L’occhio di vetro, un’indagine storica e personale

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Un documentario intrigante ed emozionante che tiene lo spettatore incollato allo schermo al pari di un grande poliziesco investigativo. Un’indagine accurata per risalire alle proprie origini e radici familiari. Una storia personale che si intreccia con la Storia d’Italia. Questi sono gli ingredienti che fanno di L’occhio di vetro di Duccio Chiarini un film certamente riuscito, oltre che di grande spessore storico e artistico.

Tutto ha inizio con una coppia di magliette bianche. Uno strano simbolo sul petto, una festa tra amici e tante occhiate strane. È così che il regista, Duccio Chiarini, comincia a interrogarsi sul significato di quei simboli, sulle ombre che da sempre aleggiano sulla storia della sua famiglia e sul concetto di fascismo, spesso toccato ma mai compreso nel profondo. I ricordi delle liti politiche durante i ritrovi familiari nella casa alle porte di Pisa della nonna Liliana inducono il regista ad indagare più a fondo sul suo albero genealogico. Ed è così che tra lettere, carte, fotografie, medaglie, diari e documenti di varia natura riesce a ricostruire parte della sua storia che ha inizio con il bisnonno Giuseppe Razzini, l’occhio di vetro del titolo. Giuseppe perde infatti l’occhio al fronte, durante la Prima Guerra Mondiale e, tornato a casa, si unisce alle schiere di reduci, alimentando in tutto il Paese quel malcontento generale per la vittoria mutilata. È così che Giuseppe si avvicina al fascismo e ne diviene uno dei suoi uomini più fieri. Liliana, Maria Grazia e Ferruccio nasceranno qualche anno dopo, in pieno periodo fascista, intrisi della cultura e degli ideali del tempo. Fu forse questo che fece innamorare Liliana di Giovanni, anch’egli fascista convinto, partito più tardi come volontario per la Seconda Guerra Mondiale. Diversa fu invece la scelta di Maria Grazia, la “ribelle” di casa, che sposò Giorgio, comunista, antifascista e successivamente anche partigiano. Ed è così che la famiglia si spacca per sempre, politicamente e idealmente. L’affetto però permane ed è ciò che continuerà a tenerli legati negli anni, fino ai giorni nostri. Quando la ricerca sembra ormai arrivata ad un punto morto, il diario di Ferruccio scritto nel 1944 porta il regista e i suoi genitori a Maderno, sul lago di Garda, dove al tempo si erano rifugiati i fascisti della neonata Repubblica Sociale Italiana. Ed è qui, tra Maderno e Rovere, che si intessono gli ultimi fili di questa storia.

Il regista intreccia sapientemente materiali d’archivio, video e fotografie di famiglia e immagini tratte dal presente che lo vedono impegnato, insieme ai suoi genitori e all’aiuto di alcuni testimoni, nell’indagine che riscostruisce l’albero genealogico della sua famiglia. Il documentario ha il pregio di rendere evidente il valore storico, sociale e culturale dei film e delle fotografie di famiglia, in grado di riscostruire le piccole storie che hanno fatto la Storia del nostro Paese: è infatti attraverso questo filo di affetti ed eventi personali che il regista è in grado di ricostruire un intero periodo storico che va dalla fine della Prima Guerra Mondiale ai giorni nostri. Sulle tracce della sua famiglia e dei suoi antenati, Duccio Chiarini ripercorre alcuni dei più importanti avvenimenti della Storia d’Italia, riuscendo ad unire insieme precisione storica ed emozione cinematografica.

Da punto di vista storico e sociale, il documentario mette anche in evidenza un sentimento condiviso e largamente diffuso relativo a quegli anni e agli avvenimenti che li hanno attraversati: vergogna e angoscia guidano infatti il regista in questa personale ricerca. Il fascismo come un’onta, una macchia personale che i membri della sua famiglia, così come l’Italia intera, cercano di dimenticare, nascondere, celare. Una serie di non detti familiari che rispecchiano in realtà un’attitudine sociale.

L’accostamento di video e fotografie d’archivio con riprese rubate ai giorni nostri porta a vedere il passato e il presente come due facce di una stessa medaglia: un passato che risuona ancora nei nostri giorni, di cui si scorgono ancora gli strascichi. Questo passato vive ancora nel presente e necessita di essere discusso, problematizzato e socialmente affrontato.

Il documentario è disponibile per la visione a noleggio sulle piattaforme Chili, CG Digital, Apple TV e Google Play

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