Julian Charrière – All We Wanted Was Everything and Everywhere

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Julian Charrière – All We Wanted Was Everything and Everywhere, ph MAMbo

Inaugura questa sera, sabato 8 giugno, al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna la prima personale in un’istituzione museale italiana di Julian Charrière, giovane artista franco-svizzero, il cui lavoro mette in comunicazione i campi delle scienze ambientali e della storia della civiltà. Charrière noto per una pratica basata sulla ricerca che spazia tra geologia, biologia, fisica, storia e archeologia. Padroneggiando performance, scultura, fotografia e video, il suo lavoro offre un punto d’incontro tra le scienze ambientali e la storia della civiltà.

All We Ever Wanted Was Everything and Everywhere, curata da Lorenzo Balbi, è visibile nella Sala delle Ciminiere e presenta un’ampia selezione di opere tra fotografie, installazioni, sculture e video che toccano i temi della scienza, dello sviluppo della cultura dei media, del romanticismo dell’esplorazione e della crisi ecologica contemporanea.
Da sempre interessato ai processi che si nascondono dietro la produzione di conoscenza scientifica e ai differenti metodi utilizzati per arrivare a una scoperta, con i suoi lavori Charrière cerca di comprendere la storia, guardando al passato per tentare di immaginare come sarà il futuro.
Come un archeologo, l’artista scruta nelle vicende trascorse per capire quelle che verranno, mentre riflette sul presente.
I suoi progetti sono spesso il frutto di un lavoro sul campo in località remote, che presentano profili geofisici forti – vulcani, ghiacciai, siti radioattivi – sempre rivolti verso paesaggi lontani in condizioni estreme, dai quali emergono la natura nella sua purezza e bellezza ma anche la vulnerabilità e la frattura tra la natura e la civiltà.

Julian_Charriere_Sala delle Ciminiere – ph MAMbo

Nel palesare catastrofi ambientali causate dall’uomo, in luoghi come l’atollo di Bikini nelle Isole Marshall, l’ex sito di test nucleari di Semipalatinsk in Kazakistano, più recentemente, le profondità marine, Charrière non vuole mai esprimere un giudizio morale, quanto piuttosto rivelare le forze invisibili che plasmano il paesaggio, dai fenomeni geologici alla sete digitale con cui l’umanità cambia significato e percezione dei luoghi. In altre parole, per quanto ci affanniamo a saccheggiare la Terra delle sue risorse, a una velocità tale da costringere la scienza a parlare degli ultimi due secoli e mezzo come di un’era geologica a parte, l‘Antropocene, il pianeta si riprenderà tutto e saremo dimenticati.

Il percorso espositivo al MAMbo si sviluppa intorno ai temi dell’effimero, del passare del tempo e dei tentativi del genere umano di dominare l’ambiente naturale.
Entrando nella Sala delle Ciminiere, il pubblico viene condotto su un remoto atollo dell’Oceano Pacifico, dove 70 anni fa si sono verificate 23 delle più potenti esplosioni generate dall’uomo nella storia capaci di vaporizzare due isole e scavare un enorme cratere di 2000 metri di diametro fuori dalla scogliera primordiale.

Julian Charrière_Isola di Bikini e noce di cocco_ph Lara Congiu

Quattro lavori – i video Iroojrilik e As We Used to Flat e le installazioni Pacific Fiction e All We Ever Wanted Was Everything and Everywhere che dà il titolo alla mostra – ci conducono alla scoperta di ciò che resta oggi di quei test e di quei luoghi, sopra e sotto il livello dell’oceano, mostrando un’eredità destabilizzante fatta di monumenti non intenzionali che mettono in discussione l’interazione tra le trasformazioni antropogeniche e quelle naturali.

Charrière, anche attraverso fotografie, mostra gli effetti devastanti sull’ambiente come le due sculture realizzate con noci di cocco mutate geneticamente e rinvenute nell’atollo e Polygon, il reportage fotografico in bianco e nero documenta la realtà dell’ex poligono atomico dell’Unione Sovietica.

Nella stessa area espositiva troviamo Savannah Shed, con la sua struttura, accosta cemento, piombo, uno spettometro e un coccodrillo, mentre in Somehow They Never Stop Doin What They Did tre architetture composte di mattoncini di gesso, fruttosio e lattosio, vengono inumidite con acqua proveniente dai principali fiumi delle grandi civiltà, come il Nilo, l’Eufrate e il Mekong, per poi iniziare a decomporsi.

Un’altra grande installazione attira poi l’attenzione: We Are All Astronauts, il cui titolo è ispirato agli scritti di Buckminster Fuller, composta da mappamondi sospesi, privati delle informazioni geografiche.

Julian Charrère_We Are All Astronauts_ph Lara Congiu

Nell’area finale della mostra il visitatore si sposta dietro lo specchio di Narciso. Silent World e Where Waters Meet presentano un regno sottomarino fantasmagorico. Le opere mostrano immagini di subacquei nudi come sospesi nelle profondità di alcuni Cenotes (grotte di origine calcarea) dello Yucatàn, che sembrano fluttuare lentamente, scomparendo in una nuvola sottomarina (conosciuta come chemoclino).

ulian Charrière, Where Waters Meet [3.77 atmospheres], 2019 © the artist; VG Bild-Kunst, Bonn, Germany

Nel foyer del museo, inoltre, si trova l’installazione video, realizzata da Charrière con Julius Von Bismark, In the Real World It Doesn’t Happen That Perfectly. Con questo lavoro gli artisti hanno tratto in inganno parte del mondo dei media – per citarne alcuni, la CNN, la rete FoxNews – diffondendo video di falsi attacchi terroristici nel famoso Arches National Park dello Utah: in un mondo in cui le fake news sui social influenzano pesantemente opinioni e addirittura risultati elettorali, l’opera costituisce una magistrale riflessione su finzione, realtà e verità nei media di oggi.

In occasione della mostra, viene pubblicato in italiano per Edizioni MAMbo il libro As We Used to Float, Noi che galleggiavamo. A cavallo fra i generi del diario di viaggio e del saggio critico, il testo di Julian Charrière e Nadim Samman esplora l’atollo di Bikini come spazio della fantasia e del trauma dei test nucleari.

E’ una mostra sensoriale in cui l’artista rappresenta le sue opere frutto di ricerca, di esperienze ed esplorazioni archeo-antropologiche della contemporaneità che invitano ad immergersi come se fossimo sott’acqua ma anche in senso figurato quasi a far parte dell’ambiente, dell’opera stessa per poi rinascere a nuova vita.
Geniale l’installazione a quattro mani nel foyer.

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere
9 giugno – 8 settembre 2019
Inaugurazione: sabato 8 giugno 2019 h 20.00

l’opening è accompagnato dalle h 22.00, dal Live e Dj Set di Lotus Eater (Lucy & Rrose) [Stroboscopic Artefacts] e di Rhyw [Arcing Seas | Fever AM | Avian], ospitati sul palco del Biografilm Park, all’interno del Parco del Cavaticcio.

www.mambo-bologna.org

www.biografilm.it/2019/biografilm-park-2019

 

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