City of God. Intervista ad Alessandro Pessoli

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Alessandro Pessoli - City of God, 2017-2020. Installation View. Ph. Credit Rolando Paolo Guerzoni

Inaugurata in occasione della scorsa edizione di Art City, City of God è la mostra che riporta a Bologna l’attenzione su Alessandro Pessoli, visitabile a Palazzo Vizzani, negli spazi di Alchemilla, fino al prossimo 10 luglio. Originario di Cervia, Pessoli compie i suoi studi nel capoluogo emiliano e trascorre un lungo periodo a Milano scegliendo poi di trasferirsi in America, a Los Angeles, dove risiede dal 2010. Il progetto espositivo, a cura di Fulvio Chimento, costruisce un percorso attraverso l’ultima produzione dell’artista che dalla pittura si muove verso esiti plastici, includendo sperimentazioni installative e produzioni in ceramica. Come sottolinea proprio Chimento nel testo che accompagna la mostra: differenti linguaggi sono accomunati da una poetica che agisce in modo sottilmente disgregante tanto sulla materia delle opere, quanto sulla psiche dei visitatori. La pittura, che ha reso l’artista celebre a livello internazionale, è deliberatamente poco presente nelle stanze bolognesi, ma si rintraccia ovunque, in quanto approccio essenziale all’arte di Pessoli, studio analitico della forma, ispiratrice di un rimescolamento continuo di formule che si rinnovano incessantemente”. 

Alessandro Pessoli. City Of God, Palazzo Vizzani, Installation view. Ph. Credit Rolando Paolo Guerzoni

Abbiamo colto l’opportunità di City of God per rivolgere alcune domande ad Alessandro Pessoli, approfondendo così la conoscenza della sua ricerca e il progetto che ha mosso la sua nuova mostra bolognese.

Oggi torni a esporre a Bologna dopo più di dieci anni di assenza. Che rapporto hai
mantenuto con la città?
In questi anni sono passato poche volte a Bologna, visite veloci ad amici come Eva
Marisaldi e Cuoghi Corsello che erano miei compagni di Accademia. Sicuramente la città è cambiata ma per me i portici sono rimasti gli stessi di sempre.

Alessandro Pessoli, Couple, 2020. Olio, vernice spray, pastelli ad olio su tela, 145 x 200 cm. Courtesy greengrassi (Londra) e ZERO… (Milano)

City of God racconta la complessità della tua ricerca espressiva tra pittura, scultura e disegno. Come ti definiresti se dovessi descrivere il tuo lavoro? 
Non mi piacciono le definizioni, le trovo parziali, mi piace pensarmi come un artista
senza un tempo storico preciso e non ho il desiderio di superare la pittura. È il modo in
cui penso, elaboro l’esperienza del mondo che ho attorno.

Vivere e lavorare negli Stati Uniti, credi che oggi sia più un vantaggio o uno svantaggio?
Un vantaggio.

Alessandro Pessoli, The Rich, 2019. Terracotta 40.5 × 38.5 × 26 cm Ph. Marcus J. Leith. Courtesy greengrassi (Londra) e ZERO… (Milano)

Quale pensi sia lo specifico dell’attuale pittura italiana e quali credi siano gli apporti della cultura internazionale che è necessario essa guardi?
Siamo nella fase avanzata della globalizzazione della cultura occidentale, da decadi lo
scambio continuo di informazioni ha smussando le particolarità culturali dei singoli
paesi, c’è tutto e si può fare tutto, la scelta è solo personale. Gli artisti Italiani, come quelli di qualsiasi altra nazione, sono individualità che scelgono quello a loro più congeniale.

Più in generale, a che punto credi sia l’arte italiana oggi?
Seguo cosa succede in Italia attraverso i social media, che sono una finestra deformante.
Ho una visione limitata a quello che piace a me, vedo molta più pittura di quando vivevo
a Milano, esiste una buona qualità generale, spero che tanti artisti riescano a superare
le difficoltà di crescere in un paese che non ha una reale fiducia nel valore dei propri
artisti e continua ad aspettare una conferma economica data da altri

Alessandro Pessoli. City Of God, Palazzo Vizzani, Installation view. Ph. Credit Rolando Paolo Guerzoni

In City of God citi apertamente l’opera di Fernando Meirelles: che rapporto ha il tuo lavoro con il cinema?
Il cinema è parente stretto della pittura, uno spazio di visione e racconto. E’ una fonte naturale d’ispirazione, mi piaceva sia il titolo che il modo di raccontare la storia di questi ragazzi nella cruda realtà della favelas di Rio de Janerio, una fusione di allegria, disperazione, violenza e delicatezza

Una dominante delle tue opere è il colore. Come potresti definire questo elemento?
Come delle note musicali, una fusione di allegria, disperazione, violenza e delicatezza.

La tua pittura mantiene salda la figurazione, seppur inserita in un forte processo di astrazione. Il continuo rimando tra queste due polarità espressive sembra dare origine quasi a un processo di spaesamento tra il grottesco e l’onirico. Quanto c’è di vero di questa mia impressione nella tua poetica?
Dipingere è una continua serie di costruzioni e distruzioni, la figura mi aiuta nell’organizzare questo caos, diventa la zattera di salvataggio alla quale aggrapparsi, una
presenza con la quale dialogare.

Nelle opere in terracotta c’è un rimando evidente alla scultura degli anni Trenta, certamente enfatizzato anche dalla scelta del mezzo. Quanto nella tua pratica è
importante questo ricorso alla citazione e al confronto con il passato?
Mi piace costruire il mio lavoro attraverso un moto sentimentale, Arturo Martini
rappresenta la nostalgia delle mie radici Italiane, è diventato la personale costruzione di
un paese sentimentale

Un aggettivo per definire la tua pittura.
Instabile.

 

Fin al 10 luglio 2021

Bologna, Palazzo Vizzani, via Santo Stefano 43. Info & Orari: www.alchemilla43.it

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