Klimt. La Secessione e l’Italia

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Gustav Klimt, La Sposa, 1917-18, ©Klimt Foundation, Vienna

Palazzo Braschi, residenza settecentesca nel cuore della città e dalle invidiabili vedute su Piazza Navona e Corso Vittorio Emanuele II, sino al 27 marzo 2022, ospiterà ‘Klimt. La Secessione e l’Italia‘ la mostra che celebra la vita e l’arte di uno dei più grandi maestri e fondatori della Secessione viennese, con un focus inedito sulla sua esperienza in Italia.

Con l’eccezionale evento espositivo l’artista austriaco torna in Italia e proprio a Roma, dove 110 anni fa, dopo aver partecipato con una sala personale alla Biennale di Venezia del 1910, fu premiato all’Esposizione Internazionale dʼArte del 1911, dove con otto opere fu l’indiscusso protagonista del padiglione austriaco progettato da Josef Hoffmann.

La mostra si dispiega come un racconto storico-biografico, divisa in 14 sezioni, ripercorre le tappe dell’intera parabola artistica di Gustav Klimt, ne sottolinea il ruolo di cofondatore della Secessione viennese e indaga sul suo rapporto con l’Italia, narrando dei suoi viaggi e le città che visitò. E così che possiamo ammirare le vedute di Trieste, Venezia, Firenze, Pisa, Ravenna, in quest’ultima si appassionò ai mosaici bizantini i cui colori, le pennellate d’oro e gli intarsi di caleidoscopiche pietre incastonate ricorrono nella produzione più nota e apprezzata dell’artista. Altri dipinti, in particolare, mostrano la ‘scoperta’ per i paesaggi frutto della sua permanenza sul Lago di Garda nel Nord Italia.
Dei suoi viaggi viene data testimonianza dalla nutrita corrispondenza di cartoline autografe rinvenute nel tempo e perfettamente conservate.

Nel percorso espositivo le opere di Klimt vengono messe a confronto con quelle di artisti italiani, pittori come Camillo Innocenti, Felice Casorati, Vittorio Zecchin, Galileo Chini, tra i tanti, questi sono stati i più fedeli interpreti della sua ‘pittura a mosaico’, e in seguito daranno vita con diverse sensibilità e declinazioni alle esposizioni di Ca’ Pesaro e della Secessione romana; alle sue composizioni si è ispirato anche lo scultore Giovanni Prini, emblematica e di grande trasporto la scultura Amanti.

Klimt e gli artisti della sua cerchia sono rappresentati da oltre 200 opere tra dipinti, disegni, manifesti d’epoca e sculture, prestati eccezionalmente dal Museo Belvedere di Vienna e dalla Klimt Foundation, tra i più importanti musei al mondo a custodire l’eredità artistica klimtiana, e da collezioni pubbliche e private come la Neue Galerie Graz.
La mostra propone al pubblico opere iconiche di Klimt come Giuditta I, uno degli esempi più noti oggi, in cui l’artista rende omaggio al fascino dell’erotismo femminile; Signora in bianco, Amiche I (Le Sorelle) e Amalie Zuckerkandl, opere in cui si svela la sua speciale maestria ritrattistica.

Gustav Klimt Giuditta, 1901, ©Belvedere, Vienna
Photo: Johannes Stoll; Gustav Klimt Amiche I (Le sorelle)1907, ©Klimt Foundation, Vienna

In mostra troviamo anche opere eccezionalmente concesse a prestito, come La sposa, ultima e incompiuta opera di Klimt che per la prima volta lascia la Klimt Foundation, e Ritratto di Signora, trafugato dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza nel 1997 e recuperato per puro caso fortuito nel 2019, un’istallazione audiovisiva rappresenta al pubblico il fatto di cronaca che al tempo fece tanto scalpore.

Proseguendo nelle sale, fanno da cornice ai lavori del maestro austriaco i dipinti e le sculture del Museo Belvedere, firmati da altri artisti quali Josef Hoffmann, Koloman Moser, Carl Moll, Josef Maria Auchentaller e molti altri.

Particolare attenzione, poi, viene riservata alla Secessione viennese, la produzione di oggetti di design esposti sottolinea la stretta connessione tra la capitale austriaca, le arti figurative, l’architettura e il design. Protagonisti del movimento insieme ai numerosi pittori furono anche importanti architetti, designer e scenografi quali il pittore e designer Koloman Moser, lo scenografo Alfred Roller e Gustav Mahler l’allora direttore dell’Opera di corte a Vienna.

Allestimento_ Design, courtesy p.o. Klimt. La Secessione e l’Italia 2021

Affascinate è la vicenda che ruota attorno alle tre opere perdute di Klimt meglio conosciute come Quadri delle Facoltà – La Medicina, La Giurisprudenza e La Filosofia –, allegorie realizzate dall’artista tra il 1899 e il 1907 per il soffitto dell’Aula Magna dell’Università di Vienna e rifiutate da quest’ultima perché ritenute scandalose; altrettanto sorprendente è la reppresentazione audio-video della loro ricostruzione a colori, realizzata ricorrendo al machine learning e all’intelligenza artificiale, grazie alla collaborazione tra Google Arts & Culture Lab Team e il Belvedere di Vienna.
Nelle sezioni i Quadri della Facoltà e Ritratti di Signora, inoltre, si possono ammirare gli studi eseguiti a matita dei corpi maschili e femminili e dei volti delle signore, successivamente eseguiti dall’artista su tela.

Gustav Klimt, Amalie Zuckerkandl 1917-1918 Vienna, ©Belvedere, Vienna

Notevole e avvolgente è la riproduzione muraria dell’omaggio a Ludwig van Beethoven. Con un fregio murale lungo più di 34 metri, Klimt sviluppa un complesso programma di immagini che può essere visto come un’interpretazione visiva della Nona Sinfonia del compositore, per l’occasione prestata all’ascolto del visitatore. Attualmente è possibile ammirare il fregio originale nei sotterranei del palazzo della Secessione viennese.

La mostra segna l’evolversi della società e del costume attraverso la nascita e lo sviluppo di un movimento artistico che trova nutrimento dal dialogo tra gli artisti e dal compenetrarsi delle arti e delle tecniche esperenziali del periodo. Di rilievo, inoltre, il contributo didattico-innovativo dell’evento che nella sua completezza approccia e svela, la sempre attuale, visione contemporanea dell’artista.

Assolutamente da non perdere.

 

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