I love Milton Glaser

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Milton Glaser.

È morto pochi giorni fa, a Manhattan, un giovanissimo designer di 91 anni, Milton Glaser.

In molti pensate di non conoscerlo, ma non è vero.

Un giorno del ’77, in un taxi, schizzò su una busta un segno che sarebbe diventato simbolo di New York, più della Statua della Libertà o dell’Empire State building.

La mia generazione aveva già conosciuto Glaser per il poster psichedelico su Bob Dylan. Quel poster coloratissimo, che citava un autoritratto di Duchamp aggiungendo una buona dose di allucinogeno, sembrava diffondere il folk-rock, nelle nostre camere, anche di notte.

Ma gli anni ’70 erano brutti tempi, per la Grande Mela. Gli abitanti stessi la percepivano come il centro del crimine di strada, una città decisamente poco accogliente, spesso ostile. Un’immagine così malridotta che lo Stato di New York lanciò una campagna di promozione turistica basata sullo slogan I love New York, e Bill Doyle, assistente alla Commissione per il Commercio, chiese a Milton Glaser di idearne il logo. Oggi la chiameremmo una operazione di re-branding (quando voglio darmi arie da guru della comunicazione, anch’io parlo così).

In poche settimane Glaser realizzò una soluzione tipografica, che fu vista, apprezzata, e immediatamente approvata. Ma quel giorno in taxi, gli venne un’altra idea. Chiamò Doyle, per dirgli che aveva una soluzione migliore, ma lui replicò: “Se la scordi. Sa cosa vorrebbe dire riunire tutti per un’altra approvazione?”. Insistendo, Glaser riuscì a mostragli il logo nuovo: Doyle convocò una riunione, e la nuova idea fu approvata.

Il simbolo I♥NY, un piccolo cuore rosso e tre lettere in American typewriter, è diventato un’icona della cultura pop, ispirando imitazioni – spesso indegne – in ogni luogo e su ogni supporto.

Dopo l’attentato del 2001, Glaser ne progettò una variante, che recitava I♥NY MORE THAN EVER, con la stessa grafica ma un’ammaccatura livida sul cuore.

Milton Glaser ci ha lasciato nel giorno del suo 91° compleanno. Aveva iniziato a disegnare da bambino, e non ha mai smesso. Da ragazzo aveva vinto una borsa di studio per venire a Bologna, all’Accademia di Belle Arti, dove fra gli altri aveva seguito il corso di incisione tenuto da Giorgio Morandi.

È stato uno degli inventori dell’immaginario visivo dei nostri decenni. Ha fatto poesia con segni grafici e illustrazioni capaci di incidere sulla cultura globale di intere generazioni.

Immagino che adesso, lassù, Umberto Eco gli abbia aperto una bottiglia del suo vino migliore. E che Glaser, sul tovagliolo, stia disegnando un nuovo logo per il paradiso.

 

 

 

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