Andrà sana e lontana

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Il Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat, organizzazione no profit di Marina di Ravenna, sta salvando decine di animali accidentalmente pescati in Adriatico: dopo le necessarie cure riabilitative tornano libere varie specie di squali, tartarughe, razze, aiutando così a preservare il nostro mare dal predatore più pericoloso: l’uomo.

Non era la prima volta che Onda incontrava un essere umano. Aveva già avuto una disavventura con un gruppo di persone che viaggiavano su un motoscafo e l’avevano urtata accidentalmente con l’elica, per fortuna senza causarle grossi danni. Poi quel sacchetto di plastica abbandonato da un umano che aveva ingerito scambiandolo per una medusa e infine il pescatore che l’aveva intrappolata nella rete e tirata sulla sua barca.

Pensava che sarebbe morta così, senza neanche capire il perché. E invece si era ritrovata dentro quello strano posto dove l’avevano curata. Dopo un po’, aveva espulso l’odioso sacchetto, era ritornata a nutrirsi normalmente e aveva riacquistato le forze. Il 26 agosto successe qualcosa. La misero dentro una cassetta di plastica e poi su un camioncino. Le venne il dubbio che avessero deciso di ucciderla anche se le sembrava strano dopo tutte quelle cure ma aveva imparato a sue spese che gli esseri umani sono strani. Dopo un breve viaggio, l’avevano caricata su un gommone e lei aveva sentito di nuovo il profumo del mare. Poi era successo. La ragazza sorridente aveva preso la cassetta e l’aveva fatta scivolare delicatamente in acqua. Onda era di nuovo libera e si allontanò senza guardarsi indietro.

Simone D’Acunto è il direttore del CESTHA, Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat, che ha curato Onda, un esemplare di tartaruga marina Caretta Caretta recuperata da un pescatore che l’aveva vista in difficoltà al largo di Marina di Ravenna, e l’ha liberata in mare il 26 agosto scorso insieme a Mariasole Bianco, biologa marina e volto del programma di Rai 3 Kilimangiaro.

«Da maggio 2019, dopo aver ricevuto l’autorizzazione ufficiale, abbiamo recuperato già 15 tartarughe marine. Il 40% è arrivato qui con problemi di galleggiamento, inappetenza e pericolosi blocchi intestinali provocati dall’ingestione della plastica, scambiata per cibo» spiega D’Acunto.

Quindi Onda è nata su una costa romagnola? «In estate l’alto Adriatico è un’ottima zona di pesca per la tartaruga marina, se ne stimano tra i 25.000 e i 75.000 esemplari. Onda dovrebbe essere arrivata dalla zona di Porto Garibaldi ma è impossibile sapere con precisione il suo luogo di nascita. Non abbiamo individuato nidi di tartarughe sulle spiagge romagnole ma ci sono molti indizi della loro possibile presenza. Il gruppo di ricercatori di Porto Garibaldi TAO (Turtles of the Adriatic Organization) se ne sta occupando e ha già siglato un protocollo di intesa per il monitoraggio di alcune spiagge tra Ferrara e Ravenna. I ricercatori del TAO sostengono che non troviamo nidi di tartaruga solo perché non li cerchiamo. Le tartarughe fanno il nido di notte e se ne perdono le tracce con la pulizia delle spiagge al mattino, ma questo non significa che non ci siano».

CESTHA è un’organizzazione no profit con sede a Marina di Ravenna nel complesso storico dell’antico Mercato del Pesce, riconvertito in centro di ricerca. Si occupa del recupero delle catture accessorie della pesca, della loro riabilitazione e del ritorno in mare, di programmi di conservazione delle specie a rischio e promozione di attività di gestione sostenibile. Ogni anno, soprattutto in estate, ospita e cura molti animali recuperati dal mare, grazie alla collaborazione con i pescatori locali, che dal 2015 consegnano personalmente ai volontari gli animali considerati scarti, che prima andavano incontro a una morte inutile. Prima della restituzione in mare, a tutti gli animali viene dato un nome e applicata una targhetta con codice alfanumerico inserito in una banca dati internazionale per monitorarne il passaggio, nel caso dovessero essere ripescati in mare o trovati su una spiaggia. Oltre alle tartarughe, CESTHA si occupa anche e soprattutto di squali.

«L’ipotesi della presenza di un’area di parto di alcune specie di squalo tra Ferrara e Ravenna ha delle fondamenta molto solide e se ne sta approfondendo la ricerca. Abbiamo recuperato più di cento squali dall’inizio della nostra attività, è un animale al quale siamo molto affezionati, perché è ingiustamente temuto. Ci sono più probabilità di morire facendosi la doccia che di essere attaccati da uno squalo. Tra tutte le specie esistenti, solo una è pericolosa per l’uomo e non ve ne è traccia in Adriatico, dove troviamo soprattutto verdesche, squali grigi e palombi. Quest’ultima è addirittura a rischio di estinzione perché viene pescata legalmente proprio durante il suo periodo di riproduzione ed è presente persino nelle mense scolastiche» racconta D’Acunto.

E il trigone viola di cui si è parlato tanto quest’estate? È recente il caso di un esemplare femmina salvato dopo essere stato preso a bastonate da un bagnante. «Anche il trigone viola è una specie di squalo. Ogni anno ci arrivano esemplari malridotti perché, dopo essere arrivati sulla battigia per partorire, vengono colpiti da passanti che li credono pericolosi. In realtà, lo diventano solo se provocati, come tutti gli animali. Di fatto, l’uomo è l’unico animale veramente pericoloso presente in natura. Il trigone recuperato a Casal Borsetti è adesso nel nostro centro ed è stato chiamato Sole da Mariasole Bianco, che era presente presso di noi in quei giorni. Stiamo cercando di salvarlo; per ora ha superato la fase critica, ora vedremo come procederà. Uno dei nostri obiettivi principali è insegnare che non è necessario uccidere a tutti i costi».

Chissà se il sacchetto ingerito da Onda veniva dal Pacific Trash Vortex, nome da colossal catastrofico che definisce l’immensa isola di plastica presente nell’Oceano Pacifico. Un vortice di correnti superficiali ha concentrato i rifiuti plastici gettati, persi o scaricati in mare, che si stanno lentamente scomponendo in piccoli frammenti. La maggior parte è così piccola da non essere distinguibile dal plancton, finendo nello stomaco dei pesci, per poi risalire lungo la catena alimentare fino all’uomo.

C’è il rischio di un’isola di plastica anche in Adriatico? «La plastica è presente in tutti i mari. In Adriatico abbiamo avviato un progetto di recupero, offrendo ai pescatori degli incentivi e puntando sul miglioramento della qualità del pescato. Queste iniziative però non bastano e ridurre il consumo di plastica è l’unica vera strada percorribile. Da parte nostra, contribuiamo tramite la divulgazione e la promozione dell’utilizzo di materiali alternativi alla plastica presso gli stabilimenti balneari, le sagre e i festival».

Tra le varie attività, CESTHA collabora anche al progetto Europeo PRIZEFISH per la pesca sostenibile in Adriatico. L’idea è rendere più vantaggioso il prodotto pescando meno e meglio, per esempio attraverso l’utilizzo di attrezzature più efficienti. Se la qualità del pescato è migliore, infatti, lo si può vendere a un prezzo più alto, eliminando la necessità di accumulare grossi quantitativi per ottenere un guadagno accettabile.

E allora via con la promozione dei nuovi sport da spiaggia, come la caccia al mozzicone e il recupero delle bottiglie abbandonate, che siamo certi saranno di tendenza a partire dalla prossima stagione.

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