Tre archivi, una campagna in mostra a Faenza

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Foto di Paolo Guerra
Foto di Paolo Guerra

È difficile parlare della mostra Tre archivi, una campagna. Il paesaggio rurale negli archivi Guerra, Nonni, Visani, inaugurata il 9 aprile e visitabile fino all’8 maggio alla Galleria Comunale d’Arte di Faenza, senza andare fuori tema. La mostra si inserisce all’interno delle iniziative del progetto Immagini dalle campagne dell’Emilia-Romagna promosso dal Servizio Patrimonio Culturale della Regione, in collaborazione con i Comuni di Lugo, Faenza e Bagnacavallo, che vuole proporre una riflessione sul paesaggio rurale regionale attraverso la fotografia. Il calendario degli appuntamenti è iniziato con la mostra Da inverno a inverno di Paola de Pietri e prosegue ora con uno sguardo al passato, grazie alle fotografie d’archivio raccolte dalle associazioni Fototeca Manfrediana e Lugoland.

La coerenza tra le foto esposte e l’argomento trattato è lampante – un occhio pigro potrebbe dire che son tutte uguali: vecchie, in bianco e nero, i soggetti sono contadini, animali di campagna e la campagna stessa. I ragazzi della Fototeca, però, sono lì per descrivere quello che c’è ma non si vede: il loro lavoro dietro le quinte e la poetica dei tre fotografi.

Il percorso inizia con le uniche stampe originali presenti, un ritrovamento casuale di Gian Marco Magnani, curatore della mostra insieme a Luca Nostri, che scartabellando nell’archivio della Fototeca è incappato in una di queste e l’ha collegata a un’altra foto attribuita a Francesco Nonni: le analisi sulla carta e della tecnica utilizzata, seguite dallo studio dell’immagine, ne hanno ufficializzato l’autorialità. La parte dedicata a Nonni, che copre i primi vent’anni del Novecento, continua con alcuni scatti ai margini della città di Faenza per poi allontanarsi sempre di più, fino alle zone collinari. In questo tragitto è l’acqua ad accompagnare l’osservatore, scomparendo pian piano, sostituita dai campi d’erba dell’Olmatello. Dall’archivio di Carlo Visani sono state selezionate alcune foto della fiera di Massa Lombarda scattate tra il 1930 e il 1945, quando il paese era al centro di un grosso sviluppo industriale legato al settore ortofrutticolo: banconi come altari pieni di dettagli, tra cui i primi pesticidi importati dagli Stati Uniti d’America, impilati con una disposizione tutt’altro che casuale; foto pesanti – come dice Gian Marco – che si è scelto di alleggerire presentandole senza cornice. Infine, le persone di Paolo Guerra, che provocano nostalgia per un passato che qui in Romagna è mantenuto vivo dai nonni, mentre in altre zone di Italia già non si conosce più. Lo scatto al mercato del bestiame pare una reinterpretazione del Quarto Stato, senza nessun ambasciatore, ma con due vacche romagnole tra le fila degli allevatori.

Molte scene rappresentate da Nonni si ritrovano in altre sue opere di xilografia, disegno, pittura, perciò è probabile che la fotografia fosse un espediente di studio, ma la foto scelta per la promozione della mostra è diversa: un autoritratto in cui l’uomo è seduto a testa in giù su una sdraio, sorridente. Un dilettante, fuori fuoco, che anticipa il fulcro del movimento fotografico del Novecento: l’istantaneità. Fa da contraltare Carlo Visani, un architetto amante del rigore e delle prospettive ben definite. Guerra, invece, era un fotografo di paese, si recava in motocicletta dai lughesi offrendosi come ritrattista e inconsapevolmente è diventato un esponente del neorealismo italiano. Una mostra, quindi, che non si perde nell’esposizione di ciò che è stato, ma racconta tre modi di vivere la fotografia, intrecciandola con le rispettive personalità e professioni.

Francesco Nonni
Francesco Nonni

Come ha detto il sindaco Massimo Isola durante l’inaugurazione, queste fotografie servono in primo luogo a ricordare. Già così andrebbe bene: ai faciloni che sostengono che i giovani non abbiano rispetto per il passato, si può rispondere che la valorizzazione di questo patrimonio fotografico è in mano a un gruppo di persone nate tra il 1989 e il 1994 che hanno iniziato ad occuparsene dieci anni fa. Sono loro che hanno acquisito – in maniera totalmente autonoma – competenze in materia di conservazione e digitalizzazione ancora oscure tra le mura di certi archivi storici pubblici (a questo proposito, gli organizzatori hanno anche allestito uno spazio dedicato alla digitalizzazione all’interno della mostra per presentare il lato più pratico e moderno del lavoro d’archivio). Come dicevo, si fa presto a distrarsi: pochi giorni fa ho seguito una discussione su Twitter, Alessandro Borghese – cuoco famoso per la conduzione di alcuni programmi di televisivi – lamentava la pigrizia dei ragazzi, che sperano di non trovare lavoro per non dover rinunciare ai weekend con gli amici. Gli ha fatto eco Briatore. Si parlava di ristorazione, ma la questione si è allargata ed è tornata in auge per un paio di giorni, come accade a intervalli regolari: quello dei giovani nullafacenti e nullatenenti in fatto di spirito di sacrificio è un problema ancora irrisolto. Questa mostra è frutto di una felice intuizione da parte del Servizio Patrimonio Culturale, che fin da subito ha voluto coinvolgere la Fototeca e Lugoland, ed è finanziata dalla Regione. Ma la proposta, il lavoro di selezione delle immagini, di ricerca storica, di progettazione del percorso espositivo e della realizzazione di stampe e allestimenti è da imputare alla creatività e al lavoro pregresso fatto da entrambe le associazioni sui tre archivi. Eventi ben riusciti come questi possono vantare una solida base di preparazione e manovalanza, data da giovani che esprimono le proprie capacità solo nell’ambito del volontariato, perché spazio occupazionale nel settore cultura non c’è: questo dice tanto di loro, e forse troppo della linea politica nazionale degli ultimi trent’anni. Chi si occuperà di questo patrimonio, quando le priorità dei volontari cambieranno?

Informazioni:
Da sabato 9 aprile a domenica 8 maggio 2022 presso Galleria Comunale d’Arte di Faenza – voltone della Molinella, 2 – Faenza. Orari di apertura: martedì e giovedì dalle 10 alle 13; venerdì dalle 16.30 alle 19.30; sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 19.30.

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