Nino Caruso (1928-2017). Forme della memoria e dello spazio

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Nino Caruso, Memorie di Sicilia / Memories of Sicily, 1999 - 2004, terracotta.

Il MIC di Faenza celebra, dal 28 maggio al 9 ottobre, Nino Caruso,  scultore, scrittore, ceramista e designer, protagonista assoluto della ceramica alla ricerca continua di nuove esperienze artistiche e produttive.

Un’ampia antologica che racconta 50 anni di carriera attraverso un centinaio di opere a documentare l’intensa attività di questo protagonista della ceramica, più noto all’estero che in Italia.

La mostra, a cura di Claudia Casali e di Tomohiro Daicho, curatore del MOMAK di Kyoto, con il supporto dell’Archivio Nino Caruso è già stata allestita nel 2020 nei musei giapponesi di Kyoto e Mino, con i quali il MIC di Faenza è coproduttore.

Caruso ebbe un’attività artistica ed espositiva ricchissima che affiancò a quella didattica ed editoriale. Caruso è l’autore dei più importanti manuali di ceramica – tradotti in tutto il mondo –  e i suoi interventi pubblici sono disseminati tra la Galerie Les Champs di Parigi e la Chiesa Evangelica a Savona, il Giappone, presso l’Ospedale di Tokai e City Hall, e il Portogallo, presso La Rotunda, a Coimbra. Come le sue sculture si trovano alla stazione ferroviaria di Gijon, in Spagna a alla stazione della metropolitana di Marsiglia.

Nato a Tripoli da famiglia siciliana nel 1928, negli anni ’50 si trasferisce a Roma dove conosce Salvatore Meli e viene introdotto a Villa Massimo, entrando in contatto con Guttuso e gli artisti e intellettuali dell’avanguardia romana.

“Dall’incontro con Meli iniziai, lavorando per lui, – dice Caruso – a sviluppare il mio linguaggio artistico”.

A partire dal 1965 inizia ad usare il polistirolo per realizzare stampi a colaggio in cui versa l’argilla, rivoluzionando il suo metodo di lavoro, alla ricerca di un nuovo rapporto scultura-architettura.

Avvia un profondo studio della modularità che assume una precisa funzione architettonica, sistema che gli aprirà collaborazioni significative con le aziende.

Nel 1966 contribuisce alla costituzione del Centro Italiano delle Produzioni d’Arte (CIPA) di cui assume il ruolo di segretario con la presidenza affidata all’architetto Gio Ponti.

Dalla metà degli anni settanta stringe collaborazioni frequenti con alcune università statunitensi dove organizza mostre, workshop e seminari. Matura gradualmente una vasta conoscenza delle tecniche ceramiche, come quelle antiche ancora in atto nelle civiltà orientali, e apprende direttamente, grazie a lunghi soggiorni in Giappone, le sperimentazioni più innovative.

La sua ampia produzione mostra un’attenzione particolare alle tematiche dell’antico applicate alla modernità. Già dai lavori degli esordi, negli anni ’50, considerati primitivi e picassiani, emerge uno studio sulla tradizione rivisitata successivamente nelle produzioni più legate al design, all’applicazione in spazi urbani e architettonici.

Autentica è la sua passione per l’arte etrusca, a cui dedica interi cicli della sua produzione, valendogli importanti riconoscimenti con opere collocate in spazi pubblici in omaggio a questa significativa civiltà.

Con il contributo di MiC – Direzione generale Educazione, Ricerca ed Istituti Culturali, Regione Emilia-Romagna, Comune di Faenza, Unione della Romagna Faentina, Hera.

 

Dal 28 maggio al 9 ottobre 2022

Faenza, MIC Faenza, viale Baccarini 19. Info & Orari: www.micfaenza.org

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