Taglio Lungo, il cinema LGBTQ arriva su MYmovies

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"Il caso Braibanti" di Carmen Giardina e Massimiliano Palmese

Il cinema è l’arte di raccontare, attraverso le immagini, le verità dell’uomo. La potenza visiva che lo identifica permette non solo di mostrare sullo schermo le verità inespresse scolpite sui corpi ma anche di creare un legame empatico tra i personaggi e gli spettatori. Per questo motivo il cinema è un potente mezzo non solo per raccontare l’altro, ma anche per comprenderlo e, infine, accettarlo.

È su questo principio che si basa l’azione perpetuata dal Coordinamento dei festival italiani di cinema LGBTQ nato nel 2018 dall’unione di nove festival con l’obiettivo di portare davanti al grande pubblico storie che hanno al centro le differenze legate agli orientamenti sessuali e alle identità di genere. La loro azione culturale si offre come spazio di riflessione attorno alle tematiche della discriminazione, della violenza, del pregiudizio, dell’amore, dell’autodeterminazione e della lotta. La programmazione di proposte condivise si inaugura con la rassegna Taglio Lungo, in programma su MYmovies dall’1 al 4 aprile.

La rassegna Taglio Lungo offre agli spettatori la possibilità di vedere o rivedere sulla piattaforma otto dei migliori lungometraggi premiati lo scorso anno ai singoli festival che hanno aderito al progetto: Bari International Gender Film Festival, Florence Queer Festival, Gender Bender, Festival Mix Milano, Immaginaria International Film Festival of Lesbians & Other Rebellious Women, Orlando Identità Relazioni Possibilità, Sardinia Queer Film Festival, Sicilia Queer filmfes e Some Prefer Cake Bologna Lesbian Film Festival. Riproposti in versione originale con sottotitoli in italiano, i film saranno disponibili su MYmovies per 48 ore. I film, oltre ad essere accomunati dalle tematiche di genere, identità e orientamento sessuale, sono stati selezionati perché si sono distinti per l’innovazione di forme e contenuti inerenti la visione, i linguaggi e le relazioni.

Ad inaugurare la rassega è Il caso Braibanti di Carmen Giardina e Massimiliano Palmese, fresco di vittoria ai Nastri d’Argento nella sezione docufiction. Il documentario porta alla luce la storia del processo ad Aldo Braibanti, poeta, artista visivo e drammaturgo, portato in tribunale nel 1968 perché accusato di plagio. Un’accusa che in realtà celava l’odio e l’omofobia di una famiglia e di un’intera società. Il processo iniziato nel 1968 divise l’Italia e vide alcuni intellettuali dell’epoca, come Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Alberto Moravia e Umberto Eco, militare al fianco di Braibanti, criticando aspramente una società incapace di accettare il cambiamento e sostenendo la libertà assoluta dell’individuo. Questo capitolo della nostra storia poco raccontato trova finalmente spazio sul grande schermo grazie alle foto d’archivio fornite dalla famiglia Braibanti e alle testimonianze del nipote Ferruccio Braibanti, a cui si affiancano le voci di alcuni illustri personaggi come Piergiorgio Bellocchio, Lou Castel, Giuseppe Loteta, Dacia Maraini, Maria Monti, Elio Pecora, Stefano Raffo, Alessandra Vanzi. Ad accompagnarle, oltre alle fotografie, anche i video d’arte inediti girati dallo stesso artista, i film sperimentali di Alberto Grifi e le scene tratte dal testo teatrale di Massimiliano Palmese, da cui trae ispirazione il film stesso.

In programma sempre il primo aprile anche Meu nome é Bagdá di Caru Alves de Souza. Con questo film ci si sposta in Brasile: al centro la vita di una giovane skateboarder diciasettenne di São Paulo. Il suo nome è Bagdá. Le donne emancipate e fuori dell’ordinario che fanno parte della sua famiglia hanno contribuito alla formazione del suo carattere forte e deciso e della sua femminilità fuori dagli schemi. Nonostante ciò, all’interno del gruppo di skateboarder composto di soli uomini, Bagdá si sente un’outsider, costantemente vittima dei loro comportamenti sessisti. Sarà l’incontro con un gruppo di ragazze appassionate come lei di skate a cambiare completamente la sua vita.

La rassegna continua venerdì 2 aprile con All we’ve got di Alexis Clements e Fin de siglo di Lucio Castro. All we’ve got è il ritratto di un’America, da Brooklyn al Texas, attraversata dai movimenti delle donne LGBTQ, impegnate a definire i propri spazi e le proprie comunità con l’obiettivo di costruire insieme luoghi di condivisione e di confronto. Fin de siglo vede invece al centro la storia di due uomini nella Barcellona di oggi: basta uno sguardo per piacersi e per passare una notte di passione insieme, ma forse non è la prima volta che accade. Forse i due si sono in realtà già incontrati un’altra volta…

Domenica 3 aprile è il turno di Alice Junior di Gil Baroni, la storia di una giovane studentessa e youtuber transgender. Il trasferimento presso un nuovo liceo costringe Alice a fare i conti con il nuovo ambiente, nel tentativo di inserirsi al di là dei pregiudizi. Il suo più grande desiderio? Riuscire a ricevere il suo primo bacio. Il 3 marzo sarà disponibile anche Ne croyez surtout pas que je hurle di Frank Beauvais. Il film è il diario audiovisivo del regista che racconta i giorni trascorsi in un remoto villaggio dell’Alsazia nel 2016, chiuso in casa dopo una delusione d’amore. In questi giorni il cinema diviene l’unica consolazione e vedere un film dopo l’altro gli concede quel distacco dalla realtà che è l’unico modo per attenuare il suo dolore.

La rassegna si chiude con Margen de error di Liliana Paolinelli e Saint Narcisse di Bruce LaBruce. Margen de error racconta la vita di Iris, stravolta dalla notizia che Maia, la figlia della sua migliore amica che sta ospitando a casa sua, è innamorata di una donna più grande. La protagonista comincia a sospettare che possa trattarsi di lei. Saint Narcisse invece ci riporta nel 1972, in Canada: protagonista è il ventiduenne Dominic, innamorato della sua immagine. Alla morte della nonna, Dominic fa due incredibili scoperte: sua madre lesbica è ancora viva e, in un remoto monastero, vive un suo fratello gemello di nome Daniel.

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