BISONTI, TRENI E… GIORGIO CELLI

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Sono già 10 anni che dobbiamo far senza Giorgio Celli. Scienziato più che poliedrico (‘ufficialmente’ entomologo, docente e gran divulgatore, quindi scrittore, poeta, autore teatrale, ecologista politicamente impegnato…a tempo perso). Chissà come il nostro conterraneo avrebbe affrontato la situazione pandemica. Sarebbe stato invitato mille volte nei vari talk-show, mai risparmiandosi in chiarezza e competenza come al solito; col Suo profondo sapere, affabile e sornione com’era, metterebbe alla berlina cialtroni e fake news. Soprattutto ci racconterebbe dei suoi gatti perché, osservandoli, verificava folgoranti intuizioni e serissime ricerche sui comportamenti animali in risposta alle mutazioni, più o meno naturali, dell’ambiente.

Ma non erano solo i felini ad intrigarlo: fu lui a studiare il concetto di “insetto-killer” per combattere i parassiti dei vegetali, finendo per inventarsi BIOLAB – prima fabbrica di insetti utili all’agricoltura – a Cesena dal 1983, ora BIOPLANET. Non tutti però ricordano che Celli, studiando la vita dei bisonti, riuscì a spiegare i veri motivi del loro sterminio oltreoceano.

Era iniziato il nuovo millennio e nel cartellone del ‘Teatro Ragazzi’, tra le più belle programmazioni nel cesenate Teatro Bonci spiccava “I bisonti vanno in cielo” riuscitissimo spettacolo scritto dal nostro professore (con lo stesso titolo, pubblicato nel 2000 un libro per le Edizioni del Labirinto), messo in scena con il Teatro del Perché per la regia del bolognese Giorgio Marchesini. Tra gli applausi finali, scambi di battute da cui venne fuori un’intervista, uscita su “Mondo Ferroviario” n°175-febbraio 2001. Perché son stati i binari dei treni, piuttosto che Buffalo Bill, a ‘compiere’ la strage, e non solo di quelle meravigliose creature.

Com’è nata l’idea di questa ricerca? «Ho pensato ad un esame di coscienza dell’uomo occidentale, a conclusione d’una fase importante della nostra storia – sottolinea Celli riflettendo sui cattivi rapporti tra quello che lui crede il progresso e la conservazione del pianeta, simbolizzati proprio nella relazione con gli animali (…) una delle allegorie più trasparenti era la strage dei bisonti, causata direttamente dal passaggio delle rotaie, da sempre considerate sintomo di sviluppo». Allora «Quando gli ingegneri statunitensi cominciarono a prevedere dove posare i binari -spiega il professore – scoprirono che i percorsi migliori erano quelli che da secoli i bisonti seguivano nelle loro migrazioni… A voler seguire quelle tracce, per conseguenza inevitabile, si dovevano far fuori i cornuti padroni di casa».

E’ stato il treno, allora, a far finire l’epopea del Far West? «Nel nome del progresso si sono compiuti crimini efferati, la storia purtroppo è quella -riprende Celli – (…) l’eliminazione dei bovidi americani fa rabbrividire, se si pensa che nel ‘700 erano sessanta milioni mentre nel 1907 ne restavano venticinque esemplari; ma oltre a tale ecatombe va considerato il degrado di tutto l’ecosistema di cui facevano parte (…) Infatti al bisonte erano legate, per il sostentamento, le popolazioni indiane, i ‘diversi’  dell’epoca che intralciavano gli interessi degli speculatori immobiliari e ferroviari. L’equilibrio ambientale era garantito da un eccezionale rapporto tra uomo ed animale, laddove il bisonte era un po’ come il nostro maiale (non se ne buttava nulla,  perfino le schegge di ossa erano ottime punte per frecce) di cui venivano uccisi solo gli esemplari più vecchi e malati».

Offerte speciali, quindi, paghi-uno-prendi-due: per far passare i treni si eliminavano sia le mandrie che i selvaggi nativi! Già, i Pellerossa… Altre meravigliose creature con una spiritualità, una dignità morale, una potenza di tradizioni e una grandezza culturale che noi, uomini bianchi, chissà se mai comprenderemo. Chi di ‘Indiani’ ne sa suggerisce: “Fools Crow – saggezza e potere” di Thomas E. Mails, edizioni Il punto d’incontro, libro del 1991 ma tutt’ora facilmente reperibile per le continue ristampe.

Chissà se l’aveva consultato anche il prof. Celli, che fa concludere “I bisonti vanno in cielo” con una riflessione dall’attualità bruciante: «Quella prima collisione tra l’uomo e la natura che si è verificata nelle praterie era destinata a ripetersi. Oggi è estesa all’intero pianeta. E ovunque ci sono degli animali che stanno sulle rotaie del progresso, noi continuiamo a scegliere il treno. Finché, alla fine, troveremo noi stessi su quelle rotaie (…) quando gli animali muoiono, l’uomo può considerarsi in lista d’attesa».

Grazie di tutto, prof. Giorgio Celli – Verona 16 luglio 1935 / Bologna 11 giugno 2011

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