Laminarie. Dieci cartoline da Timișoara

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Il gruppo guidato da Febo Del Zozzo e Bruna Gambarelli da anni dà vita a un percorso di ricerca teatrale che si articola in progetti itineranti site-specific nei quartieri periferici di diverse città, coinvolgendo in prima persona gli abitanti del luogo. 

Nel mese di ottobre 2019 Laminarie ha viaggiato fino a Timișoara, in Romania.

Midollo è Il progetto che la compagnia propone affinché sia realizzato nell’ambito delle manifestazioni per Timișoara 2021, Capitale Europea della Cultura: «È uno spettacolo itinerante da realizzarsi in un edificio significativo in collaborazione con i cittadini e con intellettuali e studiosi della città. È già stato realizzato a Bologna e a Roma. Per realizzare il progetto a Timișoara siamo partiti da una prima fase di studio, avvenuta nell’ottobre scorso contestualmente alla presentazione dello spettacolo Dentro le cose verso Midollo».

Abbiamo chiesto ai protagonisti di aggiungere alcune didascalie, sollecitati da domande elementari, sotto a dieci immagini da loro realizzate durante il viaggio.

Ecco ciò che ne è venuto fuori.

Tre elementi fondamentali di questa città?

Timișoara è una città accogliente, multietnica e multiconfessionale, architettonicamente imprevedibile, decadente e bellissima, luminosa e culturalmente molto attiva. Da sempre un crocevia mitteleuropeo, è attraversata anche da conflitti generazionali tra chi ha vissuto il periodo precedente alla rivoluzione e chi è nato successivamente alla deposizione di Ceausescu, tra chi è emigrato e chi è ritornato, tra chi legge il presente e chi vive in un passato velato da una falsa nostalgia.

Timișoara è nota per essere la prima città europea ad essere stata dotata di illuminazione elettrica pubblica. È definita “città dei lumi”, anche per l’influenza dell’illuminismo che, a detta di molti studiosi locali, ne ha determinato la vera identità.

Lo studioso italiano Francesco Griselini ci racconta la città attorno al 1770: già allora Timișoara si sviluppa come città multietnica, con una grande percentuale di popolazione Rom. In particolare, le integrazioni delle diverse comunità daranno luogo, nel quartiere di Fabrica, a un esperanto linguistico favorito anche dal fatto che quasi tutti i cittadini di tutte le età parlano diverse lingue.

Quali saperi vi hanno accompagnato, in questo viaggio?

Un’attitudine punk, l’allenamento all’imprevisto e a questo tipo di esperienze, la fede nel teatro.

La capacità di abitare temporaneamente spazi sconosciuti, confidare negli incontri, la capacità di coinvolgere altri artisti, la curiosità, il saper perdere pur avendo sempre presente l’opera che si desidera mettere alla prova.

Bruna, cosa stavi cercando?

Volevo solo capire come era organizzato il catalogo di questa bellissima biblioteca, purtroppo chiusa al pubblico, così sono partita da un’autrice che conosco.

Qual è la vostra definizione di “bellezza”? E di “bruttezza”?

Ogni immagine suggerisce bellezza quando lascia allo sguardo la possibilità di immaginare. È brutta un’immagine confezionata che non lascia spazio al pensiero che riduce le nostre azioni ad atti scontati.

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Quali pericoli si corrono, personali o artistici, in un viaggio come questo?

Questo tipo di progettualità si nutre del rischio, gioca con la possibilità che tutto possa prendere una piega non voluta, sia in senso positivo che in un senso non augurabile.

Quando si entra in diretto contatto con edifici e le persone che li abitano, si lavora con sconosciuti e si accetta il rischio del possibile fallimento del progetto. Questa grande libertà sembra essere preclusa in molti luoghi della cultura. Noi abbiamo potuto sperimentare e ricercare la relazione teatrale che volevamo istituire in autonomia. I limiti sono dettati dalle strutture architettoniche dagli esiti attorali, che sono frutto di relazioni umane e artistiche impreviste.

Ma in questi limiti risiede una grande libertà.

Gli ostacoli maggiori risiedono nella difficoltà di comunicare il pensiero che ha generato e guidato la nascita del progetto o in tutte le questioni logistiche che non dipendono solamente dall’operato della Compagnia. A un certo punto le domande si affollano simultaneamente: quello che stiamo facendo basterà? È il modo giusto? Dove ci porta quello che siamo, dove ci spingono le domande che ci muovono?

Quasi sempre tutto si risolve nella prassi e nella capacità di attraversare gli imprevisti, per farli diventare parte del gioco.

Cosa avete scoperto, di inaspettato?

Le difficoltà linguistiche non hanno determinato nessun limite al progetto.

Che era possibile ottenere l’utilizzo della caserma “U”: spazio unico, pericoloso e bellissimo

La straordinaria complicità tra donne che ricoprono ruoli solitamente riservati ai maschi: imprenditrici e proprietarie di edifici, direttrice tecnica del principale teatro di Timișoara, direttrice dell’Accademia, componenti del consiglio direttivo di Timișoara 2021.

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Quali collaborazioni artistiche siete riusciti ad attivare?

Con studiosi, artisti, studenti delle Accademie di arte visiva e arte performativa, centri culturali indipendenti, docenti, cittadini, giornalisti, direttori dei musei e dei conservatori.

Per questo primo studio, la Compagnia ha coinvolto in scena i musicisti della Facultatea de Muzică si Teatru – UVT.

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Cosa vi siete portati a casa?

Il desiderio di tornare.

La brama di poter fare il nostro mestiere in luoghi straordinari, sempre in bilico.

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Quali nodi restano irrisolti, per il Midollo a venire?

I nodi irrisolti sono ancora molti ma attualmente sembrano facezie rispetto all’emergenza che stiamo tutti attraversando.

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Quali “angeli” hanno vegliato su di voi?

Quelli che portiamo sempre con noi.

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Grazie.

 

MICHELE PASCARELLA

 

info: http://www.laminarie.com/

 

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