Adrian Crowley – The Watchful Eye of the Stars

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Volevo scrivere di un disco leggero, estivo, e ho provato per settimane con “Promenade Blue”, l’album strepitoso di Nick Waterhouse, dove il soul e il rhythm’n’blues suonano autentici nonostante sia il 2021.

Ma a un certo punto mi blocco e cerco musica dove c’è malinconia, una voce narrante, delle storie. Quel tipo di musica che mi fa particolare compagnia quando mi sento smarrita, ingarbugliata e ho bisogno di una voce che mi tenga per mano.

Dopo l’amore per Lambchop e Bill Callahan, oggi è il momento di Adrian Crowley, cantautore irlandese che scrive un disco a partire da un’esperienza insolita: il fratello porta a casa un corvo ferito dal vento dell’Atlantico, grazie alle sue cure il corvo torna in forma e dopo qualche giorno riprende il volo. Crowley ci scrive una storia e da lì nascono gran parte delle canzoni contenute nell’album, prodotto da John Parish e pubblicato per l’etichetta scozzese degli Arab Strap, la Chemical Underground di Glasgow. “The Watchful Eye of the Stars”, l’occhio vigile delle stelle, è il titolo evocativo che tiene insieme come un manto stellato le canzoni dell’album, che scorrono gentili e profonde, a tratti ricordando Donovan, la tradizione folk inglese e i crooner più noir.

Le stelle che ci vigilano. Ascoltare musica cantata e malinconica è proprio come un lumino acceso nel buio della notte che mi indica le strisce bianche e rosse sul tronco di quel faggio.

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Ascolto musica per tanti motivi, ma il più frequente è perché le canzoni che mi piacciono mi fanno sentire capita e accolta nelle altalene di emozioni quotidiane. Mi sono tanto domandata “in che modo esattamente la musica ci fa stare bene?” o “perché la musica ci può salvare?”, e lavorare per 12 anni in un negozio di dischi mi ha dato esperienze per fare delle ipotesi. Una di queste è che quando un ascoltatore incontra una canzone o un disco che “gli piace”, quei suoni sono un’opportunità per sintonizzarsi sulla stessa frequenza emotiva. Rabbia, malinconia, eccitazione, tristezza, gioia: la musica (o l’arte) che ci piace ci fa sentire da fuori quello che sentiamo dentro. E’ possibile? Ecco perché cercare musica nuova in cui rispecchiarmi, è come trovare tracce di me. Dritte e suggerimenti di ascolto per noi e per i clienti arrivano anche da Antonio Fabbri, che cerca dischi con me alla Casa del disco, ed è un grande “facilitatore” di sintonie.

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