Misano, storia di un circuito

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foto di Alex Ricci

Furono gare automobilistiche di Formula 2, Formula Ford e Challenge Ford Mexico che in un tardo Luglio del 1973, inaugurarono l’allora circuito Santamonica di Misano Adriatico, con tanto di Santa Messa “del Pilota” celebrata la Domenica alle ore 11 da Sua Eccellenza il Vescovo di Rimini.

La cosiddetta “pista del mare”, oggi intitolata a Marco Simoncelli, era nata con l’intento di dare alla Romagna, antica terra de mutor e di motociclisti, un impianto permanente su cui disputare le corse che fino ad allora si svolgevano su tracciati cittadini allestiti per l’occasione. Gare importanti alle quali partecipavano i migliori piloti del mondo su motociclette che i più esperti meccanici preparavano per la competizione con la massima maestria. Ciò che attirava personaggi come Read, Agostini, Pasolini, Ubbiali, Liberati, Venturi, Provini, Bergamonti, Grassetti, Hailwood, Ivy, Redman, Surtees, ecc… erano i ricchi premi in denaro messi in palio dai Moto Club locali che organizzavano l’evento. Con un livello altissimo, questa che nel linguaggio odierno potremmo definire una “series”, era il prologo del Campionato Mondiale, degli altri campionati nazionali e faceva da introduzione sia alla stagione sportiva ufficiale che a quella balneare. Cesenatico, Rimini, Riccione e Milano Marittima inserivano nel calendario degli appuntamenti estivi le competizioni sui rispettivi percorsi cittadini dando vita, insieme all’intraprendenza imprenditoriale romagnola, al fenomeno della “Mototemporada”.

Prima della Seconda Guerra Mondiale, possedere una motocicletta era cosa per pochi benestanti, ma questo non influiva negativamente sulla crescente passione del popolo romagnolo che vedeva già negli anni venti una fitta serie di eventi sponsorizzati dalla propaganda nazionale di allora.

Nel dopoguerra fu invece fisiologico recuperare ogni mezzo a disposizione nell’intento comune e personale dei cittadini, di ricostruire il Paese. Dalle prime Indian e Harley Davidson che si vedevano convertite ad utilizzo civile dopo il conflitto, arrivarono anche Zundapp, Norton, BSA, Matchless, Velocette ad affiancare le nostre Bianchi, Gilera e Moto Guzzi. Tutte grosse cilindrate per l’epoca che aprirono la strada al motociclismo di massa con l’ingresso sul mercato di tantissime case costruttrici tra cui Benelli, Ducati, Moto Morini prima e successivamente Minarelli, Italjet, Garelli, Malanca, Malaguti, Itom, Testi, Demm, Morbidelli, ecc…

Ma fu proprio lo stesso genio imprenditoriale romagnolo ad optare per una soluzione permanente che soddisfacesse le esigenze del motociclismo moderno in termini di sicurezza e tecnologia. Così si diede inizio alla realizzazione dell’impianto grazie anche al contributo tecnico del Commendatore Enzo Ferrari e soprattutto di un suo uomo, l’ingegner Cavazzuti che ne seguì i lavori. Le affascinanti ed eroiche gare su strada avrebbero comunque ceduto il passo al cambiamento e questa fu la migliore risposta che la terra delle moto ed i suoi appassionati potessero dare, accontentando di buon grado realtà come Ducati e la pesarese Benelli che godevano da sempre di molto prestigio tra i motociclisti di quelle zone. A confermare lo spirito di quest’opera ci sono ancora i nomi delle curve come “Carro”, “Quercia” o “Tramonto” che conservano il sapore antico delle ceneri da cui sorge questa pista che sembra voler abbracciare il territorio dicendo al mondo che qui si è in Romagna.

Da quel 1973, il Motomondiale e tutti i campionati derivanti non ebbero solo una nuova location, ma un appuntamento immancabile sul calendario che ancora oggi raccoglie l’entusiasmo ed i consensi del grande pubblico. Oltre ad essere intitolato al compianto Simoncelli, l’autodromo ha vissuto anche dei cambiamenti strutturali che negli anni hanno portato, secondo gli organi competenti, delle migliorie in grado di garantirne la presenza nei più importanti programmi del motor sport. Il primo sostanziale intervento risale al 1993 quando la lunghezza del tracciato venne portata da 3.488 a 4.060 metri e si passò dai vecchi box all’aperto alla costruzione di locali più moderni e dotati di servizi. I nuovi box furono completati in una seconda sessione tra il 1996 ed il 1997, mentre nel 1998 fu ampliata l’area paddock fino a 40.000 m2. Nel 2001 furono aumentate le tribune alla curva del “Carro” e nel 2005 completato il nuovo ingresso “Daijiro Kato”. Il ritorno della MotoGP a Misano, dopo una pausa di qualche anno, generò altri cambiamenti come l’allargamento dell’asfalto ed un ulteriore allungamento a 4.180 metri nella zona già modificata nel 1993, ma il più radicale di tutti fu l’inversione del senso di marcia in ottica sicurezza. Nel 2007 invece l’impianto raggiunse per primo la copertura wireless totale sulla sua area, a conferma dello spirito d’innovazione che ne consacra l’esistenza fin dagli albori.

La storia del circuito di Misano Adriatico è quindi fondamentale per capire l’importanza del motociclismo nel nostro territorio, ed è altrettanto vero che il seme di questo tempio delle corse fu gettato molto tempo prima, tra i muretti e le balle di paglia delle località di mare che lo circondano.