La Pasqua? Una faccenda assolutamente laica

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Salvador Dalì, Cristo di S. Giovanni della Croce - 1951, Kelvingrove Museum, Glasgow

 

A differenza del Natale, ‘artificio’ decisamente cattolico, la ricorrenza pasquale è riconosciuta e sottolineata anche in altre culture, sia evolute sia primitive. Infatti se la religione, qualsiasi religione, fonda i suoi riti ed il suo stesso esistere sulle radici profonde dell’essere umano (in realtà è un’eccezionale strategia di marketing, giusto per aver presa in modo ineluttabile sull’animo di chiunque).

Non è nei Sacri Libri cui ogni persona curiosa dovrà andare a cercare la Pasqua, bensì -appunto- dentro di sé. E può venir fuori che il momento più alto della Fede d’ogni latitudine è faccenda assolutamente laica.

Morte-Rinascita: poche chiacchere, il succo sta tutto qua. Perfino i miscredenti cronici, i disincantati/cinici già cristallizzati o gli agnostici più convinti, non possono negare la schizofrenia del binomio, che chi crede risolve in quattro e quattr’otto con il proprio Aldilà di riferimento. Poi viene in mente che lo stesso nostro concetto di vita si barcamena continuamente tra gli estremi opposti (bello-brutto, invecchiare-morire, buono-cattivo, bianco-nero ecc) in un Tao incessante dove è pasqua ogni attimo che ci è concesso. Quindi, prima di pensare che qui si vuol bestemmiare, cari lettori bacchettoni, pensiamo che si può provare a battere una strada diversa… per cercare non tanto una risposta quanto un po’ di consolazione da poter condividere per l’interrogativo che lascia chiunque -e non solo “ogni persona di buona volontà”- disarmati e sgomenti. Siccome poi ogni creatura senziente, almeno una volta nella vita, si è domandata “cosa ci sarà dopo la dipartita?”, ed in quel preciso momento si colloca l’essenza d’ogni credo -quindi l’esigenza d’una religione, ateismo compreso (il quale a modo suo lo è)- ecco che si delinea la coltivazione dello spirito come pratica assolutamente vitale.

 

Tommaso Salini (attr.) Fiasca con fiori – 1625 (?), Musei S. Domenico, Forlì

 

Senza scomodare le sfere celesti, si osserva che Pasqua è sempre primaverile, che sia ‘alta’ o ‘bassa’: ragionandoci un attimo terra-terra, è il momento in cui la natura si risveglia e nei campi (appunto!) accade qualcosa di ben noto perfino a chi agricoltore non è. Si potrebbe pensare ai complicati calcoli che ogni anno ne fissano il giorno come ad una perfidia di Santa Romana Chiesa, e invece è questione di luna, un tot preciso di cicli completi -4 per l’esattezza- che parte dalla fase in cui si trova il nostro satellite il dì dell’Epifania. E poiché le piante sono più o meno ‘disponibili’ a lasciarsi curare in base al suo influsso, le occupazioni agresti si calendarizzano rispetto alla posizione selenitica. Poi va ricordato che non solo la flora è composta da creature lunatiche, visto che anche nel corpo animale la tempesta ormonale stimolata dalla stagione fa sentire più forte la necessità di chiudere un ciclo e riaprire con un altro, trasformando le bestie in ‘creatrici di vita’. E l’homo Sapiens Sapiens che fa? Se proprio non si riproduce, perlomeno vede accelerare quel processo di rinnovamento cellulare che incessantemente, inesorabilmente, involontariamente lo pervade. Già perché, di fatto, tutti gli esseri viventi si ricostruiscono di continuo -…’risorgono’!- dato che ogni cellula ha destino segnato, morendo e rinascendo sempre, perfino qualche ora dopo l’ultimo respiro. Il fenomeno è naturalissimo, ha tempi diversi ed intensità variabile, proprio secondo le stagioni ed il ritmo circadiano – quel giorno/notte che tanto si fatica a far assimilare ai neonati quanto velocemente le mode ed il consumismo, piuttosto, si adoperano per disordinare- al punto che più che con un teologo vale la pena disquisire di Pasqua con chi si occupa biologia e di salute.

Forse su tali trasformazioni bisognerebbe chiedere l’opinione a chi ne vive nella propria carne le sofferenze, come chi è affetto da patologie gravi o croniche -pazienti che, durante le terapie, confidano nella innata capacità di autoguarigione del proprio corpo e nella corretta sostituzione delle cellule malate con nuove, finalmente sane-, oppure a chi vive fasi di trapasso, nella vita, come adolescenti e andro/menopausici; ma perfino a chi è transessuale completo. A questi ultimi, al di là del gossip più infame, andrebbe dato ascolto rispettoso perché sul tema della trasformazione ne sanno più di chiunque altro, visto che hanno avuto pure la psiche devastata dall’abbandono d’una identità e dall’acquisizione talvolta mai definitiva di un’altra.

 

Riserva Incisioni Rupestri Preistoriche Ceto/Cimbergo/Paspardo, loc. Campanine, Valle Camonica (BS)

 

Quanto ci mette, insomma, un corpo umano normale per ricambiarsi/resuscitare completamente? “Il comportamento delle cellule è cosa nota alla scienza -spiega Andrea Battistini, medico di base a Cesena con esperienza oncologica- così come i ritmi differenti da tessuto a tessuto; la pelle infatti si rigenera più velocemente delle ossa. Però quello che lascia disorientati –perfino molti di noi medici, io compreso- al di là del trascendente, è il fatto che osservando le entità vitali più piccole è possibile dimostrare il concetto di immortalità. Ve ne sono alcune capaci di riprodursi senza mai esaurire il loro ciclo, e finora ciò è accaduto solo in quelle tumorali! ‘Isolate ‘in vitro’, le prime fin dagli anni ’60, continuano imperterrite a conservare il loro terribile potenziale, e questa è realtà dai profondi significati simbolici e concreti. Come dire che quello che è eterno, proprio quello, è pure ciò che è in grado di far terminare l’esistenza, almeno come la conosciamo”. Ed il conforto che si cercava nel pragmatismo del mondo materiale va decisamente a farsi benedire.

 

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Insegnavo arte alle medie, ora sono in pensione, ma non dalla voglia di imparare. Faccio la giornalista per passione e vado scovando la Bellezza dovunque si nasconda. I miei companatici sono: musica, cioccolata, cinema, tradizioni. Analfabeta tecnologica, con le cose e le persone voglio respirarci insieme. E comunicare perché tutto si può migliorare.