LA GIOCONDA DI CAVALLARO

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Se essere contemporanei è vibrare dello spirito del proprio tempo, questa azione-performance di Claudio Cavallaro è, per quanto mi riguarda, l’Opera Definitiva dei Tempi del Coronavirus.

Mi è arrivato lo screenshot stamani da un amico di Roma, dopo che la cosa girava già da qualche ora fra i suoi colleghi che se l’erano vista in diretta. Me l’ha mandata perchè sono un chitarrista, non sapendo che conosco l’autore di persona. E persino la chitarra.

Ora: la mossa in sè fa molto ridere. E’ una delle ultime cose logiche che possano venire in mente, a chiunque. Contiene l’assurdità dei gesti migliori, quell’assoluto essere totalmente dentro e totalmente fuori dal contesto che spinge a farsi domande, quasi obbliga a una reazione.

Ma per quanto mi riguarda va oltre.

E’ arte di denuncia sociale poichè svela – infine – la natura più intima dell’apparire sui social, e di un commentare sui social, che è sempre, sempre e solo, vendere qualcosa a qualcuno. Tutti coloro che hanno recepito come alieno il messaggio di Claudio sulla messa in vendita della sua (bellissima) Coronado degli anni ’60 durante il picco emotivo del discorso di Conte, non hanno capito che Claudio stava facendo la loro stessa esatta cosa. Tutti stavano sfruttando un canale popolare e un thread popolare per vendere qualcosa di loro al pubblico. Alcuni vendevano ingiurie e buonsenso da cittadini attivi-sui-social, lui la sua chitarra. Ci sono differenze? Sì. Che la chitarra vale qualcosa.

E’ arte di denuncia, quella di Claudio, perche’ riporta la narrativa dell’emergenza al livello base: la crisi che c’è. Il bisogno di tirare dentro due soldi, e poche rotture di scatole Eurobond Mes, Punt e Mes di Pil. Non solo. Da musicista, Claudio mette anche in scena la svendita simbolica di un settore, e di un mestiere, ad oggi completamente escluso da qualsiasi dibattito.

Conte annuncia i provvedimenti, ancora una volta nemmeno mezza parola sulle arti? Ecco la svendita del settore. Abbiamo solo chitarre vecchie, e pezze al culo.

Claudio mi dice che l’ha fatta di istinto, senza pensarci. Bene: il suo istinto ha creato una cosa importante.

Di questi mesi di delirio, questa è la cosa che vorrei ricordarmi con una risata grata.

Un vero capolavoro, chapeau.

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