Il nuovo anno de Il Tempo Ritrovato in Classense

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Veronica Raimo

Avviene sempre qualcosa di magico quando un luogo, da semplice contenitore di libri, si trasforma in spazio di riflessione e discussione. È questo che accade alla Biblioteca Classense durante gli incontri de Il Tempo Ritrovato, la rassegna a cura di Matteo Cavezzali che dà vita a preziose occasioni di incontro tra gli scrittori e il loro pubblico.

Il sipario del nuovo anno si apre mercoledì 12 gennaio, con il romanzo che racconta la fine del PCI: Qui dovevo stare dello scritturo perugino Giovanni Dozzini. È una vita un po’ piatta quella di Luca Bregolisse, detto il Brego, imbianchino quarantenne, sposato e con una figlia piccola, un padre pensionato e comunista e un dipendente marocchino di nome Nabil pieno di guai a causa del figlio Mohamed, detto Massimino. In appena sedici giorni Brego vede andare in fumo tutto il futuro che sembrava già essere stato scritto per lui. In un crescendo di disillusione e intolleranza Qui Dovevo Stare offre il ritratto di un Paese allo sbando.

Con Seimila gradi di separazione si passa invece alla vera e propria commedia all’italiana: mercoledì 19 dicembre Bruno Ventavoli, scrittore e direttore delle pagine culturali de La Stampa, porta alla Classense un romanzo certamente unico nel suo genere. Un complicato intreccio di personaggi che si fa beffe degli strumenti narrativi dell’autofiction, della psicoanalisi e del realismo, per raccontare una storia totalmente inventata, ma in grado di rivelare una triste verità: in questo mondo siamo sostanzialmente e profondamente soli.

Dell’esercizio letterario si passa, mercoledì 26 gennaio, a una vera e propria ode al lettore, quella di Piero Dorfles in Il lavoro del lettore. In una società dove il numero di lettori diminuisce sempre di più come dimostrare che il lavoro del lettore è il più bello al mondo? Passando da Shakespeare a Flaubert, da Austen a Poe, Dorfles racconta come i libri siano in grado di custodire la storia dell’uomo e quelle di ognuno di noi ed esalta la loro capacità di stimolare i nostri sogni e sentimenti, di sviluppare l’ingegno, la fantasia e l’immaginazione, di salvarci dalle prove della vita e di renderci bravi cittadini, lavoratori competenti, persone rispettose ed empatiche.

Si torna invece al romanzo con Marco Peano che il 2 febbraio presenta il suo nuovo libro Morsi, la storia della piccola Sonia, costretta a passare le vacanze di Natale del 1996 a Lanzo Torinese nella vecchia casa cigolante di nonna Ada. Qui ogni cosa sembra rimasta ferma a cinquant’anni prima e anche la scuola ha dovuto chiudere prima: l’acida professoressa di italiano Cardone si è trincerata nella sua aula e durante una lezione ha fatto qualcosa di indicibile che Sonia e il suo amico Teo dovranno affrontare come il peggiore incubo della loro infanzia.

I lettori tornano ad essere i protagonisti dell’incontro del 9 febbraio con Antonio Castronuovo e il suo Dizionario del bibliomane, un libro dedicato ai tic e alle ossessioni dei lettori compulsivi. Una galleria di ritratti che mette a nudo morbi librari, monomanie, fobie, avidità e vaneggiamenti non solo degli accumulatori seriali di libri, ma anche degli stessi librai, editori e scrittori, con l’obiettivo di tratteggiare la nuova figura del «biblio-patologo», colui che sarà in grado di diagnosticare il morbo da cui egli stesso è affetto: quello incurabile della bibliofilia.

Il Tempo Ritrovato prosegue in compagnia di Ermanna Montanari che il 16 febbraio presenta il suo L’abbaglio del tempo, un romanzo vero che racconta “la bellezza affettiva d’un luogo inventato”, ‘la câmbra da rizévar’, la camera da ricevere, che si trovava al pianterreno del casolare in cui Ermanna viveva da bambina. Una stanza misteriosa e ricca di fascino che si apriva solo due volte l’anno, a Pasqua e a Natale. Una stanza divenuta nascondiglio e luogo dove il vero io di una futura attrice e autrice teatrale poteva finalmente emergere.

Più pedagogico è invece l’appuntamento del 17 febbraio in compagnia di Chiara Guidi che presenta il suo Interrogare e leggere: la domanda e la lettura come forme irrisolvibili di conoscenza, un volume che raccoglie le lezioni del settimo Corso aggiornamento per insegnati e apre la collezione che vedrà pubblicati nel tempo anche gli altri.

Dalla pedagogia si passa poi a uno dei grandi cortocircuiti del contemporaneo: il vintage. Drive-in, Polaroid, la Vespa, le borse all’uncinetto, i pantaloni a vita alta, le Vans: perché il ricordo di ciò che è passato ci ossessiona? A questa domanda cerca di rispondere Sabina Minardi, vicecaporedattrice de L’Espresso, con Il grande libro del vintage, il suo nuovo romanzo che presenterà alla Classense il 23 febbraio. Un libro che è un vero e proprio viaggio tra moda e costume, storia e tendenze giovanili.

Il 2 marzo Veronica Raimo presenta invece Niente di vero, un romanzo di formazione che racconta le difficoltà, le perdite, i sacrifici, l’educazione sentimentale di Veronica, una giovane donna di oggi, stretta tra le ansie di una madre onnipresente, le ossessioni paterne e la genialità di un fratello maggiore al centro di tutte le attenzioni. Un tono da commedia e una prosa nervosa e pungente accompagnano il racconto di certi cortocircuiti emotivi, di quell’energia paralizzante che può essere la famiglia, dell’impresa sempre incerta che è il diventare donna.

Mentre gli appuntamenti con Il Tempo Ritrovato proseguiranno fino a maggio, culminando come ogni anno nello ScrittuRa Festival, nel mese di aprile la Biblioteca Oriani ospiterà gli incontri di Riscrivere la storia dedicati agli studenti delle scuole superiori, con focus sulla shoah, sull’11 settembre e sulla migrazione degli italiani in America.

Info: info@scritturafestival.com, scritturafestival.com

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