Giacomo Toni racconta il nuovo album Ballate di Ferro

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Giacomo Toni - Foto di Giulia Masci

Il 9 aprile è uscito Se proprio devo di Giacomo Toni, il singolo che anticipa l’album Ballate di Ferro, atteso per questo autunno. Vincitore di numerosi premi dedicati al cantautorato italiano, fondatore del collettivo musicale Novecento Band, ha all’attivo quattro dischi, l’ultimo nel 2017. Dopo quattro anni dedicati ai concerti e alle collaborazioni (ha pubblicato Concerto in Doppio Passo con Pepe Medri), il cantautore di Forlimpopoli è tornato nella sala di registrazione del L’amor Mio Non Muore. Ascoltando Se proprio devo sono rimasta sorpresa: sebbene il suo stile sia sempre riconoscibile, la canzone ha una melodia dolce, mentre Giacomo ha abituato il suo pubblico a delle esibizioni a metà tra il cantautorato e il cabaret, caratterizzate da sonorità PianoPunk (come lui stesso definisce il proprio genere). Davanti a un bicchiere di vino rosso e a della focaccia fatta in casa, Giacomo scioglie immediatamente i miei dubbi con una dichiarazione d’intenti:

“La ballata presuppone che si parli d’amore e scrivere canzoni d’amore è sempre difficile. – dice – Il titolo dell’album, forse un po’ ambizioso, vuole sottolineare che lo si possa trattare in maniera totale: ci possono essere tutti gli aggettivi del mondo, anche quelli più pruriginosi. Ballate di Ferro significa un po’ questo: parlarne nella maniera meno mielosa possibile”.

Un disco d’amore non me lo aspettavo, vittima del tranello secondo cui gli artisti debbano rimanere sempre uguali a se stessi. Abbandonati i personaggi da bar romagnoli che avevano dato vita a Nafta, il suo ultimo album, Giacomo mi fa notare una cosa che, nella sua evidenza, mi era sfuggita:

“In Nafta la presenza femminile è assente, anche i personaggi hanno questo vuoto. – continua –  In Ballate di ferro c’è la pienezza femminile. Non a caso quell’album finisce con ‘Inchiodato a un bar’, che è un po’ un intro a questo nuovo lavoro. Quando faccio un disco, devo avere già in testa il prossimo: Ballate di ferro è un progetto che avevo già in mente da secoli. Il problema di ogni cantautore, di solito, è non inserire troppe ballate in un disco; io, invece, volevo trovare un modo di mettere solo ballad. In realtà, poi, sono diventate tutte abbastanza elettriche”.

Mentre lo dice, qualcosa comincia a frullarmi in testa. Nel frattempo, chiedo: più volte hai espresso il tuo disinteresse per il mercato discografico, perciò cosa ti ha convinto a pubblicare ancora?

“Non è una cosa legata al mercato discografico, è una necessità umana. Non so come fanno gli altri, io ho bisogno di una progettualità. Il mio obiettivo non è quello discografico – tanto il mercato del disco è morto –  semmai di mettere quello che mi capita dentro a una scatola, anziché dentro un’altra. Inoltre, al centro c’è la domanda “Perché devo cantare?”, che mi faccio io stesso. I miei riferimenti non cantano, Leopardi non canta, Gramsci non canta. La risposta è nell’incipit del singolo: “Se proprio devo cantare, che siano parole di ferro”, cioè qualcosa di necessario. Non dico per me, ma per qualcuno. È l’esatto contrario dell’inutilità, del fare un disco solo per venderlo, fare qualcosa che sia anche fendente”.

La tua musica ha sempre avuto una chiara identità, ma tra Musica per Autoambulanze (2013) e Nafta c’è stata un’evoluzione: i fiati e le note dissonanti del pianoforte sono già presenti nel primo, ma a farla da padrone sono ancora i rimandi swing e le strutture legate al cantautorato tradizionale. Il suono più grezzo e rumoroso esplode con il secondo. Nel nuovo singolo non ve n’è traccia: quali sonorità dobbiamo aspettarci da Ballate di Ferro?

“Nafta era la summa di un percorso della Novecento Band e del nostro modo, anche un po’ eccessivo, di suonare e di usare i volumi. In Ballate di Ferro non c’è neanche un fiato, il disco parte con voce e quartetto d’archi! È una decisione mia, ma anche Grammo (Antonio Gramentieri, in arte Don Antonio, suo produttore) ha spinto su questa cosa, alle volte bisogna fare delle scelte drastiche. Per me è stata una scelta estetica abbastanza istintiva, un cambiare pagina. Questo disco è molto più incentrato su in trio di piano, basso e batteria. Ho suonato anche molte chitarre! Sono un chitarrista scarso e quindi ho la pennata grunge. La costante è una pulsazione ritmica, dei tempi più lenti rispetto a Nafta”.

A questo punto, propongo la mia riflessione: finora Giacomo Toni non è mai stato uno spettatore. Lui partecipa alla realtà, interagisce con i personaggi surreali che racconta. Lo si comprende anche dalla sua musica, che di solito occupa lo spazio con prepotenza e non vuole essere di sottofondo. Sebbene questo approccio sia ribadito dal testo di Se proprio devo (“E se proprio devo vivere che sia senza timone e con il vento nel petto”), la voce e la melodia sono calme, quasi malinconiche. Addirittura canta “Se proprio devo perderti, che intorno sia tutto spento”, come se quel momento non volesse viverlo.

Se questo singolo rappresenta l’intero album, cosa è cambiato? Giacomo porta la mano al mento, ci pensa un attimo e ridendo dice:

“Mi sembra di essere dallo psicologo! … È un gioco di contrasti. Tu dici malinconia, io avrei usato la parola ‘dolcezza’, che è la peculiarità del piano, in contrasto con una certa mia estetica. Se ho una cifra, è quella del contrasto, proprio perché il mio mezzo è il pianoforte. Credo che, quando si crea del contrasto, possa succedere qualcosa. È un gioco: ai miei amici le ballate non piacciono, ma queste sì, perché uso certe parole, tipo ‘puttane’, ma in realtà stanno ascoltando una ballata”.

Il brano è accompagnato dal videoclip diretto da Mara Cerri, illustratrice, nonché autrice e regista per film d’animazione, pubblicato in anteprima su Rolling Stone. Una firma importante, Mara ha illustrato La spiaggia di notte di Elena Ferrante, ha disegnato il manifesto del film di Alice Rohrwacher Lazzaro Felice, è autrice di diversi film animati, il suo ultimo cortometraggio, Sogni al campo, realizzato insieme a Magda Guidi è stato presentato a Venezia l’anno scorso e riproposto nell’ultima edizione di Visioni Italiane. Il video di Se proprio devo è girato a Forlimpopoli e riprende una squadra di calcio amatoriale di over 35 che gioca nel campo della chiesa.

“Mara la conoscevo già e sapendone la cifra ero abbastanza restio a chiederle di collaborare, perché immaginavo che costasse troppo per me. Per fortuna si è innamorata della canzone e nel periodo di lockdown ha avuto il tempo di lavorarci: dietro c’è una mole di lavoro… Ha disegnato tutto. Ha fatto delle riprese del campo e probabilmente ha notato che c’era una genuinità di intenti… Sai, una persona che lavora in questo campo spesso non la trova più. Le ho chiesto che quella tra noi fosse una collaborazione tra due artisti e non una commissione”.

Hai continuato sulla strada della registrazione live e della produzione analogica, ma l’etichetta discografica è cambiata. Mi sembra di capire che questo abbia influito sulle scelte musicali…

“C’è stato un lavoro di equipe, è vero che mi sono affidato di più. La stesura dei testi era già fatta e alcuni pezzi avevano già una quadra, ma per altri ho volutamente lasciato molto spazio a Don Antonio per la scelta sonora”.

Hai impiegato molto tempo per realizzare questo disco?

“Ci sono alcune canzoni che hanno diversi anni, quella che si intitola Mah ne ha una decina. Per la maggioranza sono dell’ultimo triennio, ma ci sono anche degli scarti da Nafta e qualche cosa che è rimasta fuori proprio per quello che dicevo prima: le canzoni devono stare dentro un disco preciso”.

Con quest’ultima dichiarazione, si affaccia la parola che mi ronzava in testa: coerenza. In un’intervista del 2017 per la promozione di Nafta, Toni afferma di aver un nuovo modo di raccogliere le canzoni, di essere intenzionato a voler uscire con una raccolta di ballad, di voler offrire un’alternativa a chi non si ritrova nella musica cantautorale contemporanea. In beffa alle mie perplessità iniziali, capisco che Ballate di ferro non è una nuova versione di Giacomo Toni, ma una tappa programmata sul percorso di un artista dalle molteplici sfaccettature.

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