Niko Cineri: il Cappelletto al contrario

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Niko Cineri, figlio dello chef stellato faentino Silverio Cineri, come suo padre sa farsi notare nel mondo dell’alta cucina: partendo da un grande classico, il cappelletto romagnolo, dopo anni di esperienza, studio e sperimentazioni, si inventa il cappelletto al contrario.

Il cappelletto al contrario, come suggerisce il nome, ha il ripieno che diventa sugo e il sugo che diventa ripieno, pesa almeno 50 grammi e sorprende per fantasie di colori, con tinte di origine naturale, e scelta degli ingredienti, del territorio romagnolo, ma non solo, provenienti da produzioni che seguono la filosofia del biologico e sostenibile. Nelle confezioni che vengono commercializzate troviamo 4 cappelletti al contrario, con i burri lavorati e i formaggi da aggiungere come condimento a cottura ultimata.
Un trionfo di creatività, divertente da guardare, con ottime recensioni anche sul gusto che trovano senza dubbio conferma nella scelta delle materie prime di altissima qualità.

Abbiamo intervistato Niko Cineri per scoprire i dettagli della sua nuova attività.

Come nasce il cappelletto al contrario?

Nasce all’interno del ristorante Silverio, che ho rilevato da mio padre e all’interno del quale in questi anni ho potuto sperimentare e creare tutti i cappelletti al contrario, testandoli con l’idea di aprire la mia attività al momento opportuno. Più in generale, fin da bambino ho sempre passato le vacanze alla ricerca di qualche nuovo ristorante da provare o in giro per l’Europa alla scoperta di nuovi sapori con mio padre, e da queste esperienze ho sicuramente imparato molto, soprattutto per quanto riguarda i prodotti; in particolare, io ho scelto di utilizzare prodotti di eccellenza italiani, come il gambero rosso della Sicilia.

Hai aperto un Pasta Shop di recente. Di che cosa si tratta?

Innanzitutto vorrei dire che il progetto è nato per la GDO, la grande distribuzione, perché non esisteva un format di pasta completo all’interno di questo sistema di vendita in Italia. Quindi con la pasta creativa siamo stati i primi a portare le nostre paste colorate nella grande distribuzione. Abbiamo creato un format da 16 gusti che proponiamo in alcuni supermercati Conad del territorio emiliano-romagnolo, che variano 4 volte all’anno in base alla stagione e quindi alla disponibilità degli ingredienti di stagione. Dentro questi supermercati quindi è possibile trovare dei frigoriferi con il nostro logo e all’interno i nostri cappelletti e le nostre paste. Nei 16 gusti troviamo i cappelletti al contrario con il pesce, vegetariani e vegani e in tanti formati e forme. Da settembre poi metteremo a disposizione di fianco ai frigoriferi degli ipad dai quali sarà possibile creare la propria pasta, da ritirare entro 4 giorni al bancone. Un modo per creare complicità tra il cliente e il prodotto. E può essere un’idea diversa anche per fare un regalo, con la possibilità anche di personalizzare la confezione.
Tutta la produzione e la lavorazione avviene in Corso Garibaldi a Faenza, nel nostro laboratorio e cucina, dove avviene tutto il processo di produzione: dall’uovo e la farina fino alla confezione e all’etichetta, facciamo tutto internamente. Una piccola parte dello spazio, quella visibile, è adibita a Pasta Shop. Ma il nostro obiettivo primario rimane quello di poter ingrandire il nostro laboratorio per portare il prodotto nella grande distribuzione a livello nazionale.
A breve usciremo con l’e-commerce e abbiamo preso uno spazio in Via Solferino a Milano facendo un ulteriore sforzo, un passo che ci differenzia da qualsiasi altro pastificio: infatti è la strada principale di tutti i più importanti show-room della moda, dove noi portiamo i nostri cappelletti vestiti di colore. Da Milano, gestendo da lì il nostro e-commerce, vogliamo creare il punto di partenza per la grande distribuzione in tutta Italia.

Per quanto riguarda i tipi di pasta, proponete anche altre forme oltre al cappelletto?

Si, facciamo altre forme come il girasole, che abbiamo inventato noi, oppure il nostro orecchione che è gigantesco rispetto a quello classico, le caramelle… e altre. Però in grande distribuzione, come marchio usciamo solo con i cappelletti.

Parli sempre di un Noi. Chi sono le altre persone di cui parli e che lavorano con te al Cappelletto al contrario?

Ci tengo molto a sottolineare la struttura dell’azienda. Per ora ci sono 5 dipendenti, ma vogliamo aumentare il personale e cerchiamo ragazzi molto giovani e che non abbiano tanta esperienza, da poter formare. Stiamo creando una sorta di bellissima famiglia, che crescerà, e sono tutti ragazzi che provengono a volte da percorsi particolari. I turni di lavoro sono molto lunghi, perciò cerchiamo di creare un contesto e un clima accogliente e stimolante. Sto puntando moltissimo sul benessere di chi lavora, penso che la differenza di un prodotto sia dato anche dalle persone che lo fanno. Creare una squadra di persone che amano questo lavoro, che si sentono al sicuro e protetti all’interno di un contesto lavorativo, per noi che sviluppiamo creatività tutti i giorni è fondamentale. Si sta creando un ambiente molto bello.

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