Un’opera di Niki de Saint Phalle in mostra al MAR di Ravenna

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Niki de Saint Phalle, Tête de mort I, 1988, ©NIKI CHARITABLE ART FOUNDATION. All rights reserved. Collection Niki Charitable Art Foundation, Santee

Arriva a Ravenna Niki de Saint Phalle. In occasione della VI edizione della Biennale di Mosaico Contemporaneo, il Comune in collaborazione con il MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna ha annunciato l’arrivo nelle sue collezioni d’arte dell’opera “Tête de Mort I” dell’artista franco-americana.

Un progetto, dal titolo “Vanitas” e a cura di Giorgia Salerno, che è pensato come un omaggio alla tradizione del mosaico ravennate attraverso una lettura contemporanea, linea questa sempre più consolidata nelle scelte espositive del museo e con l’intento di ampliare i rapporti con istituzioni e fondazioni culturali internazionali. L’opera esposta è una scultura in mosaico dalle grandi dimensioni raffigurante un teschio, realizzato da Niki de Saint Phalle nel 1988 con tessere in vetro specchiato e foglie di palladio, mentre è impegnata nella creazione delle sculture per il Giardino dei Tarocchi a Garavicchio, in Toscana.

Niki de Saint Phalle affronta l’iconografia del teschio e riprende gli stilemi delle antiche raffigurazioni scegliendo non solo la tecnica del mosaico ma utilizzando il potere riflettente dello specchio, inevitabile rimando all’arte musiva bizantina – ravennate, che si caratterizza in primo luogo per la lirica della luce, grazie all’utilizzo di tessere in pasta vitrea e oro zecchino, trascendendo verso una dimensione ultraterrena (verso il divino), così come Tête de Mort I oltrepassa la natura terrena per tramutarsi in vita eterna.

Niki de Saint Phalle, donna colta e anticonformista, esponente del Nouveau Réalisme, ha dedicato la sua ricerca artistica principalmente alla figura femminile contrastando gli stereotipi sulla differenza di genere e affermando la libertà creativa attraverso la pittura, la scultura e il cinema.  Nell’opera esposta al MAR, Niki de Saint Phalle, svilisce la drammaticità della morte attraverso le grandi dimensioni della scultura e, ironicamente, afferma il superamento della fine con la continuità della vita. Le tessere specchiate riflettono l’immagine di chi osserva, obbligando ad un confronto diretto, come memento mori, con il simbolo della fine, e contemporaneamente restituiscono la molteplicità dell’identità umana. Rifrazioni di personalità che si ricompone in una visione d’insieme.

L’opera resterà visibile al museo ravennate fino al prossimo 12 gennaio 2020.

Ravanna, MAR – Museo d’arte della Città di Ravenna, Via di Roma, 13. Info e orari: www.mar.ra.it

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