Alessandro Amante Filmmaker di professione

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@AlessandroAmante

Eccomi qua, in compagnia di Alessandro Amante il giovane ed intraprendente filmmaker, vincitore di FLD Labo-contest videoclip, organizzato dalla Fondazione Lucio Dalla, che realizzando il videoclip ufficiale del brano “Solo per me” del noto rapper Ghemon, ha saputo dar colore alla reinterpretazione di “Henna”, il capolavoro di Lucio Dalla che il 4 marzo 2020, ricorrenza del compleanno del cantautore, sarà proiettato in suo onore.

La vita di Alessandro è come un film, sin da giovanissimo si appassiona al cinema, lavora su set pubblicitari come comparsa o come assistente, prosegue durante l’Università come fotografo di scena, finché nel 2012 con il cortometraggio intitolato “Otto minuti” vince il Premio Iceberg, il premio regionale under 30 per la miglior regia.
Dopo la laurea in storia contemporanea da Bologna vola a Los Angeles, frequenta il Master in Filmmaking della New York Film Academy, al termine inizia a lavorare in produzione in California per serie tv, pubblicità e video musicali.
Dopo tre anni negli Stati Uniti ritorna in Italia, dove lavora per due anni come direttore creativo video di un’agenzia di comunicazione bolognese.
Sono questi gli anni in cui arrivano i riconoscimenti, una Menzione Speciale al Premio Sartori nel 2015 per un cortometraggio sulla sicurezza sul lavoro, e tre premi per il documentario di lungometraggio “La tela di Giuliano” (Miglior Regia e Miglior Direzione artistica al Long Island International Film Expo nel 2016 e Miglior Film al Doc UNder 30 lo stesso anno).

Nell’autunno 2019 viene selezionato ai due giorni di residenza artistica alla Fondazione Lucio Dalla per poi risultarne vincitore.

Ambrogio Lo Giudice, regista, amico e storico collaboratore di Lucio Dalla dice su  Alessandro Amante: “ha proposto un’idea di grande impatto emotivo, in grado sia di restituire la forza delle parole di Ghemon che l’atmosfera di Henna. Un’idea sorprendente cui è sottesa una riflessione profonda, universale e senza tempo così come Lucio ha voluto Henna e così come emerge con incisività dal racconto di Ghemon”.

E’ a questo punto della storia che ci incontriamo e rompo il ghiaccio prendendo spunto dalle parole di Lo Giudice.

Puoi renderci qualche anticipazione sul videoclip?
«Posso dire veramente poco, l’idea è partita da ‘Henna’ la canzone che Lucio Dalla scrisse sulla sua barca in mezzo all’Adriatico perché colpito e scioccato dal rombare degli aerei che durante il conflitto bosniaco andavano a bombardare la Jugoslavia. In più, in questi due giorni di residenza artistica trascorsa insieme agli altri ragazzi e in stretto contatto con i suoi ex collaboratori, mi sono immerso nel suo mondo e da quello che ho visto e dai racconti è emersa una persona molto sensibile e contraria ad ogni tipo di ingiustizie ed ‘Henna’ è una canzone sulla guerra e contro la guerra e la reinterpretazione di Ghemon è sempre una denuncia che prende il messaggio di Lucio e lo rielabora , è un ‘eco’ diciamo, ho voluto giocare in sceneggiatura con un’eco della guerra. Questo è quello che posso dire».

Un eco inteso come riflesso, conseguenza della guerra?
«si esattamente».

@AlessandroAmante

Anche nella canzone di Ghemon troviamo la guerra?
«Mi sembra che nella registrazione di Ghemon ci sia uno scatto della società, nel senso che lui attualizza la canzone, sono passati almeno 20 anni, la società è cambiata, il mondo é cambiato. Non è più una società analogica ma digitale dove tutto è terra dei social e le comunicazioni passano da li, e probabilmente le persone, nonostante abbiano accesso a tutti i sistemi di comunicazione possibili sono comunque ovattate, forse ancora più menefreghisti e distaccati dalla realtà. Secondo me – continua Amante – la canzone di Ghemon è come un’analisi della società di adesso e ci sono delle parti del testo che la rappresentano perfettamente come: “in attesa di un mostro da giudicare contro cui sfogare gli istinti più bassi”. Direi che questa frase rende l’idea, è come se non aspettassimo l’ora di sfogarci sugli altri anziché fermarci a pensare, a ragionare».

Torniamo al tuo lavoro di filmmaker, esilarante il corto “Restroom”.
«Si, in effetti è vero, sai tutte le volte che vado a cena e ho un doppio appuntamento, i famosi double date, ad un certo punto le ragazze dicono: “noi andiamo in bagno” e noi ragazzi ci chiediamo: “ma perché vanno sempre al bagno, cosa sta succedendo?”. Allora ho deciso di realizzare un corto su una situazione che si verifica comunemente, mi sono divertito tantissimo a scriverlo e dirigerlo».

L’esperienza formativa all’estero è stata determinante?
«Negli Stati Uniti ho fatto una bella esperienza, dovevo starci un anno e sono tornato dopo tre. Volevo fare un’esperienza all’estero e imparare, volevo fare regia e non improvvisarmi, così mi sono iscritto alla New York Film Academy, è una scuola molto seria, loro dicono si essere la scuola più pratica al mondo. Ed è così, dopo dieci giorni di scuola e corsi abbiamo iniziato a girare dei corti in pellicola».

Eccezionale. Dopo pochi giorni operavi già sul campo?
«Si andava per gradi, non erano mesi e mesi di studi teorici sui libri, non è così che si impara a fare cinema».

In soli due giorni di residenza hai realizzato il progetto vincente. Come ci sei riuscito?
«In questo caso, il primo giorno è stato di incontri, abbiamo visto la casa di Lucio Dalla, è bellissima con tanti oggetti che ripercorrono ognuno a modo suo la vita del cantautore. Qui abbiamo fatto una full immersion nel suo mondo a contatto con i suoi parenti ed ex collaboratori e già questo per me, a livello di input, è stato importante. Avevo già visto tutti i video musicali di Lucio per capire anche lo stile ai quali mi sono sicuramente ispirato. Poi ci hanno fatto sentire la canzone “Solo per me” di Ghemon e dato ventiquattro ore per consegnare la sceneggiatura del futuro videoclip con l’inciso che volevano un’idea forte, ed io ho scritto un’idea credo parecchio forte, è piaciuta, adesso devo realizzarla».

I tempi di realizzazione?
«Si inizierà a girare le riprese verso fine gennaio così ci sarà il tempo per fare post produzione. E’ una bella opportunità, già il fatto di poter partecipare ad una residenza artistica per me è stato un privilegio e poi arrivare alla fine e vincere il contest è stato bellissimo».

Com’è stata l’esperienza in “Residenza”?
«E’ stata un’esperienza molto edificante, un bel confronto con gli altri partecipanti, di condivisione, ovviamente non nel momento di scrittura dove ognuno doveva partorire un’idea, difatti ad oggi nessuno di noi sa le idee degli altri. C’era un clima amicale, direi più familiare che lavorativo e questo per merito di chi lavora nella Fondazione Dalla che ha saputo metterci a nostro agio nonostante ci fosse la pressione del risultato e la voglia di emergere di tutti immagino».

Progetti per il futuro?
«Mi piacerebbe continuare ad occuparmi di progetti diversi, ho una grande passione per i documentari, qualche anno fa ne ho realizzato uno che è quasi un lungo: “La tela di Giuliano”, è stato una bella palestra, ho vinto alcuni premi tra cui, a Bologna, il Doc Under 30, ecco mi piacerebbe continuare a girare documentari».

Le tematiche che prediligi? Sei tu a proporre i soggetti o ti vengono proposti?
«Entrambi, per esempio per “La tela di Giuliano” mi è stato proposto. In ogni caso lavoro, studio e faccio ricerca su temi diversi, per me è importante che ci sia una storia forte da raccontare. Non sono un esperto di motori e di macchine, confesso di non capirne un gran ché, nonostante ciò “La tela di Giuliano” parla di un meccanico che passa tutta la vita a costruire la macchina dei suoi sogni, la storia mi piaceva e l’abbiamo fatto».

Giuliano alias Penelope, una figura quasi mitologica?
«Si – sorride – la storia di Giuliano è come una tela tessuta senza mai una fine, nel momento in cui decideva che la macchina era pronta, da mettere in commercio, la smontava perché, secondo lui, non era mai perfetta. Difatti scherzosamente lo chiamavamo ‘Penelopo’, tra l’altro, la potenza del documentario è anche questa, sentire dai veri protagonisti, dar voce alle loro storie e renderli immortali ed è quello che è successo con “La tela di Giuliano” anche perché la scorsa estate, purtroppo, è venuto a mancare, ed il suo ricordo e quello di vedere la sua macchina girare per il circuito è stato un bel momento per tutti».

Hai mai pensato di riferirti al cinema?
«Si, assolutamente, mi piacerebbe fare soprattutto corti, in realtà ho un progetto già pronto e vorrei girarlo le prossima estate, il tema è molto attuale, non posso svelare niente, più avanti te ne parlerò».

Alessandro ha la stoffa del regista, sa come creare la suspanse e sorprendere con sagace ironia. Ci salutiamo con la promessa di incontrarci nuovamente il 4 marzo prossimo, data di celebrazione di Lucio e di presentazione del videoclip.

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