FUTURO E PASSATO. PERICOLI DI UN VIAGGIO NEL TEMPO DI JOYCE CAROL OATES

0
Joyce Carol Oates - ph Marion Ettlinger Hires

 

In un futuro imminente Adriane Stohl, una brillante studentessa che vive negli SNAR (Stati Uniti del Nord America Riformati), per punizione viene catapultata nel passato, ritrovandosi in un campus universitario nel 1959. Che cosa resterà della sua precedente individualità, nonostante il lento stillicidio della memoria?

Joyce Carol Oates nasce nello stato di New York (1938), in cui ha ambientato molti dei suoi romanzi. Docente universitaria, è una delle scrittrici più significative della narrativa americana contemporanea. Autrice di una produzione vasta ed eclettica, ha sperimentato generi e stili diversi. Alcuni temi attraversano le sue storie: la violenza, in particolare nelle famiglie e sulle donne, la durezza delle piccole comunità, l’ipocrisia della vita borghese. Inoltre Oates decostruisce gli stereotipi del mito americano della frontiera. Ha vinto, tra gli altri, il National Book Award, il Pen Faulkner Award e il Prix Femina Étranger.

 

 

PERICOLI DI UN VIAGGIO NEL TEMPO

Siamo nell’anno 23 del nuovo calendario degli SNAR, comprendenti oltre agli Stati Uniti, anche Messico e Canada e fondati, in una deriva totalitaria, a seguito della stagione dei Grandi Attacchi Terroristici.

Lo Stato esercita un controllo assoluto su ogni momento della vita delle persone e i cittadini sono divisi in caste sulla base del loro status economico, ma anche razziale. Le caste sono contrassegnate da sigle che rendono oggettive le discriminazioni.

Adriane ha la colpa di essere troppo competente (non è consigliato emergere e distinguersi negli SNAR) e ha il vizio di esprimere la sua opinione e di fare troppe domande. Nominata studentessa dell’anno alla Pennsboro High School, le viene chiesto di pronunciare il discorso di fine anno e in quell’occasione viene arrestata e condannata all’esilio nel passato.

Oltre agli individui esiliati (IE) ci sono anche gli Individui Cancellati (IC), come ad esempio lo zio di Adriane. La cancellazione è la pena più pesante, ma è proibito parlarne. I comuni cittadini hanno la convinzione che essa corrisponda a una vaporizzazione definitiva della persona.

Sotto il nuovo nome di Mary Ellen Enright, Adriane si ritrova nella famigerata Zona 9, che corrisponde all’università di Wainscotia Fall, nel Winsconsin nell’anno 1959.

Oates ricostruisce il contesto culturale utilizzando lo sguardo attonito di Adriane, che oltre a scoprire antichi manufatti come la macchina da scrivere e i libri cartacei, i collant e i bigodini, deve imparare a vivere disconnessa dalla rete virtuale. Inoltre, il confronto con la società del tempo, le sue regole e la sua morale aprono varchi nell’idea di sé della ragazza appena diciasettenne.

Nella Zona 9 Mary Ellen/Adriane scopre per la prima volta una libertà impensabile nella sua vita precedente: la libertà di parola e di riunione sono diritti che invece gli SNAR hanno abolito assieme a Costituzione e Carta dei Diritti.

Entrambe le realtà, sebbene con modalità diverse, sono gerarchiche, repressive, antimeritocratiche e operano rimozioni e revisioni del passato. Oates ci suggerisce quindi che il tempo è sempre un’entità politica.

Del resto, l’esperienza di vita di noi lettori, che contempla gli enormi mutamenti degli ultimi sessant’anni, ci rende comprensibile e familiare il racconto di ognuno dei due contesti.

 

 

IDENTITÀ E REALTÀ

L’esilio nel tempo è sempre più chiaramente un esilio da sé stessa, e Mary Ellen vede svanire progressivamente le immagini del suo mondo precedente, il ricordo doloroso di sua madre e di suo padre, delle amiche e dei suoi affetti.

Nonostante si ritrovi a vivere in un mondo per lei un po’ naïf – anche i film di John Wayne e Alfred Hitchcock sono pieni di banalità e di stereotipi -, quel mondo diventa sempre più suo.

Oates sottolinea lo stupore di Adriane rispetto al ruolo subordinato della donna del passato e la naturalezza con cui Mary Ellen si ritrovi a cucinare e a lavare i piatti per l’uomo di cui si è innamorata. Non è un caso quindi che uno dei riferimenti culturali alla Wainscotia Fall sia lo psicologo comportamentista Burrhus Skinner, secondo il quale il così detto condizionamento operante consiste nella messa in atto di un comportamento, che se rinforzato positivamente si ripresenta con una maggiore frequenza.

Non è forse quello che sta succedendo a Mary Ellen, la cui memoria del passato, l’insieme delle immagini e ricordi, svanisce e quella del presente sembra acquisire sempre più spazio nei suoi pensieri? E allora cos’è il libero arbitrio?

Forse Oates vuole dirci (anche se non lo fa a pieno), che non importa se la protagonista Adriane Stohl sia stata teletrasportata nel passato, come le dissero i suoi carcerieri, oppure se il suo corpo sia prigioniero in un laboratorio e tutto ciò che sta vivendo non sia altro che una realtà virtuale costruita a tavolino da geniali informatici capaci di ricreare in anni di lavoro ambienti umani complessi.

Il libro, anche se non mantiene a pieno la promessa inziale, è scritto con una tale urgenza, precisione e brillantezza che seguiamo il suo procedere con curiosità fino alla fine.

Vengono affrontati alcuni temi complessi come quelli dell’identità, della coscienza, della realtà virtuale e dei suoi sviluppi in relazione alla costruzione del sé individuale.

Del resto, gli ultimi scritti della torrenziale Oates, seppure così fruibili, non hanno più raggiunto le vette di un libro come Blonde, 1320 pagine ripubblicate recentemente da La nave di Teseo, dedicate alla vita di Marilyn Monroe (ma di questo si parlerà una prossima volta).

In ogni caso oramai Adriane non ricorda più nulla della sua precedente vita nel futuro, se non labili de ja vù e quindi che importanza ha chi è stata? Tutto sommato forse la sua vita attuale nello spazio di 10 miglia, quello che i suoi carcerieri le concedono di percorrere, è migliore di quella precedente.

Ma ogni vita, ci suggerisce Oates, non si limita forse a “10 miglia” di estensione?

E il sussiego che mettiamo nell’essere noi stessi, per distinguerci come individui, che senso ha se non sappiamo nulla, nemmeno se siamo reali? Siamo forse proiezioni costruite su un pugno di immagini e ricordi, che potrebbero essere modificati?

 

LAURA GAMBI

  

Joyce Carol Oates, Pericoli di un viaggio nel tempo, La nave di Teseo, 2021, pp.352

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.