Due film di Yasujirô Ozu nelle sale virtuali del Lumière

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Viaggio a Tokyo

Continua la preziosa programmazione delle sale virtuali del Cinema Lumière: questa settimana, dal 4 al 9 dicembre, in programma anche due grandi opere della cinematografia giapponese, Viaggio a Tokyo e Tarda primavera del famoso Yasujirô Ozu.

Yasujirô Ozu è di certo uno dei registi non occidentali più conosciuti e apprezzati in Europa nel periodo tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, protagonista indiscusso dell’industria cinematografica giapponese di quegli anni. I suoi film sono divenuti oggi dei veri e propri classici della storia del cinema. La produzione in generi tipica di quegli anni, ha portato a riconoscere il cinema di Ozu sotto gli stilemi del gendaigeki, i film d’ambientazione contemporanea, spesso abbinati agli shomingeki, vale a dire ai racconti e ai drammi di vita quotidiana. Analizzando la sua filmografia è possibile riconoscere uno stile preciso e uniforme che attraversa le diverse opere: la mancanza di movimenti di macchina a favore di un’inquadratura fissa e frontale, posizionata in basso a riprendere le azioni spesso eccessivamente lente dei personaggi e i loro volti rivolti verso la macchina quasi a voler parlare direttamente allo spettatore, una recitazione pressoché priva di espressione, l’utilizzo di suoni e rumori ritmici e l’abbondanza di tempi morti.

Tutte caratteristiche che si ritrovano sia in Tarda primavera che in Viaggio a Tokyo. I due film non condividono solo un genere e uno stile, ma anche alcuni dei temi più cari al regista come quello del dolore lasciato dalla guerra appena conclusa e quello legato alla famiglia. Tarda primavera, uscito nelle sale nel 1949, testimonia la capacità del regista di passare dal dramma alla commedia, mettendo in scena la storia di un padre che cerca disperatamente di convincere sua figlia a prendere marito, arrivando addirittura a fingere di risposarsi, per indurla a credere di non avere più bisogno delle sue cure. La riflessione sul nucleo famigliare, sulla sua formazione e disgregazione, è uno dei temi principali affrontati dal regista che torna infatti anche in Viaggio a Tokyo del 1953. Considerato uno dei massimi capolavori del regista, il film narra il viaggio di due anziani signori a Tokyo, in visita ai loro figli, che sembrano però fin troppo impegnati per potersi ritagliare del tempo da passare con i loro genitori. Fa eccezione Noriko, la giovane vedova del loro figlio presumibilmente morto in guerra otto anni prima: la sua accoglienza è calorosa e disponibile verso i due anziani che hanno percepito la distanza e la lontananza dei loro figli. Questo sentimento di separazione non è vissuto però con rancore, ma come naturale e inevitabile scorrere della vita e dell’esistenza umana, che alla fine prende il sopravvento. Anche quest’ultima è una tematica cara al regista giapponese che si traduce in una concezione della vita umana come qualcosa di effimero, affidata a uno scorrere del tempo implacabile che si contrappone invece alla permanenza del mondo naturale che ne fa da sfondo.

info: programmazione.cinetecadibologna.it/rassegne-di-cineteca/

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