Dialogo con il medico di base

0
106

La diuturna battaglia condotta dall’Ipocondriaco contro le malattie e la metafisica produce un’ecatombe di danni collaterali. All’ombra del Nostro vivono farmacisti ammorbati ma abbienti, amici sorridenti e alcolisti, congiunti affettuosi che sopravvivono grazie alle fantasie omicide: l’ossimoro è una forma di resistenza all’Orda. La vicinanza all’Ipocondriaco è un dramma troppo spesso taciuto. Ma nulla, neppure il Trittico delle Delizie di Bosch, può descrivere l’esistenza dell’interlocutore principale: il Medico di Base. Egli è vissuto dall’Acchiappamalattie come una sposa morganatica, come un San Paolo non ancora folgorato, come un Sancho Panza ignaro dell’esercito dei Mori, come un Siddharta prima dell’Illuminazione (la straordinaria maestria nell’utilizzo delle similitudini dell’Ipocondriaco è dovuta a decenni di esercizio nella descrizione dei sintomi, (ndr.).

Di seguito diamo conto di un dialogo di fantasia fra l’Ipocondriaco e il Medico di Base.

DIALOGO TRA L’IPOCONDRIACO E IL SUO MEDICO DI BASE

(Bozza di sceneggiatura per un cortometraggio)

Interno giorno, mattinata uggiosa.

L’Ipocondriaco entra, il Medico di Base sbianca e, d’istinto, porta la mano allo stetoscopio.

– Dottore buongiorno, come lei sa sono un po’ ipocondriaco e…

– Guardi, lo so bene viene tutte le settimane in ambulatorio…

– Bene, volevo capire come venirne fuori… chiedevo se lei poteva darmi qualche consiglio perché…

– Intanto, per la prima volta non è venuto con la diagnosi e la cura. Anzi, un vero ipocondriaco non ammetterebbe mai di esserlo…

– Infatti, anche se non è necessario offendere così, io sono veramente ammalato, lo dimostra il fatto che non sono riuscito a farmi una diagnosi…

Dinanzi a questa ammissione di debolezza, il Medico di Base affonda il colpo. Con lo sguardo vagamente sadico, saccheggia nozioni di psicologia apprese sui libri qualche decennio prima

– Cercherò di spiegarle, ascolti bene… l’ipocondria è l’ansia del persecutore… di più, è l’internalizzazione del persecutore e quando il persecutore è dentro… non c’è scampo, lei dall’ipocondria non guarirà mai perché ha un persecutore interiorizzato…

– Questa roba del persecutore sembra semplice, ma io non l’ho capita…

– Signor Mura mettiamola così, cercherò di essere più semplice… Lei ha compreso che sta vivendo la sua condizione come una minaccia interna?

– Sì…

– La sua angoscia è interna e si detenderà solo quando sarà definita…

– Aveva promesso che parlava facile…

– Lei ha letto più libri di me, con Lei non ho bisogno di parlare facile, sa benissimo che Lei si rassicurerà solo di fronte ad una malattia grave… Se mai le diagnosticherò il cancro, spero per lei di no, si rasserenerà… Perché secondo lei?

– Se mi viene il cancro non mi rassereno, lei non ha capito… Ho avuto un blocco renale per dodici volte e non sono mai stato sereno nessuna della dodici volte, mi creda…

– Ecco vede, era un leggero affaticamento renale…

– Cosa vedo?

– Ma le sembra… Io le ho parlato con franchezza, adesso sta a lei capire… Le faccio un ultimo esempio così non lasciamo spazi a interpretazioni: so che ha la passione per i romanzi, che legge, proviamo con la letteratura. Conrad ne “I Duellanti” parla della tensione vitale di fronte ad un persecutore e a un nemico; bene, il Persecutore può rappresentare una tensione esistenziale, una motivazione alla vita, nel suo caso il nemico è interno, lei non ha vie di fuga, mi dispiace, non guarirà… Arrivederci…

– Arrivederci e grazie mille per gli spunti, cercherò di farne tesoro…

L’Ipocondriaco è quasi fuori dall’uscio, il Medico di Base respira a pieni polmoni. Un attimo prima di chiudere la porta, il nostro torna sui suoi passi. Indossasse l’impermeabile, sarebbe uguale al tenente Colombo. Si rivolge al suo Sancho Panza.

– Un’ultima cosa…

– Mi dica…

– Dottore, ho notato che ha una leggera zoppia sulla gamba destra…

– Già (sbianca), un piccolo infortunio a calcetto…

– Ah, beato lei che non è ipocondriaco, un po’ di Voltaren e passa tutto giusto?

– Sì…

– Però…

– Però cosa? (il Medico di Base deglutisce).

– Niente, come dice lei: ho letto troppi libri e…

– E…

– Fossimo in un libro, sarebbe sicuramente gotta. Arrivederci…

– …Arrivederci, grazie…

(Dissolvenza in nero…)

NdA: l’utilizzo compulsivo dei puntini di sospensione è una dichiarata citazione di Louis Ferdinand Céline, scrittore e medico. La sua tesi di laurea dibatteva sull’importanza di lavarsi le mani per prevenire le infezioni…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.