Silva Kaputikian, (Erevan, 1963), slittinista e icona

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Abbandonata in fasce, cresce nel principale orfanotrofio della capitale armena, intitolato a Josìf Stalin. Qui, in qualità di Figlia del Popolo, è inserita nei piani quinquennali sportivi. Il suo corpo, formoso ai limiti dell’obesità, non prova alcun piacere nella pratica sportiva. Preferisce al sudore la lettura di fumetti contrabbandati dal decadente Occidente. Il suo idolo ancillare è un Amleto che vaga per il cosmo: Silver Surfer. Un’idolatria che porterà a inaspettate conseguenze. Seppur tiepida nei confronti dello sport e della Rivoluzione, l’amore per le tavole chinate da Stan Lee la spingono a sognare di scivolare sul ghiaccio. Dapprincipio lo fa utilizzando il suo augusto deretano, poi, scoperta dal colonnello Gomelsky, viene indirizzata allo slittino. Con una dedizione che sopperisce alla mancanza di talento, Silva entra nel giro della nazionale del suo paese. Partecipa, quasi da comparsa, alle Olimpiadi invernali di Calgary. Ma la sua immagine cattura la fantasia di milioni di telespettatori. Il suo corpo tracima da una tuta rossa di molte taglie inferiore a quella necessaria, sopra il casco calza una berretta con ponpon bianco. Un’apparizione che convince Armenia International, nascente tv privata del suo paese, a ingaggiarla come primo Babbo Natale telediffuso della storia patria. Il successo è tale che abbandona immediatamente la carriera sportiva per dedicarsi totalmente a promuovere la sua immagine. Nonostante le polemiche, il prestigioso Times ha dedicato alla Kaputikian, ormai leggenda della comunità Lgbt, la copertina del numero di dicembre dell’anno 2000, con il titolo: «Santa Claus c’est moi».

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