Kjara: la cantautrice dell’esperanto

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Chiara Raggi, in arte Kjara, è l’unica cantautrice italiana, e una delle poche al mondo, a cantare in Esperanto. Da alcuni giorni è uscito il suo brano in esperanto Mozaiko, traduzione di Mosaico, canzone che aveva anticipato il nuovo disco di inediti della cantautrice riminese, La natura e la pazienza, uscito a dicembre 2020. Il 14 aprile, la data scelta per l’uscita del brano non è casuale, anzi, è molto importante per il mondo esperantista, il giorno in cui si ricorda la scomparsa di Ludwik Lejzer Zamenhof, fondatore dell’Esperanto.

Chiara è una cantautrice, chitarrista e compositrice italiana. Diplomata in chitarra classica al conservatorio, ha all’attivo quattro album: Molo 22, Disordine, BluaHorizonto cantato in lingua Esperanto e La Natura e la Pazienza.
Durante il suo percorso ha vinto il Premio Suoni dall’Italia a Premio Nazionale Bianca d’Aponte 2018, il Premio Castrovillari d’Autore nel 2019 e ha ricevuto il diploma di merito Elstara Arta Agado, conferito dalla Universala Esperanto Asocio (Associazione Universale dell’Esperanto), assegnato a personalità che contribuiscono in modo originale ed importante alla diffusione e divulgazione della lingua Esperanto nel mondo nel 2020.
È direttrice artistica della Rassegna Eco di Donna Evolution, nata a Rimini nel 2019,
dal 2018 è docente di Songwriting alla Scuola Holden di Alessandro Baricco a Torino, e collabora con la Radio Televisione Svizzera Italiana (RSI).

Ha fatto il suo ingresso nella cultura mondiale esperantista nel 2018 e nel 2019 è uscita con l’album Blua Horizonto: 10 canzoni da lei composte, interamente cantate in Esperanto, prodotto da Musica di Seta e FEI-Federazione Esperantista Italiana e distribuito da Vinilkosmo, storica etichetta francese fondata e diretta da Floréall Martorell, che da più di 30 anni produce e promuove la musica della cultura esperantista.

Le abbiamo fatto alcune domande per conoscerla meglio.

Come nascono le tue passioni per la musica e per l’Esperanto? In che modo sono entrate a far parte della tua vita e si sono legate insieme?

“La mia passione per la musica arriva davvero da lontano, ho passato gran parte della mia vita con la chitarra tra le braccia. E’ stato tutto naturale, la musica era (ed è tutt’ora) un’amica, la migliore, a cui confidare stati d’animo, pensieri, dubbi e da cui farmi consolare nei momenti più difficili. Una costante imprescindibile, fa parte di me e non credo che questa condizione di convivenza amorosa cambierà. L’Esperanto invece è entrato nella mia vita in età adulta, è stata una scelta consapevole. La strada che questa lingua universale che parla di uguaglianza, fratellanza e abbattimento delle barriere, ha scelto per arrivare a me è stata la musica. Ho cominciato prima a cantare che a parlare in Esperanto. Le canzoni avevano una vita tutta nuova, un suono diverso, un respiro internazionale. Solo in seguito, anche grazie all’entusiasmo che il popolo esperantista ha manifestato al mio affacciarmi sulla loro scena culturale, ho deciso di andare fino in fondo e studiare la lingua, impararla per poter comunicare non solo a livello musicale ma anche nella quotidianità. Poter dialogare con il pubblico con lo stesso mezzo espressivo. Due linguaggi universali, la musica e l’Esperanto, si sono uniti con vivacità e semplicità.”

Non tutti sanno cosa sia l’Esperanto. Non è solo una lingua che vuole diventare universale, ma si è creata una vera e propria cultura esperantista. Di che si tratta?

“Il fondatore Zamenhof ha scritto non soltanto la base della lingua ma anche la base della cultura, per esempio ha tradotto fin da subito i proverbi. Quindi dal principio, c’è stato un aspetto culturale che ha portato a numerose ed importanti produzioni originale in lingua: romanzi, raccolte poetiche, saggi, pezzi teatrali, canzoni. Ed in più è innumerevole la letteratura e la musica che è stata tradotta dalle altre lingue. L’Unesco stesso ha dichiarato che la cultura esperantista è congruente con gli aspetti di educazione mondiale e fondanti dell’Unesco stesso. Chiunque può partecipare e contribuire alla continua rigenerazione di questa cultura, non è importante il paese di provenienza. E’ una cultura appunto universale, di tutti e per tutti.”

Puoi raccontarci, in base alla tua esperienza, che cosa significa far parte di questa comunità che vuole diffondere l’Esperanto?

“Significa in prima battuta avere amici in ogni parte del mondo, amici che, seppur non li conosci personalmente, senti vicino perché con loro condividi gli stessi valori legati al perché ci si appassiona all’Esperanto: comunicare al di là della lingua, della condizione sociale, delle tradizioni, del credo. Non ci sono discriminazioni. In un momento difficile come questo, trovo siano valori ancor più importanti, urgenti, e per me cantare in Esperanto rappresenta questo: la possibilità di una condivisione universale”.

Le canzoni di Kjara in Esperanto sono state trasmesse in tutta Europa, negli Stati Uniti, in Canada, Brasile, Australia e Cina, dando vita a un pubblico che la segue con affetto da ogni parte del mondo.
Ha guadagnato da subito la copertina sulla più importante rivista dell’Esperanto Kontakto Revuo.
Durante il primo lockdown causato dalla pandemia, Kjara ha tenuto 8 concerti in rete per la comunità esperantista, seguiti da ogni parte del mondo, terminando il 25 aprile con un concerto per l’Universala Esperanta Asocio nella giornata internazionale della lingua Esperanto.
Ha suonato in tutto il territorio italiano, facendo il suo esordio al Congresso Nazionale Italiano nella Repubblica di San Marino, e in Francia e in Belgio.
Sono 12 i concerti in Europa (Sud della Francia, Alsazia e Lorena, Spagna, Germania) che non ha potuto realizzare a causa della pandemia e che saranno ricalendarizzati appena possibile.
Nell’agosto del 2022 sarà in concerto, artista ospite al Congresso Universale dell’Esperanto a Montréal, in Canada (il primo avvenne nel 1905 in Francia a Boulogne-sur-Mer) e al Kultura Esperanto Festivalo (Festival della Cultura Esperantista) a La Chaux-de-Fonds in Svizzera.

“Cantare in Esperanto è diventato fondamentale nel mio percorso artistico […] In questo momento storico, credo sia importante andare oltre le distanze che ci vengono imposte e cercare di ritrovarci in quell’abbraccio che tanto ci manca e che possiamo trovare nella condivisione universale di musica e parole. Mozaiko, in questo senso, è per me la canzone che incarna questa condivisione, che ci ricorda che siamo tessere di un unico mosaico universale ancora da cercare, da vivere, da tutelare. Da riminese posso dire che l’Esperanto ha sempre abitato intorno a me, essendoci stata un’importante comunità esperantista proprio nella mia città e, anche se non ero ancora nata, la storia incredibile dell’Isola delle Rose (proprio davanti casa, potrei dire!) ha colorato la mia infanzia con racconti diretti. Ma è stata proprio la FEI – Federazione Esperantista Italiana a chiedermi di iniziare questa avventura ed io ho detto sì”.

Kjara è fondatrice dell’etichetta discografica che produce Mozaiko, Musica di Seta, dedicata alla produzione, commercializzazione e promozione di album scritti e cantati da cantautrici: l’etichetta nasce con l’obiettivo di creare un luogo in cui le cantautrici possano trovare un approccio lavorativo rispettoso della musica e della persona, affiancando all’etichetta anche un magazine online e l’organizzazione di eventi ad hoc. Una vera e propria community interamente dedicata alla musica d’autrice.
Mozaiko è distribuito da Vinilkosmo. La traduzione in Esperanto del brano è di Federico Gobbo, professore di interlinguistica ed Esperanto all’Università di Amsterdam.

 

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