QUELLA FELICISSIMA STONATURA

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Al riaccendersi delle luci in sala ci si accorge che, in platea, c’era pure Lui. Benché sia comunque diventato un VIP Mirco Mariani, alla ‘prima’ del film che non sarebbe esistito senza il suo guizzo creativo, ci è venuto senza red carpet, zitto zitto insomma..“Extraliscio – punk da balera” è stato proiettato solo tre sere in tutt’Italia, però c’è da scommetterci che la distribuzione ‘Nexo Digital’ promuoverà repliche nell’estate non solo di Romagna.

E allora, pure se certa musica non intriga, quei 90 minuti sono consigliabilissimi a prescindere perché grondano poesia, viaggio sognante nei paesaggi che hanno forgiato il DNA basso-padan’orientale ed appassionata esplorazione d’una cultura da cui non potevano che germogliare certe sonorità.

Elisabetta Sgarbi, fulminata sulla via della Riviera dalla scoperta del Lissio grazie anche all’ascolto del gruppo rivelazione al Festival di Sanremo, firma una regia competente e gentile, capace di creare atmosfere che ci appartengono ed in cui gli indigeni d’ogni dove possono riconoscersi. E’ che, nel tempo e nello spazio, sotto sotto le radici popolari pescano tutte dalla stessa falda!

Gran lavoro di sceneggiatura firmata da Eugenio Lio insieme ad Ermanno Cavazzoni: è la fisionomia ruspante e trasognata di quest’ultimo ad accompagnare gli spettatori nell’esplorazione del fenomeno Extraliscio tra nebbie campagnole, spiagge d’inverno, piogge che inzuppano pescatori sui rami del nostro Po. Tutt’altro dalle luci squillanti dell’oleografia balneare, a sottolineare che questa musica scalda il cuore, meteo o non meteo.

Al centro, mai banali, le arcinote ritmiche e melodie popolari dla Rumàgna, ed i personaggi che le hanno da sempre canonicamente interpretate. Moreno Conficoni -in arte ‘il Biondo‘ -e Mauro Ferrara -vero cognome Carlini dall’area estense- ovviamente frontmen insieme a Mariani, sono punta d’un iceberg artisticamente tanto variegato quanto talentuoso. Il gruppo, infatti, avrebbe forse meno riscontro se non s’avvalesse di collaborazioni che hanno fatto la storia del Liscio: Fiorenzo Tassinari e Roberta Cappelletti, Armando Savini per citarne giusto qualcuno al volo, Bruno Malpassi a rappresentare l’universo mondo ballerino. E poi le ospitate ‘fuori dal coro’ come Orietta Berti, Lodo Guenzi, Vasco Brondi, Franz Cattini e Mario Andreose, Elio, Francesco Bianconi, Biagio Antonacci, Jovanotti, Leo Mantovani, Gli Omini, Antonio Rezza, Michele Sganga. Tutti lì sullo schermo a raccontare il loro rapporto con la Romagnolità e così rendere omaggio a Secondo Casadei, il Maestro, colui che fece un po’ come Strauss. Cioè trasformare melodie della tradizione popolare in Cultura purosangue, mettere per iscritto -tra crome e biscrome- l’Istinto, rendere Storia ciò ch’era Memoria.

Per carità, nessuna pretesa di competizione tra Walzer e Valzer, Danubio versus Rubicone; tuttavia il nativo di S.Angelo di Gatteo ebbe la genialità di riempire chilometri e chilometri di pentagramma ‘stonati’ e farne quel che sappiamo. Fu infatti grazie all’uso del clarinetto in Do (gli strumenti a fiato hanno ben altra intonazione; quello nostrano è più difficile da armonizzare col resto dell’orchestra) che si reinventarono le sonate delle aie nei dì di festa diventando il Lissio.

Nel film è Riccarda Casadei a ricordare, tra le altre cose, come il padre iniziava i concerti: “Si ballerà finché entra la luce dell’alba”, frase che diventa
sottotitolo perfetto. Perché si, quella musica fa pizzicare i piedi, ma pure un po’ sognare e un po’ permette di godersi un grande ascolto, in cui belle melodie sono eseguite con tecnica sicura che il più delle volte diventa alto virtuosismo. Purtroppo alle giovani generazioni, loro malgrado sommerse in cacofonìe elettroniche, sfuggono le mille sfumature di giri armonici desueti o certi effettibdavvero ‘fatti a mano’. E quel che risuona nelle piste da ballo è derubricata come “roba antica da nonni arzilli coi capelli tinti” finché…

Mirco Mariani, si diceva: il musicista fino a poco tempo fa tanto creativo quanto ‘di nicchia’, magari voleva essere lasciato in pace ma all’uscita dal cine, come altri spettatori suoi fan, chi scrive l’ha canonicamente -pur affettando discrezione- importunato. Impossibile resistere: “Grazie di cuore, Lei è come la ‘felicissima stonatura’ del clarinetto che, allora, creò il Liscio. La Sua maniera di suonare la tradizione, ogni tanto un po’ imprecisa, non canonica ma geniale, ci ha regalato l’Extraliscio. Il successo che avete è tutto meritato!” A onor del vero, va detto che gli applausi vanno condivisi insieme a Moreno ‘Biondo’ -non a caso, un clarinettista!- però se non ci fosse stato il sassolino nell’ingranaggio perfetto… Con gli arrangiamenti coraggiosi, le incursioni ritmiche etniche, le schitarrate tanto dispettose quanto inattese e le trovate sceniche estrose, Mariani dà materia al film. Come al progetto musicale, ovviamente, che ha non solo ‘dato una rinfrescata’ al folk romagnolo del ventesimo secolo: lo ha reinventato, riuscendoci senza mai tradirlo. La Sua battuta più efficace, quella che vale mille interviste, arriva quando, parlando di un genere dall’ascolto fluido -‘che scorre via liscio’ perlappunto- dice: “Questa è musica terrosa”. E non solo in quanto contadina, ma per il suo essere ancestrale: battere i piedi seguendo certi ritmi era, per l’Uomo primitivo, il modo per risvegliare lo spirito di Madre Terra, ovvero la Vita. Ecco perché fa effetto vedere ragazzini ed anziani sballonzolare in sintonia ascoltando “Romagna Mia” & C. suonate (come detto, benissimo) sia punk-rock sia etno-fusion sia perfettamente balera-sound.

“Extraliscio, punk da balera” Regia di Elisabetta Sgarbi per “Betty Wrong produzioni musicali”- Cinema Eliseo Cesena, 14 giugno 2021

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