JUMP! di Opera Bianco, tra Ugo Mulas e Gino De Dominicis

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foto di Marco Boschetti

 

In era (post) Covid, il Teatro Petrella di Longiano ha riaperto con l’anteprima di una creazione rigorosa e debordante. In altre arti, generando visioni.

È una macchina del ritmo, JUMP! di Opera Bianco.

O, meglio, una radiografia.

Quattro dediti officianti, di bianco e nero vestiti, danno corpo a un’esatta partitura di pieni e di vuoti, di passi sonori e silenziosi, di dinamismo e requie, di presentazione e rappresentazione: analitica tassonomia di possibili combinazioni.

Eseguono mappature, sopralluoghi: mostrano, o meglio condividono, una condizione di attenzione sottile, affatto lontana dall’idea di artista che fa mostra della propria perizia.

Un fare apparentemente insensato e dolente.

Un concatenamento di pezzi staccati, immersi perlopiù nel silenzio, o meglio nel rumore dei corpi.

Qui e là qualche fragorosa risata senza ragione, ad indicare che non è con logica, paradossalmente, che questa creazione va incontrata.

 

foto di Dorin Mihai

 

Secondo le consuete categorie due di loro (Samuel Nicola Fuscà e Luca Piomponi) hanno i modi del danzatore e due, più maturi, (C.L. Grugher e Simone Scibilia, vera grande sorpresa di questa visione, artista dai mille delicati colori) quelli dell’attore-performer: a moltiplicare, nel disegno complessivo di Marta Bichisao e Vincenzo Schino, i livelli di significazione. O, meglio, di analisi.

Come un passo zero.

Ricominciare a guardare dall’inizio le regole (e, forse, la funzione) di questo oggetto scontornato e proteiforme che chiamiamo spettacolo.

In tal senso aver collocato JUMP! in (ri)apertura del Teatro Petrella e del programma REWIND – Danza 2020«21, condiviso da Cronopios con L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino e con E’BAL – Palcoscenici romagnoli per la danza contemporanea sembra una appropriata, corretta coincidenza (nomi e titoli che ai non addetti ai lavori suoneranno come vuota burocrazia, ma che sono la struttura necessaria all’esistenza in vita di artisti e opere così liminali rispetto al sistema dello spettacolo dal vivo mainstream).

Radiografia, analisi, s’è detto: terminologia medica per suggerire un approccio, analitico ancorché poetico, al fatto scenico.

 

Ugo Mulas, Verifiche_Omaggio a Nièpce, 1970 – Courtesy Lia Rumma, Napoli-Milano

 

Vien da pensare a Ugo Mulas, alle sue celebri Verifiche, e non solo per il bianco e nero degli abiti delle quattro funzioni ritmiche in scena.

Con le ovvie, dovute differenze di storicità e di linguaggio, in quel caso come in questo l’esito dato a vedere al fruitore anziché approdare a una conclusione ripiegata all’interno del linguaggio stesso riporta l’arte alla necessità di un rapporto con l’esterno, con il mondo.

Dal punto di vista formale, in entrambi i casi, si ritrovano l’indipendenza operativa del mezzo adottato (macchina fotografica, scrittura di corpi nello spazio), manipolazione della percezione temporale, scarti visivi creati attraverso espedienti tecnici (ingrandimenti, opposizioni dinamiche), idea di gesto creatore come traccia: tutte forme che si potrebbero definire di linguaggio, ma certo orientate alla costruzione di una identità autoriale, e non solo formale, del fatto artistico.

 

Gino de Dominicis, Piramide invisibile, 1969

 

Nella prima parte di JUMP!, viene tracciato a terra un quadrato con lo scotch, entro e attorno al quale l’architettura della creazione si dipana. Abbiamo pensato alla Piramide invisibile immaginata e fatta immaginare da Gino de Dominicis nel 1969 (un anno prima delle citate Verifiche di Mulas), atto estetico di un artista che inizia un’azione che lo spettatore è invitato a compiere, per far esistere l’opera: aperta, direbbe Umberto Eco.

E certo ha a che fare con l’invisibile, oltre che con il ritmo, questa creazione.

Un nucleo celato, circoscritto dallo spazio scenico e da ciò che vi accade, reso palpabile da una ridda di intenzionalmente maldestre evocazioni (i reiterati, malinconici ancorché buffi riferimenti ai clown – con inciampi, schiaffi e torte in faccia) così come -altro esempio fra molti possibili- dall’espediente scenico della nuvola di polvere bianca in controluce, su un tappeto rosso da circo, con cui lo spettacolo si chiude.

Arte dell’ineffabile.

Dire grazie, almeno.

 

MICHELE PASCARELLA

 

Visto al Teatro Petrella di Longiano il 15 settembre 2020 – info: http://ilteatropetrella.it/, https://www.facebook.com/operabianco/

 

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