Valentina Farinaccio: un nuovo giorno chiamato Zecchino D’Oro

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“Questa è la storia di certi giorni straordinari, che si credevano normali”. Queste sono le parole di Valentina Farinaccio prese in prestito dal suo Quel Giorno, un libro voluto fortemente da Utet e che propone una serie di racconti curati dalla giovane autrice originaria di Campobasso, dove gli attimi assumono un’importanza centrale. A proposito di punti di partenza, di cambiamenti straordinari, oggi abbiamo incontrato Valentina e ci ha parlato del suo nuovo “giorno”: «Sai quelle cose che proprio non ti aspetti? Quelle robe che nascono per caso e che ti ci vuole un attimo per metterle a fuoco? Ecco, la mia avventura con lo Zecchino D’Oro è nata proprio così!»

Dunque, non puoi dire Farinaccio se non dici musica. In che modo si fa spazio nella tua vita di autrice a tempo pieno?

Mi sono laureata a Perugia in lettere antiche, è vero, però, mentre stavo scrivendo la tesi, ho saputo che a Roma c’era un corso accademico per diventare critico musicale. E secondo te non ci sono andata? Certo che sì. Quindi ho unito tutte le passioni, musica e letteratura e mi ci sono fiondata a capofitto. È stata un’ottima palestra poter scrivere di musica; oltretutto il mio primo libro è stato proprio un libro intervista a Stefano Bollani, dunque, come vedi, musica e letteratura nel mio caso si sono fuse alla perfezione.

Parteciperai, come autrice, al sessantaquattresimo Zecchino D’Oro. Tra gli altri te la giochi con Baglioni e Masini. Lo avresti mai detto che un giorno, “quel giorno”, ti saresti trovata a competere in una gara canora proprio contro un mostro sacro come Claudione nazionale?

Guarda, io ancora non ci credo! [ride]. Sai quelle cose che proprio non ti aspetti? Quelle robe che nascono per caso e che ti ci vuole un attimo per metterle a fuoco? Ecco, la mia avventura con lo Zecchino D’Oro è nata proprio così!

È nato prima il testo, oppure la musica di La Pancia?

Tu pensa che io, in realtà, ho semplicemente scritto una favola per mio nipote, per aiutarlo a superare quella piccola gelosia che stava vivendo visto che la mamma era incinta della sua sorellina. Due giorni dopo aver scritto questa favola, manco farlo apposta, mi telefona il mio carissimo amico e compositore Antonio Iammarino e mi chiede se per caso avessi un testo per una canzone per bambini. Gli ho inviato la favola e se ne è innamorato all’istante.

Sarà interpretato dal piccolo Leonardo. Hai avuto modo di conoscerlo?

Sì, lo abbiamo incontrato ed è stato carinissimo. Pensa che mi sono emozionata e ho pianto quando ho sentito che cantava quella favola diventata canzone.

Il prossimo step è Sanremo, o no? Ci hai mai pensato? Magari in coppia con la tua amica di sempre, Erica Mou…

Ma magari [ride]. Tu pensa che il Festival di Sanremo è una mia ossessione, io lo adoro proprio. Anche se devo dire che Erica è già brava da sola, non ha bisogno della mia penna. Però sì, sarebbe davvero una cosa bellissima poterci partecipare come autrice.

Torniamo alla tua dimensione principale, la narrazione. Stai lavorando a un nuovo romanzo?

Assolutamente, sì. Sto ultimando il romanzo nuovo e non vedo l’ora di farvelo conoscere.

Dovessimo fare irruzione in casa Farinaccio, quale libro troveremmo sul comodino e quale colonna sonora?

Aspetta che penso un attimo al mio comodino, perché voglio risponderti in modo preciso. Ah sì, eccolo: sto rileggendo Le ragioni del dubbio di Vera Gheno. Lo sto rileggendo, perché a breve lo presenterò insieme all’autrice e quindi voglio infilarmici dentro ancora di più. Poi, in quest’ultimo mese, ho acquistato tutti i volumi che mi mancavano della Ginsburg. Colonna sonora dici? Ho riscoperto la bellezza di Giovanni Truppi e i Beatles che loro non devono mancare mai.

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