Arthur Rambo – Il blogger maledetto di Laurent Cantet

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Cosa spinge una persona all’apparenza normale, nella sua vita pubblica, ad esprimere sui social network, sotto la copertura di un nickname, messaggi improntati all’odio più estremo, ad inviare tweet provocatori, intrisi di razzismo, omofobia, misoginia e antisemitismo?

Laurent Cantet per il suo decimo lungometraggio si ispira ad una storia vera, come già aveva fatto in passato per A tempo pieno e La classe, film, quest’ultimo, che gli valse la Palma d’oro a Cannes nel 2008.

Il film ripercorre in chiave cinematografica la vicenda di Mehdi Meklat, un giornalista, blogger e scrittore che nel 2017 con lo pseudonimo di Marcelin Deschamps pubblica una serie di tweet che esprimono sentimenti di odio e disprezzo verso gli ebrei, le donne, la comunità omosessuale e le minoranze sociali.

 

 

Il personaggio del film è Karim D., uno scrittore di origine algerina proveniente da una famiglia modesta delle banlieue parigina che, grazie alla sua opera prima, Lo sbarco, divenuto un caso letterario, vede aprirsi le porte del successo e della notorietà. Si tratta di un romanzo, basato sulla storia vera della madre, che denuncia le difficoltà dell’integrazione degli immigrati africani, in particolare di religione islamica, nella Francia. Un romanzo dai toni radicali, ma che resta entro i limiti del politicamente corretto e del socialmente accettabile.

Dopo il successo del romanzo e la notorietà acquisita grazie ad un’intervista televisiva, finisce al centro dell’attenzione pubblica. Nel piccolo mondo dell’editoria parigina è l’ennesima nuova grande promessa: tutti lo vogliono per un’intervista, un video, gli propongono anche di dirigere la trasposizione cinematografica del soggetto del suo libro. Per Karim qualunque cosa sembra possibile. La festa organizzata dalla sua casa editrice è un raduno di amici vecchi e nuovissimi e lo scrittore sembra quasi essere portato in trionfo, tra pacche sulle spalle, selfie e proposte di nuovi contratti e progetti. Anche i suoi profili pubblici sui social registrano una vorticosa ascesa.

Ma sottotraccia, proprio durante la festa, inizia a circolare una voce, che subito, con la velocità vertiginosa dei social, si diffonde ovunque. I tweet firmati con lo pseudonimo di Arthur Rambo sono i suoi, Karim D. è Arthur Rambo. Con questo nome lo scrittore pubblicava interventi sempre più provocatori e connotati da una estrema violenza verbale sui temi più controversi e sensibili della contemporaneità, esprimendo in particolare la rabbia della comunità islamica di fronte al senso di esclusione ed emarginazione sociale.

Il mondo che gli sta intorno si rivolta contro di lui, le risate ed i cenni di consenso diventano espressioni di disprezzo e distanza. L’intera vita di Karim è stravolta, quella sociale, lavorativa e anche familiare.

Il meccanismo che aveva amplificato il successo letterario si tramuta in una macchina di fango e ostracismo senza fine. E a nulla sembrano valere i distinguo ed i tentativi di scuse dello scrittore, che prova a difendersi sostenendo di avere voluto sondare i limiti del dibattito pubblico sui temi più controversi.

 

 

Cantet ci offre una analisi di grande efficacia su alcune delle questioni più dibattute della nella nostra epoca, quelle relative alla responsabilità delle parole nella comunicazione sui social, alla post-verità, alla difficoltà di creare un dibattito costruttivo nel web, dove l’impiego di espressioni ed argomenti sempre più estremi comporta un aumento della visibilità e dei contatti, spingendo ad accentuare ulteriormente la violenza verbale. Al tempo stesso il film riesce con credibilità a mostrare la crisi di identità del protagonista, costretto a confrontarsi con lo sconforto della madre e della sua compagna, che non riescono a comprendere le ragioni di quella rabbia estrema, che appare in radicale contrasto al suo modo di essere nella vita vera, e con la delusione del fratello, che invece quella rabbia rivendica apertamente. Una crisi di identità che corrisponde alla difficolta da parte della sua comunità, quella degli immigrati di seconda generazione, di trovare una propria voce, con la quale esprimere e rappresentare la propria condizione esistenziale e partecipare attivamente alla vita sociale e culturale del paese in cui vivono.

Visto in anteprima alla Cineteca di Bologna, nell’ambito della rassegna Rendez vous, il festival del nuovo cinema francese.

 

Arthur Rambo – Il blogger maledetto (Arthur Rambo), di Laurent Cantet, Francia 2021, 87’

 

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Dario Zanuso: Ama, al pari di un’iguana, crogiolarsi per ore al sole, ma come una talpa, si trova a suo agio anche nel buio di una sala cinematografica. Il suo sogno nel cassetto è di proporre alla Direttrice una rubrica di recensioni letterarie dal titolo “I fannulloni della valle fertile” o “La valle fertile dei fannulloni”, è indeciso; da sveglio si guarda bene dal farlo: è pigro quanto un koala australiano. Aldo Zoppo: Collaboratore di Gagarin Magazine dal 2010, ha ideato con il fido Dario la rubrica Telegrammi di Celluloide. Nasce a Napoli nei mesi delle rivolte studentesche del ‘68, si trasferisce a Ravenna a metà degli anni ’90 e diventa cittadino del mondo, pur rimanendo partenopeo nell’anima. Lo si trova abitualmente nei vari festival cinematografici del bel paese, apprezza molto le produzioni dei “Three amigos” del nuovo cinema messicano e la cinematografia italiana, dal Neorealismo alla commedia all’italiana. Attore teatrale per hobby, ha interpretato tanti personaggi della commedia napoletana, da Scarpetta ai fratelli De Filippo.

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