Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa: in “viaggio” con l’autrice Francesca Mattei

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Tre squilli esatti e poi risponde. Ha una leggera cadenza toscana, ma non si nota troppo: “Sono di Massa Carrara. Massa è toscana solo nominalmente; rimaniamo appollaiati sul confine tra Liguria, Toscana ed Emilia”. Lei è Francesca Mattei, autrice de Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa edito da Pidgin Edizioni. È sul treno, dice che passa un sacco di tempo sui treni e che sta andando a sud per portare il suo nuovo libro, un contenitore di diciassette racconti che ha deciso di pubblicare dopo averlo fatto su alcune riviste di settore. L’immagine mi riporta subito a David Bowie a quando, nell’aprile del 1973, partì da Vladivostok per farsi tutta la transiberiana; aveva la necessità di rinascere, disse: “Salgo sul treno come Ziggy Stardust, e scenderò David Bowie”. Decise così di “far fuori” il suo Ziggy, lo consegnò al viaggio, a terra straniera.

Ti piace David Bowie?

Certo, perché?

Così, mi sei venuta in mente, visto che sei sempre in treno. E dato che ogni autore cerca un po’ di rinascere quando scrive, mi è venuto in mente l’aneddoto.

Se avessi certezza di rinascere David Bowie, allora me ne farei anche mille di ore su questi treni!

Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa. Un titolo accattivante sicuramente funziona…

È il titolo di uno dei diciassette racconti che ho da poco pubblicato con Pidgin Edizioni. Abbiamo deciso di adoperarlo anche come titolo della raccolta; ci sembrava, come dire, il più emblematico.

(Il treno si ferma. Francesca rimane un attimo in silenzio, poi bisbiglia qualcosa come: “siamo fermi nel nulla”. Ma non sembra preoccupata, ha un tono disteso)

Parlaci di questa raccolta.

Ho consegnato un racconto alla rivista SPLIT, rivista interamente curata dal mio editore. Quest’ultimo, mi ha poi proposto di mettere insieme tutti i racconti in un’unica raccolta. Ovviamente ho accettato subito.

Tre aggettivi che descrivano al meglio queste diciassette diapositive?

Brevi, veristi e affilati.

Ho letto da qualche parte che “racconti la realtà che ci circonda”. E com’è questa realtà?

Non mi piace in realtà descriverla, però immagino che, raccontando una storia, ci sia per forza un contesto.

Di questi diciassette episodi che hai raccolto, ce ne sarà uno al quale sei più legata. Uno che ti ha segnato di più nello scriverlo…

L’ultimo, quello che chiude la raccolta, si intitola My only sunshine. Credo sia quello più malinconico, quello che mi è rimasto più “dentro”.

C’è qualche autore che in qualche modo influenza il tuo stile letterario? In poche parole, chi sono i tuoi scrittori preferiti!

Non so se influenzano il mio stile letterario, ma sono di certo i miei preferiti di sempre: Stig Dagerman, Alexandra Kleeman e Shirley Jackson.

(mancano poche stazioni, dice che ha passato da un bel pezzo la metà del suo tragitto. Ci siamo quasi. Aumento il ritmo, voglio finire prima che Francesca “rinasca”).

Hai mai pensato di passare a una narrazione più lunga? Di allontanarti dalla formula del racconto?

Certo ci ho pensato e spero davvero di riuscire a mettere insieme una storia più lunga e staccarmi un po’ dalla formula racconto. È una bella sfida, vedremo come si evolverà.

Domanda di rito: dovessimo fare irruzione in casa Mattei, a parte il fuoco, sul suo comodino quale libro troveremmo?

Trovereste Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata di Raphael Bob-Waksberg. Mi sta piacendo molto!

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