Lina Wertmüller, i capolavori di una vita dedicata al cinema

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Giancarlo Giannini e Mariangela Melato in Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto è stato il primo film che ho visto di Lina Wertmüller. Lo ricordo bene: furono mia sorella e una sua amica a parlarmene per giorni, ne erano rimaste particolarmente impressionate. Così, un pomeriggio, ci sistemammo insieme sul divano davanti al televisore. E fu proprio quel pomeriggio che scoprii una regista di incredibile talento, venuta purtroppo a mancare proprio in questi giorni.

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto è uscito nel 1974, preceduto dal grandissimo successo di Film d’amore e d’anarchia, ovvero stamattina alle 10 in Via dei Fiori nella nota casa di tolleranza (1973) e ancora prima da Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972). Ricordo che, leggendo la sua filmografia, rimasi impressionata dalla lunghezza dei titoli dei suoi film: La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia (1978), Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova…si sospettano movimenti politici (1978), o ancora Notte d’estate con profilo greco occhi a mandorla e odore di basilico (1986), per citarne alcuni. Qualcosa di assolutamente inusuale, ma per questo sorprendente, che metteva in evidenza fin dal titolo una cifra stilistica ben precisa. Ci sono poche eccezioni a questa regola, ma non per questo sono da considerarsi meno importanti: tra questi Pasqualino Settebellezze (1975), il film che l’ha portata alle quattro nomination agli Oscar nel 1977. La prima donna ad essere candidata per la categoria Miglior Regia: un pezzo di storia che resterà nelle pagine dei manuali di cinema.

Romana, classe 1928, Lina Wertmüller scopre ben presto la sua passione per la regia e si iscrive al corso dell’Accademia Teatrale diretta da Pietro Sharoff. Entra a far parte del mondo dello spettacolo a partire dagli anni Cinquanta, affermandosi prima nel teatro e successivamente in televisione e al cinema. I suoi esordi la vedono impegnata in qualità di sceneggiatrice e dialoghista, poi come aiuto regista, al fianco di Federico Fellini in grandi capolavori quali La dolce vita e 8 ½, ed infine come regista. Negli anni Sessanta realizza alcuni lungometraggi che ottengono un discreto successo, ma è con Mimì metallurgico ferito nell’onore che raggiunge l’apice della sua fama nel 1972. Il film è infatti il primo di una serie di commedie che confermeranno lo sposalizio artistico con il duo Giancarlo Giannini e Mariangela Melato e con le quali la regista metterà a punto il proprio stile. La sua carriera si amplia e si estende fino agli anni più recenti, durante i quali si aggiudica anche il premio speciale alla carriera ai David di Donatello 2010 e l’Oscar Onorario nel 2020.

Ci sono una serie di fil rouge che collegano i suoi film degli esordi con i grandi successi degli anni Settanta e Ottanta, finanche con i lungometraggi più recenti: una trama di richiami tematici e stilistici che hanno dato vita a una vera e propria poetica autoriale. Lo stile di regia di Lina Wertmüller è assolutamente riconoscibile, fatto di toni grotteschi e ironici. Le sue storie sono in grado di abbinare costantemente il riso al pianto, la commedia al dramma, in trame intricate, spesso stravaganti ma sempre di grande spessore critico. I suoi film sono un mosaico di toni e ritmi che si alternano, si sovrappongono, si mescolano coinvolgendo lo spettatore in un turbinio di storie e di emozioni. La satira è la principale dimensione all’interno della quale si muove la regista che guarda alla società italiana, offrendone un ritratto che varia negli anni ma che mantiene intatti alcuni suoi tipi sociali. In questo senso, Giancarlo Giannini e Mariangela Melato interpretavano alla perfezione i diversi stereotipi di classe: il manovale catanese Carmelo Mardocheo e la giovane sottoproletaria lombarda Fiore in Mimì metallurgico, il contadino lombardo Antonio Soffiantini e la prostituta Salomè in Film d’amore e d’anarchia, il rozzo marinaio siciliano comunista Gennarino Carunchio e la ricca borghese anticomunista Raffaella Pavone Lanzetti in Travolti da un insolito destino.

Lina Wertmüller era una maestra nel raccontare storie in grado di condensare insieme grandi passioni amorose e fervore politico. Narrazioni all’apparenza leggere ma in grado di celare profonde riflessioni sociali. La sua filmografia merita di essere ripercorsa dall’inizio alla fine, senza escludere nulla: il risultato sarà non solo il prezioso ritratto di una società che muta, ma anche un arricchimento artistico e culturale per ogni spettatore.

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