Lotta al terrore di CapoTrave. Note a una tragicommedia

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Lotta al terrore - foto di Luca Del Pia

 

Parlare di Lotta al terrore della compagnia CapoTrave diretta da Luca Ricci e Lucia Franchi nei giorni di quarantena da Coronavirus fa un’impressione strana. Il lavoro che fino a qualche settimana fa poteva ancora raccontare uno scenario astratto, o una situazione di pericolo lontana anni luce da noi, risulta adesso essere uno specchio che riflette in piccolo le reazioni di fronte a un grande pericolo reale.

Lotta al terrore catapulta il pubblico subito dentro il vivo della situazione. Un uomo non identificato – ma di chiara etnia egiziana – sequestra con un fucile i clienti di un supermercato posto in una cittadina il cui nome resta a sua volta ignoto, minacciando di uccidere tutti i presenti se non verrà il Sindaco ad ascoltarlo. All’interno dell’Ufficio del Comune, intanto, il Vicesindaco, un segretario e un impiegato cercano di chiamare il loro capo, che si trova fuori a sciare in montagna. Tra una chiamata infruttuosa e l’altra, i tre personaggi si trovano istericamente a riflettere sulla situazione. Essi alternano litigi sulle cause scatenanti del pericolo, adducendo motivazioni banali e acritiche (vi è chi come l’impiegato la rintraccia in un’eccessiva apertura verso la straniero, o chi come il segretario invoca la minaccia del terrorismo), a tentativi di accampare scuse per non assumersi la responsabilità di intervenire. L’apice dello “scaricabarile” sarà raggiunto quando i personaggi lasceranno a un’estrazione a sorte la decisione di chi sostituirà il Sindaco per cercare di fermare la carneficina. Infine, accade quanto nessuno aveva potuto immaginare e che distrugge tutti i luoghi comuni finora invocati. Lungi dall’essere un terrorista o uno straniero che ruba i soldi / il lavoro, il sequestratore si rivela essere il figlio del fruttivendolo del paese, ossia una persona onesta e che compie la strage per ragioni che restano ignote. Alla fine la carneficina ha luogo e i tre membri del Comune riceveranno – troppo tardi – la chiamata del Sindaco, che ridacchiando li ammonisce dalla segreteria telefonica di non lavorare mai e di essere sempre irreperibili.

 

Lotta al terrore – foto di Elisa Nocentini

 

Questa sintesi del contenuto dello spettacolo è sufficiente per isolare due piani dell’azione di Lotta al terrore. Fuori c’è lo spazio della tragedia e degli eventi foschi: le persone sequestrate e uccise, il potere che si bea irresponsabilmente in vacanza nel momento di maggiore bisogno, un disperato col fucile che fa una strage per motivi misteriosi, lo spettro del terrorismo. Dentro il Comune, invece, che è anche il solo piano dell’azione che il pubblico vede rappresentato direttamente e grazie ai tre attori in scena (Simone Faloppa, Gabriele Paolocà, Gioa Salvatori), c’è la commedia, o meglio il grottesco. Il Vicesindaco, l’impiegato, il segretario agiscono e parlano il più delle volte senza serietà, nel senso che le loro parole e le loro azioni risultano buffe perché del tutto inadeguate a comprendere o reagire al complesso avvenimento. Il risultato è così una tragicommedia. La tragedia del “terrore” è solo raccontata e sullo sfondo, mentre la commedia o la “lotta” che ha luogo dentro il Comune diventa il fulcro portante della rappresentazione, così come l’oggetto primo della riflessione degli spettatori.

Si comprende così che i luoghi comuni e in generale i gesti compiuti dai tre personaggi sono assolutamente voluti. La strategia di Lotta al terrore è infatti amplificare il contrasto tra la serietà della circostanza tragica e la ridicolezza della reazione, portando a far dominare sulla scena l’atmosfera di inadeguatezza. Non ci sono eroi buoni, né per converso un grande malvagio su cui si può almeno riversare odio e frustrazione. Il “male” è qui incarnato da una macchietta, un povero ragazzo spaurito e confuso. Queste indicazioni rivelano così qualcosa sulla natura umana, o almeno sui comportamenti che essa assume nelle circostanze eccezionali, mostrando la pochezza che in fondo è. La conoscenza di sé apre qui alla miseria morale e istituzionale. Laddove ci si aspetterebbe che gli esseri umani siano pronti, eroici e reattivi alle emergenze, si vede invece che il meglio che essi riescono a tirar fuori è l’abbandono allo scherzo involontario e alla risata consolatoria.

Non mancano certo momenti in cui anche la banalità, la tragedia e la comica inadeguatezza lasciano spazio a qualcosa di più alto. Capita infatti, soprattutto al personaggio del segretario, di abbandonarsi ad alcuni slanci lirici, o ad abbozzare ragionamenti che cercano di tenere conto della complessità dell’esistenza. È ciò che accade, ad esempio, quando il personaggio riflette che la verità «è sempre complicata. Più della sua e più di quella del Vicesindaco. Non è mai assoluta. È approssimativa. Mescola i buoni e i cattivi». Sarebbe perciò semplicistico pensare che l’umanità sia totalmente misera. Se anche le persone più banali e grette sono capaci di coraggio e intelligenza, è il segno promettente che la banalità e la comica isteria sia solo una faccia della natura umana, benché forse quella che si manifesta più spesso.

 

Lotta al terrore – foto di Luca Del Pia

 

Resta comunque il fatto che almeno Lotta al terrore mette più in evidenza il lato fragile e anti-eroico dell’umanità. Le parole conclusive dell’opera sono del resto quelle dell’impiegato, che al termine della tragicommedia riesce solo a sussurrare di aver paura di morire. L’agnizione che ha luogo dopo tutti gli eventi è soltanto un altro riconoscimento della propria debolezza.

Oggi che il Coronavirus imperversa le reazioni alla tragedia sembrano essere altrettanto inadeguate. Il pericolo è anzi stavolta rappresentato da una figura ancora più modesta rispetto al figlio del fruttivendolo: un microbo che si propaga senza aver coscienza del disastro che sta procurando alla nostra specie. Il “terrore” che esso arreca è ancora più tragico, la nostra “lotta” non meno ridicola.

ENRICO PIERGIACOMI

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Lotta al terrore, ideazione e drammaturgia Lucia Franchi e Luca Ricci. Con Simone Faloppa, Gabriele Paolocà, Gioia Salvatori. Voci off Massimo Boncompagni, Andrea Merendelli, Irene Splendorini. Costumi Lucia Franchi. Organizzazione Massimo Dottorini. Scena e regia Luca Ricci. Produzione CapoTrave/Kilowatt – visto allo Spazio Off di Trento, il 25 gennaio 2020 – per approfondire: http://www.capotrave.com/it/portfolios/la-lotta-al-terrore/

 

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