SPIT THREE TIMES, La provincia padana di Reviati arriva negli States

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Nella provincia padana, in quel tempo che veniva prima di ogni connessione continuativa con il resto del mondo, i giovani scapestrati passavano le mattinate fuori dalla città, dove nessuno avrebbe potuto richiamarli ai loro doveri di scolari. I giorni si consumavano tra le esperienze della vita quotidiana, i brutti voti dell’istituto tecnico e i continui contatti con i popoli che riempivano le strade. Davide Reviati, pittore e fumettista, è stato uno di quei ragazzi, e ha scelto spesso di raffigurare proprio attraverso i fumetti e le illustrazioni la vita – ormai scomparsa – di quell’antica gioventù. La sua opera Sputa tre volte (Coconino, 2016) pluripremitata sta venendo tradotta in inglese, e il New York Times l’ha annoverata tra i libri stranieri più attesi quest’anno negli Stati Uniti, con il titolo di Spit three times. L’uscita è prevista il 7 aprile con la traduzione di Jamie Richards per conto dell’editore americano Seven Stories Press.

La traduzione in inglese è già stata considerata una delle pubblicazioni straniere più attese per il 2020 negli States, come si sente a riguardo?«Mi sento bene (ride, ndr). È già uscita una traduzione in francese, che tra l’altro è stata accolta con molto calore, tanto che l’opera è arrivata alle finali del Festival d’Angoulême, il più importante festival del fumetto in Francia e uno dei maggiori al mondo. È chiaro che questo fatto del New York Times è una cosa molto gratificante, spero che sarà un buon viatico per il libro».

Quale pensa sia la situazione della Graphic novel in Italia? a che punto siamo rispetto al resto del mondo? «In Italia la graphic novel, qualitativamente parlando, non ha nulla da invidiare al resto del mondo; ci sono anzi voci molto diverse, che approfondiscono questo genere da punti di vista diversissimi. Per quanto riguarda le vendite, il discorso è diverso. Non ci avviciniamo minimamente al numero di fumetti venduti in Francia, ad esempio, ed è forse proprio questo a rendere la graphic novel nostrana a un livello davvero alto: non essendo vincolata ad alcuna logica di profitto, forse gli autori sono più liberi. Uno dei problemi fondamentali in Italia è che da un lato poche persone leggono, dall’altro si ha un pregiudizio contro i fumetti, si pensa che un fumetto sia per forza una storiella per ragazzini (e quelli vendono come sempre), mentre ora questa comunità di autori e artisti sta davvero offrendo una nuova visione del fumetto, di espandere la grammatica di questo linguaggio, perché possa essere, come ha detto Goffredo Fofi qualche anno fa, davvero il genere più adatto a descrivere la modernità».

Sputa tre volte è un titolo forte e d’impatto, qual è la sua origine? «Sputa tre volte è una formula scaramantica che è in uso presso alcune comunità rom, è un allontanamento del malocchio, non è presente solo all’interno della cultura rom, ne ho trovato traccia nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, ma riti simili sono presenti presso tutte le comunità arcaiche. Mi piaceva che il titolo rendesse quasi il libro stesso un rito scaramantico, un amuleto contro tutti i problemi che vengono narrati: il razzismo, la paura del diverso…».

C’è quindi un intento sociale nel libro? «Il primo intento non è mai la denuncia, la prima mia esigenza quando scrivo e disegno è sempre quella di dare voce a un ricordo, a un’atmosfera che racchiuda tutti i ricordi e che li filtri e ne sappia offrire una sintesi esaustiva; poi la denuncia subentra successivamente, sperando che le storie a cui do vita possano racchiudere un significato un po’ più universale».

ALEX BERTOZZI

SPIT THREE TIMES di Davide Reviati (Seven Stories Press)

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