Jean-Paul Sartre, parole colme di figure

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Jean-Paul Sartre all'età di circa 5 anni

 

Brevi note sulla spietata e al contempo accogliente autobiografia infantile del grande intellettuale francese.

«Mai fu la nostra vita così piena di incontri, di arrivederci, di transiti come quando ci accadeva soltanto ciò che accade a una cosa o a un animale: vivevamo la loro come una sorte umana ed eravamo fino all’orlo colmi di figure»: il celebre frammento di Infanzia di Rainer Maria Rilke, scritto nel 1907, pare appropriato a introdurre e sintetizzare il racconto di quella vissuta da Jean-Paul Sartre pochissimi anni dopo e da lui narrata nel volume Le parole, recentemente edito in Italia da il Saggiatore.

Lontano dalla complessità (ma non dalla densità) di molte sue scritture filosofiche o saggistiche, Le parole mantiene della produzione dell’autore un’attitudine intellettualmente spietata, che in questo caso si declina nell’ostensione senza reticenze della complessa relazione fra il sé bambino e il mondo («L’enfer, c’est les autres» scriverà nel 1944 nell’opera teatrale A porte chiuse).

Sartre compie questa operazione di denudamento emotivo con la chirurgica esattezza dell’affabulatore, creando con precise parole, appunto, immagini che vengono consegnate al lettore con rigorosa spregiudicatezza.

Filo rosso di questa narrazione autobiografica è il proprio approssimarsi infantile al binomio lettura-scrittura: due sono i grandi capitoli (Leggere e Scrivere, di un centinaio di pagine ciascuno) in cui è suddiviso il volume.

 


Le parole
si apre con la descrizione di una costellazione familiare che per ricchezza e visionarietà ricorda certi racconti di Márquez, si chiude con un’amara riflessione sulla propria ineluttabile condizione d’intellettuale. E in mezzo? La vita: quell’esistenza che Sartre, con altri, ha posto al centro della propria riflessione filosofica.

L’infanzia, a cui l’io narrante si riferisce, viene presentata con tale lucida e stratificata consapevolezza che, anche se a tratti vien da pensarla come rilettura a posteriori di quanto vissuto, trascende l’orizzonte personale per divenire esperienza potenzialmente condivisa.

Al contempo -ed è forse il dato caratterizzante questo lungo racconto- la fascinazione per il lettore proviene non tanto dall’eccezionalità dell’esperienza narrata (in fin dei conti quella di un fragile bambino introverso, forse finanche asociale, cresciuto in una colta famiglia borghese), quanto dalla cristallina qualità letteraria della narrazione.

Il libro, in definitiva, pare un atto d’amore e di devozione verso le parole.

O, più esattamente, una resa, come molto meglio di noi ha scritto Mariangela Gualtieri:

«Ho parole stampelle, parole porte parole ali sotto i vestiti,
parole strade e fiumi parole barche affilate.
Ho solo parole e ali incerte – ali incerte e parole».

 

MICHELE PASCARELLA

 

Jean-Paul Sartre, Le parole – Edizioni il Saggiatore, Milano, 2020 – € 21 – info: https://www.ilsaggiatore.com/libro/le-parole/

 

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