Frammenti dai Giuramenti di Mariangela Gualtieri e Cesare Ronconi | Teatro Valdoca

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Note sparse, per impossibilità e gratitudine, a partire da Album dei Giuramenti e Tavole dei Giuramenti. Ascoltando lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi.

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BREVE PREMESSA

Ci sono opere che è facile analizzare, sezionare, o almeno provare a raccontare: descrizioni di descrizioni.

Altre, impossibili da comprendere, che chiedono forse unicamente di nominare qualche frammento che sta prima o dopo, o a fianco, sopra o sotto.

Sviluppi rizomatici, come regali.

 

frame de Gli Indocili di Ana Shametaj

DI COSA SI STA PARLANDO

È opportuno riportare interamente, per chiarezza, la scheda di presentazione pubblicata dall’editore Quodlibet:

Album dei Giuramenti e Tavole dei Giuramenti – i due volumi che qui presentiamo – vogliono condividere con il lettore i tratti di un’avventura teatrale memorabile – che ha portato allo spettacolo omonimo – e soprattutto fissare quanto si è depositato nel lungo periodo di lavoro, in pensieri, versi e immagini, quanto cioè, al di là dello spettacolo, mantiene vitalità propria, in dialogo col più vasto e comune canone teatrale.
Dopo due anni di incontri e seminari, Cesare Ronconi ha formato un gruppo di dodici attori e con loro, in un luogo appartato e selvatico, l’Arboreto di Mondaino, ha guidato tre mesi di vita in comune, in un tempo che era insieme di prove teatrali, di studio, di vita nel bosco, fino alla formazione di un «corpo di corpi», cioè di un Coro teatrale caratterizzato da «empatia, impasti profondi che lo generano e lo tengono in vita».
L’Album dei Giuramenti, nella prima parte (Stanze), contiene le riflessioni teoriche di Lorella Barlaam, intorno ai temi che hanno segnato i passaggi chiave di quanto vissuto insieme, agganciando il presente all’arcaico, il quotidiano alla tradizione dei classici e dei maestri contemporanei. Sono pensieri che attraversano figure dell’intreccio millenario e ricercano il capogiro di parole che stanno alle origini del teatro, alle origini del pensiero filosofico e le cuciono a quell’intenso presente.
Ed è proprio prendendo ispirazione dalle lezioni di Barlaam e dal lavoro del regista con gli attori che ogni giorno Mariangela Gualtieri presentava i suoi versi, scritti durante la notte, alla «comunità teatrale animale», e subito passati al vaglio vibrante della voce, versi che qui, nella seconda parte del libro, compongono il testo vero e proprio di Giuramenti. Non vi è «trama», non si tenta di cesellare sviluppi psicologici, bensì, come scrive Mariangela Gualtieri, si chiamano «attori e spettatori a farsi insieme comunità teatrale, in un patto duraturo con la propria pienezza, fedeli a sé stessi e al mistero, in questo tempo che spegne e separa».

Nel secondo tomo, Tavole dei Giuramenti, vengono riportate alcune visioni delle prove, del lavoro e della vita comune, una elaborazione di fotogrammi che Ronconi ha passato al banco ottico, in una sequenza che restituisce la cifra dell’avventura vissuta: senza ornamento, senza seduzione, in una eleganza selvatica e minima, secondo la legge del bosco, della sua ombra e dei suoi animali. Gli animali ripresi in foto notturne infatti, fanno album insieme agli attori, come componenti di una medesima e più vasta comunità. C’è in questo secondo tomo il tentativo di rievocare, per quanto possibile, l’aspetto esperienziale del lavoro, la magia naturale di un luogo che ha quasi spontaneamente dato alla luce un obliquo culto di quella completezza «divina» potenzialmente accessibile a ognuno di noi, ma eternamente sfuggente.

Le immagini elaborate da Ronconi provengono dal documentario Gli Indocili (produzione Ubulibri in collaborazione con Rai Cinema, Italia, 2019, 67’), che la regista Ana Shametaj ha girato a L’Arboreto nei tre mesi di permanenza della Compagnia. Quelle degli animali sono opera di Michele Bruzzi.

 

Tavole dei Giuramenti_Cesare Ronconi

 

FRAMMENTI

Ventidue anni fa, era il 1997, imbattersi Nei leoni e nei lupi di Teatro Valdoca, a Cesena.

Un’epifania. Una rivelazione. Una rivoluzione dello (nello) sguardo.

Quella sfrontata libertà. Quella magnetica selvatichezza. Quell’anarchico rigore. La maestosa verità di quelle parole.

Di tanto in tanto, tornava lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi. Come adesso.

 

frame de Gli Indocili di Ana Shametaj

 

A sbirciare la laboriosa e attenta nascente comunità temporanea di Mondaino che affiora dalle pagine vien da pensare a Rainer Maria Rilke, ai suoi Appunti sulla melodia delle cose: «Solo nell’ora comune, nella comune tempesta, nella stanza in cui si incontrano, essi si ritrovano».

E ancora: «Sempre veglia dietro di te una grande melodia, tessuta di mille voci, entro la quale solamente qua e là trova spazio il tuo assolo. Sapere quando devi fare il tuo ingresso, questo è il segreto della tua solitudine: così come l’arte della vera comunicazione consiste nel lasciarsi cadere dall’elevatezza delle parole nella melodia comune».

Vien da immaginare il lavorìo di Rudolf Laban a Monte Verità, alla sua visionaria ricerca delle condizioni, o meglio delle leggi naturali, dell’espressione.

Lontano da ogni accademia.

Nel tentativo di addivenire a un accadimento scenico «dinamico ed espressivo, autosufficiente e significativo»: analogamente a ciò che di Giuramenti è poi stato dato a vedere, forse.

Vien da ricordare il progressivo immergersi nel paesaggio di quattro Madonne dipinte da Giovanni Bellini tra il 1470 e il 1505: l’opera e (è) il mondo.

 

1. Giovanni Bellini, Madonna greca, 1470

 

2. Giovanni Bellini, Madonna con Bambino, 1480

 

3. Giovanni Bellini, Madonna con Bambino, 1490

 

4. Giovanni Bellini, Madonna del Prato, 1505

 

Vien da mormorare la celebre poesia di Zanzotto:

Ormai la primula e il calore
ai piedi e il verde acume del mondo

I tappeti scoperti
le logge vibrate dal vento ed il sole
tranquillo baco di spinosi boschi;
il mio male lontano, la sete distinta
come un’altra vita nel petto

Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio
qui volgere le spalle.

 

frame de Gli Indocili di Ana Shametaj

 

Epico, aggettivo. Attinente alle grandi narrazioni poetiche, volte all’esaltazione degli eroi. Che oltrepassa di gran lunga i limiti delle comuni forze materiali e spirituali. Nel linguaggio della critica letteraria contemporanea spesso contrapposto a lirico, col senso di “vigorosamente oggettivo e narrativo”. Origine: dal latino epĭcus, dal greco epikós, derivato di épos “parola”.

 

Tavole dei Giuramenti_Cesare Ronconi

 

Sfogliando le tavole di Ronconi.

Foto in bianco e nero. Anche sfocate. Anche sovra-esposte. Quelle di animali sembrano frame di una telecamera di sorveglianza.

Tra certificazione del reale e costruzione di un immaginario -da sempre le due funzioni fondamentali di ogni immagine- questi collage prendono pezzi di mondo e lo ricreano, presentandolo.

Lo sguardano.

Ce lo fanno vedere com’è.

Non aumentato. Non selezionato. Antigrazioso (Boccioni docet).

Occorre una gran fiducia nelle cose, a concepire opere così.

Una rosa è una rosa è una rosa.

 

frame de Gli Indocili di Ana Shametaj

 

Umani e animali, in queste tavole.

Animalità evocata e invocata.

Un dubbio su cui sarebbe bello dialogare con gli autori: quanto è realmente possibile (desiderabile) una piena condizione di naturalità, giacché il corpo di ciascuno è fin dalla nascita culturalmente in-formato e non vi è nulla o quasi che possa di fatto dirsi veramente libero da tale pre-condizione?

*

Per concludere queste poche righe sconclusionate: sfogliando l’Album e le Tavole affiorano alla memoria le fotografie di Claudine Doury.

Le facce da lei ritratte sembra prendano luce da tutte le parti.

E così quelle della comunità di Giuramenti.

E quelle parole.

E quell’avventura.

 

foto di Claudine Doury

 

foto di Claudine Doury

 

foto di Claudine Doury

 

foto di Claudine Doury

 

Dire grazie, almeno.
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MICHELE PASCARELLA

 

info: http://www.teatrovaldoca.org/ https://www.ubulibri.it/ https://www.quodlibet.it/

 

 

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