incontrato il fortunatissimo La morte e la fanciulla della Compagnia Abbondanza / Bertoni (non a caso, in sintonia con quanto appena detto, pochi giorni dopo lo spettacolo Antonella Bertoni ha tenuto, negli spazi di Lavanderia a Vapore, un frequentatissimo laboratorio di danza contemporanea).

Prima parte di una trilogia dedita a coreografare per intero composizioni musicali (in questo caso, l’omonimo quartetto in re minore di Franz Schubert del 1824), lo spettacolo ha topoi, stilemi e intenzioni del balletto romantico.

Dal punto di vista tematico, la classica partizione fra colore locale e mondo ultraterreno (qui e là, si potrebbe dire altrimenti) è realizzata mediante l’uso del video, a mostrare in diretta il “dietro le quinte” delle tre danzatrici, sdoppiandone la consistenza e la presenza con minimali quanto efficaci cambi di prospettiva.

 

Compagnia Abbondanza / Bertoni, La morte e la fanciulla – foto di Simone Cargnoni

 

Nel rapporto fra partitura musicale e coreografia, il corpo è chiamato a segnare in maniera esatta tempi, accenti e diverse intensità del suono, incarnando una concezione finanche classica di bellezza come equilibrio, simmetria, grazia.

Stilisticamente, infine, La morte e la fanciulla riprende dalla Tradizione ballettistica romantica la tendenza all’allungamento dei corpi verso un altrove, la concezione di arte come espressione di sentimento e, per quanto concerne il montaggio, la giustapposizione chiaramente scandita di brani coreografici.

A parte alcuni stilemi chiaramente riconoscibili del lavoro della Compagnia (uno su tutti: la manipolazione in chiave “lirica” dei lunghi capelli delle interpreti), La morte e la fanciulla ha certo, tra gli altri, il grande merito di costituire per questi Maestri della scena coreutica (inter)nazionale una via nuova, altra, non garantita.

 

Compagnia Abbondanza / Bertoni, La morte e la fanciulla – foto di Simone Cargnoni

 

«Volevamo fare il nostro primo balletto» ci confida Antonella Bertoni dopo lo spettacolo.

Attitudine foucaultianamente, rischiosamente archeologica, ancora.

Chapeau.

 

MICHELE PASCARELLA

 

Visto il 30 marzo 2019 – info: piemontedalvivo.it, abbondanzabertoni.it

 

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