Netflix, un trionfo di nomination agli Oscar

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Il 2020 è iniziato da poco e con esso anche la stagione dei premi cinematografici. Dopo i Golden Globe, si dà il via ora al countdown per la Cerimonia degli Oscar che si terrà il prossimo 10 febbraio. Nel frattempo sono da poco uscite le nomination, che hanno aperto l’ormai tradizionale dibattito pubblico attorno ai candidati e ai pronostici sui probabili vincitori e favoriti.

Come accaduto con i Golden Globe, un soggetto in particolare sembra essere sulla bocca di tutti: Netflix. Infatti, la sua presenza alla settantasettesima cerimonia dei Golden Globe è stata impressionante con un totale di ben trentaquattro candidature divise equamente tra diciassette nomination per il cinema e altrettante per la televisione. Nonostante questo, i Golden Globe lo hanno premiato con solamente due statuette alla miglior attrice non protagonista Laura Dern in  Storia di un matrimonio e alla miglior attrice in una serie drammatica Olivia Colman in The Crown.

Eppure, ecco che gli Oscar lo rilanciano con altre ventuno nomination: The Irishman di Martin Scorsese si aggiudica la candidatura per miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista per Al Pacino e Joe Pesci, miglior sceneggiatura non originale, miglior fotografia, migliori effetti speciali, migliore scenografia, miglior montaggio e miglior costume; I due Papi di Fernando Meirelles gareggia invece nella sezione miglior attore protagonista con Jonathan Pryce, migliore attore non protagonista con Anthony Hopkins e miglior sceneggiatura non originale; in numerose nomination anche Storia di un matrimonio di Noah Baumbach candidato a miglior film, migliore attore protagonista per Adam Driver e migliore attrice protagonista per Scarlett Johansson, miglior attrice non protagonista per Laura Dern, miglior sceneggiatura originale e migliore colonna sonora. Grande scomparsa rispetto ai Golden Globe è Dolomite Is My Name di Craig Brewer, sostituito però da ben due nomination nella sezione miglior film d’animazione dove spiccano Klaus e Dov’è il mio corpo?, del quale Netflix cura la distribuzione.

Non è la prima volta che Netflix compare tra le nomination di quello che può essere considerato il più importante premio cinematografico a livello mondiale: la sua vittoria lo scorso anno con Roma di Alfonso Cuarón che si è aggiudicato le statuette di miglior regia, miglior fotografia e miglior film straniero, ha fatto molto parlare. Senza voler azzardare pronostici per i possibili vincitori di questo 2020, la presenza così pregnante di Netflix tra le nomination agli Oscar fa pensare a ritroso a tutta la storia del cinema, alle innumerevoli volte in cui si è sentito affermare il cinema è morto o sta morendo, nonché alla scalata lenta ma trionfante del produttore e distributore americano che a partire dal 1997, anno della sua nascita come semplice attività di noleggio DVD, arriva oggi a conquistarsi uno dei podi più ambiti. È indubbio infatti che la sua presenza testimoni, prima di tutto, come il colosso californiano si sia aperto un varco nel mondo della produzione e della distribuzione di qualità internazionale.

La massiccia presenza di Netflix nel futuro prossimo di questi Oscar ci dice però anche un’altra cosa: il cinema non è morto e non sta affatto morendo, sta solamente cambiando, si sta evolvendo e si accinge ad entrare in una sua nuova fase. Se si osserva la storia del cinema infatti, è l’affermarsi di un modo di produzione e di distribuzione, quello hollywoodiano, che fa sì che la settima arte si trasformi in un vero e proprio trionfo di successi e di incassi. Un modo che ha subito molti cambiamenti nel corso degli anni e ogni trasformazione ha portato a un mutamento di stile, di percezione e, perché no, anche di pubblico, ma non ne ha mai decretato la morte. Netflix è stato semplicemente capace di cogliere una nuova sensibilità e necessità dell’odierna società del “multi schermo”, affermando con forza che non è il metodo di distribuzione a decretare la qualità di un prodotto. The Irishman, Storia di un matrimonio e I due papi sono l’esempio lampante di questo percorso: presentati ai principali festival e candidati a numerosi premi cinematografici, usciti nelle sale e ora sulla piattaforma online, testimoniano come un prodotto sia in grado di andare incontro a necessità e gusti di diversi pubblici, senza per questo perdere di qualità. A questo proposito, mi sembra interessante accennare anche all’iniziativa di The Space Cinema (presente in Emilia Romagna a Bologna, in viale Europa, 5), che nel 2018 ha lanciato la proposta di un abbonamento speciale, il The Space Pass, che con un abbonamento mensile o annuale permette agli spettatori di vedere tutti i film presenti in sala, senza un numero limite di accessi. Una proposta che non può non portare alla mente i canoni mensili delle piattaforme streaming come Netflix, con la differenza che invece di portare il cinema a casa di ognuno, sono gli spettatori a recarsi al cinema, inteso come sala e luogo di incontro. La necessità di uno spazio fisico che neanche Netflix rinnega, come testimonia la sua recente opera di riapertura di un cinema storico di New York dove proiettare i suoi film. Si tratta di iniziative che rispondono alle necessità dei cosiddetti nostalgici, di coloro che ancora sentono l’esigenza di vedere un film sul grande schermo e che ne sanno apprezzare la differenza, ma che testimonia anche come le piattaforme online abbiano attivato quella fase di cambiamento e di transizione di cui si parlava che non decreterà affatto quella più volte pronosticata morte del cinema.

Credo che, indipendentemente dalle vittorie o non vittorie che Netflix si aggiudicherà ai prossimi Oscar, sia importante prendere atto di questa atmosfera di cambiamento e di trasformazione che la sua presenza all’interno di questo premio cinematografico testimonia. Ad essere onesti, credo sarà difficile in futuro immaginare un cinema che non tenga conto di questo nuovi metodi di produzione e di distribuzione, tra i quali al momento Netflix spicca per qualità e capitale.

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