“Il professore e il pazzo”, il riscatto della parola

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I tempi cambiamo, le tecnologie avanzano e i linguaggi si evolvono. Eppure le immagini e i video ancora non sono riusciti a cancellare la parola. Essa infatti, dopo migliaia e migliaia di anni, esiste ancora ed è ancora il mezzo privilegiato con la quale ci esprimiamo. Ma da dove vengono tutte queste parole che utilizziamo ogni giorno? Qual era il loro significato originario, il motivo per cui sono nate? E come è cambiato nel corso degli anni? Insomma, anche la parole, come gli uomini, hanno una loro storia.

È questo il messaggio che il film di P. B. Shemran, Il professore e il pazzo, ispirato alla storia vera raccontata nel romanzo L’assassino più colto del mondo di Simon Winchester, cerca di trasmettere. Conoscere la storia delle parole che utilizziamo significa conoscere noi stessi e la nostra cultura, significa riappropriarci della nostra identità e della nostra facoltà di pensiero ed espressione. Emblematico è infatti che ad essere incaricato di occuparsi della grande impresa di redazione dell’Oxford English Dictionary sia un uomo umile e non laureato come James Murray e che il suo più assiduo aiutante sia W.C. Minor, un pazzo criminale, ex medico chirurgo traumatizzato dalla guerra e rinchiuso in un manicomio.

Due uomini accomunati dall’estraneità e dall’emarginazione rispetto a un sistema culturale gerarchizzato che dimostrano come riappropriarsi del linguaggio e delle parole significhi effettivamente riappropriarsi di se stessi e del proprio diritto di essere al mondo.

Domenica 21 luglio, Il professore e il pazzo, Parco dell’Osservanza Imola, ore 21.30 – info: cinemadivino.net

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