Lia Tomasich vince il Premio Gran Giallo di Cattolica

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Il racconto Il sussurro delle ossa di Lia Tomasich vince il XLVII Premio Gran Giallo Città di Cattolica.

La giuria composta da Barbara Baraldi, Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni, Franco Forte, Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Simonetta Salvetti e Ilaria Tuti ha premiato all’unanimità il racconto con la seguente motivazione:

Per aver saputo costruire una storia d’atmosfera che si sviluppa intorno alla crescita di un personaggio di spessore, la cui anima corrusca e controversa si espande e illumina durante la discesa negli inferi di un’indagine complessa, apparentemente impossibile. Una ricerca che, partendo dallo studio di vecchie ossa lo porterà a riprendere fiato quando tutti i fili verranno al pettine, spezzando l’apnea del lettore trascinato nelle atmosfere cupe di un villaggio fantasma che si rianima con i contorni oscuri di un delitto del passato.

Romana, classe 1959, Lia Tomasich è traduttrice di professione. Ha pubblicato vari racconti ed ottenuto diversi riconoscimenti e non è la prima volta che partecipa al concorso.

Quest’anno lo ha fatto in compagnia di altri 133 concorrenti, un numero in continua crescita che prosegue il trend positivo degli ultimi anni.

Un folto gruppo di aspiranti giallisti che arriva da 18 regioni italiane, le più rappresentate Lazio, Emilia Romagna e Lombardia, e che si divide tra i mestieri più disparati: tra di loro ci sono infatti medici, operai e biologi, impiegati e insegnanti, tutti uniti dalla passione per la detection e il noir. Scorrendo le loro date di nascita si legge tra le righe un amore che coinvolge almeno 3 generazioni: l’autore più giovane ha 15 anni, il più esperto 83.

Ma sono le penne di quelli nati tra gli anni 70 e gli anni 80 le più prolifiche. Scrivono tutti per passione, pochi per lavoro, vivono in Italia, ma il racconto di qualcuno era conservato in un cassetto all’estero: per la precisione in Francia, Portogallo e Germania.

Sul podio sono saliti anche altri 3 racconti. Al secondo posto Skinny di Valentino Eugeni, un informatico irrazionale che sviluppa videogiochi e terzi ex-aequo Desdemona di Michele Scoppetta e Pia nella bolla di Massimo Tivoli.

Scoppetta, nato nel 1983 a Sarno è un lettore onnivoro, autore di racconti brevi in diverse antologie, è stato anche in passato un finalista del Premio; Tivoli è un professore universitario aquilano con la passione per la narrativa e la corsa.

I lavori sono stati selezionati da una pregiuria di addetti al settore formata da Luigi Boccia, Claudio Bovino, Catia Corradi, Simona Godano, Marco Ischia, Antonella Mecenero, Samuele Nava, Giulio Palmieri, Cristina Rossettini, Salvatore Stefanelli e Andrea Valeri.

Durante la cerimonia, svoltasi venerdì 31 luglio in piazza 1° Maggio, sono stati proclamati anche altri due premi.

Il Premio Alberto Tedeschi, riconoscimento per il miglior romanzo giallo italiano inedito istituito nel 1980 e dedicato alla memoria di Alberto Tedeschi, storico direttore de Il Giallo Mondadori, traduttore e figura fondamentale della letteratura gialla e di genere italiana. Quest’anno il premio è stato vinto da Il senso delle parole rotte di Massimiliano Giri.

Assegnato anche il Premio Alan D.. Altieri, nato nel 2018 per omaggiare lo scrittore e sceneggiatore prematuramente scomparso e vinto da Franco Luparia che, con lo psudonimo Jason Hunter, ha vinto il Premio con il romanzo Agente Roachford. Caccia all’ incubo.

 

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